domenica, Giugno 7

ISS e OMS: i migliori amici del coronavirus covid-19 Regionalizzazione e assenza di sorveglianza epidemiologica, il mix diabolico. L’ex Ministro Antonio Guidi punta il dito contro l’Istituto Superiore di Sanità e l’OMS: la virulenza del Covid-19 è responsabilità di alcuni vertici di quelle organizzazioni

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Ieri, la Commissione europea ha pubblicato le sue annuali Raccomandazioni-Paese’. Ovviamente, come oramai per tutti gli atti UE, anche le ‘Raccomandazioni’ sono sotto il segno del coronavirus Covid-19. Per tanto la parola d’ordine è: politiche espansive (dimenticarsi l’austerity) capaci di sostenere la ripresa. Una ripresa verde per una economia sostenibile. Spendere, e spendere bene.
Una delle raccomandazioni comuni a tutti i Paesi si appunta sulla Sanità: moltiplicare gli impegni per le spese per la sanità pubblica e la resilienza del settore sanitario. «Bisogna almeno imparare le lezioni che le grandi crisi» come quella provocata dalla pandemia di Covid-19 «ti sbattono in faccia. E una di queste lezioni è che la sanità ha bisogno, non solo di spesa naturalmente, anche di qualità, ma non può rimanere indietro», ha sottolineato il Commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni.
Parole chiave, dunque, nell’incoraggiamento alla spesa di qualità: ‘sanità PUBBLICA’ e ‘RESILENZA’
Per quanto riguarda leRaccomandazioni Italia, sul capitolo Sanità, Bruxelles va oltre, non solo raccomanda di «rafforzare la resilienza e la capacità del sistema sanitario», chiede più«coordinamento tra autorità nazionali e regionali». Per l’Italia, allora, si aggiunge una parola chiave: ‘COORDINAMENTO’ tra politiche nazionali e politiche regionali, tra Governo e Amministrazioni locali.

Due giorni fa, martedì, la Fondazione GIMBE aveva lanciato l’allarme in fatto di coronavirus Covid-19 e Fase 2. In un comunicato stampa hamesso sotto accusa la decisione del Governo di demandare alle Regioni, «in totale autonomia»,di «monitorare la situazione epidemiologica nel proprio territorio, valutare le condizioni di adeguatezza del proprio sistema sanitario e introdurre misure in deroga, ampliative o restrittive, rispetto a quelle nazionali».
La decisione, secondo GIMBE, per un verso azzardata, perché mette a rischio («rischio non calcolato») la ripartenza -non ultimo considerando che «il primo ‘Report di Monitoraggio della Fase 2dimostra che le Regioni non hanno fornito a livello centrale tutti i 21 indicatori previsti dal decreto del Ministero della Salute del 30 aprile scorso»- e perché la decisione è incostituzionale, infatti, la «Costituzione affida allo Stato da un lato la legislazione esclusiva in materia di profilassi internazionale (art. 117 lett. q) – come nel caso di una pandemia – dall’altro l’esercizio del potere sostitutivo a garanzia dell’interesse nazionale nel caso di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica (art. 120). Tuttavia, a fronte della più grave emergenza sanitaria della storia repubblicana, il Governo sin dall’inizio ha inspiegabilmente scelto di non esercitare i poteri conferiti dalla carta costituzionale».
La scelta del Governo sarebbe stata
una ‘ritirata«al fine di prevenire conflitti con le Regioni».
Dunque, secondo GIMBE, il Governo si è mosso in direzione esattamente opposta a quella raccomandata da Bruxelles.

Fin dall’inizio della pandemia lo scontro tra Regioni e Governo è stato praticamente all’ordine del giorno. L’apice, poi, si è avuto lo scorso fine settimana, quando Governo e Regioni si sono dovuti coordinare per la definizione del DL del 16 maggio e del DPCM 18 maggio attinenti alla gestione della così detta Fase 2.
Covid-19, insomma, ha reso visibile e palpabile quanto da tempo in ambienti politici e non solo si discute, ovvero che l’autonomia regionale in fatto di Sanità non funziona come dovrebbe, e cheprima o poi sarà necessario metterci mano.

Antonio Guidi, che, in quanto ex Ministro della Famiglia ed ex Sottosegretario alla Salute, la macchina governativa la conosce bene, e ancor più conosce il Ministero della Salute, anche perchè da quasi 50 anni si occupa di politiche sanitarie (e non solo), marte, commentando a caldo aveva condiviso le preoccupazioni di GIMBE.
Il Professor Guidi aveva sottolineato come l
’eccessiva spettacolarizzazione della crisi da parte del Governo abbia fatto si che le Regioni alzassero il tiro nella rivendicazione della propria autonomia e della loro visibilità. Posto ciò, l’autonomia regionale in fatto di sanità è certamente da rivedere.
Ma
al cattivo funzionamento dell’autonomia delle Regioni in fatto di sanità, al coordinamento raccomandato da Bruxelles che non c’è, e, anzi, è continuo scontro, si aggiunge, secondo Guidi,l’inadeguatezza del sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità, che negli ultimi anni sarebbe stato, colpevolmente,ridotto ai minimi termini, scienziati e politici avrebbero destrutturato l’Istituto, e di conseguenza ridotto la capacità di reazione del Paese alla crisi, investendo inevitabilmente anche le Regioni.
I problemi che si sono avuti in alcune regioni, ad esempio Lombardia, nella gestione del Covid-19, sarebbero frutto diretto e indiretto, oltre che della cattiva regionalizzazione della Sanità, anche, e forse ancor di più, della riduzione aguscio vuotodella sorveglianza epidemiologica. Un segnale che forse al Ministero guidato da Roberto Speranza qualcosa di questo si è iniziato a capire sta nella sbandierata intenzione, emersa in queste settimane di lavoro alla Fase 2, di rafforzamento dei servizi territoriali e lotta alle disuguaglianze territoriali in fatto di servizi sanitari.

Con il Professor Antonio Guidi abbiamo condotto in questi giorni una lunga conversazione su svariati temi il cui filo rosso è il Covid-19 e le politiche sanitarie in ottica di economia sostenibile e disabilità nel post – Covid-19. Nel corso dellaconversazione, abbiamo provato a farci spiegare meglio il nesso tra cattiva regionalizzazione della sanità e debolezza della sorveglianza epidemiologica.

Professor Guidi, si stanno sollevando molti dubbi su come l’autonomia delle Regioni in fatto di Sanità stia mostrando, in questa occasione, il suo volto peggiore, le sue criticità e carenze. Quale la sua riflessione?

L’Italia è particolare in termini geografici e tali particolarità si evidenziano anche in specificità in termini di malattie e dunque in sanità. Il coronavirus ha aggravato la situazione, restituendoci una situazione sanitaria in Italia a macchia di leopardo. Le problematiche derivanti dall’autonomia regionale sono esplose in questo frangente, ma vi erano già segnali molto evidenti in precedenza. Esplose perché? La contraddittorietàdelle quotidiane conferenze stampa che il Governo ci ammannito, la spettacolarizzazione della crisi, ilcontraddirsi continuamente, ha allargato le maglie del decisionismo regionale, che alla spettacolarizzazione del Governo ha risposto con altrettanta spettacolarizzazione. Con un governo non così contraddittorio il regionalismo spinto si sarebbe moderato. A seconda da chi l’autorità regionale era rappresentata partiticamente, tale autorità ha espresso o ha esasperato una propria soggettività, alla ricerca più che di soluzioni per i propri cittadini di consenso, facendo anche ilbastian contrario. Il vizio italiano di differenziarsi è stato aggravato dalla pandemia. Tutto questo in un momento di grande confusione in cui i politici si mascherano da scienziati e gli scienziati da politici. Detto questo, e detto che l’autonomia regionale in fatto di sanità sarà da rivedere, però, errori specifici sono stati fatti nel recente passato sulla capacità italiana di tutelare i cittadini da malattie come il coronavirus.

Si sta riferendo alla sorveglianza epidemiologica nazionale?

Parlo da scienziato e da ex Sottosegretario alla Sanità. Mi riferisco al problema con laconsapevolezza di chi conosce bene i meccanismi di stimolo al governo per migliorare il livello di salute degli italiani. L’Istituto Superiore di Sanità ha creato, già negli anni ‘70 e ‘80, un dipartimento specifico di epidemiologia che negli anni è cresciuto fino a diventare un punto di riferimento nazionale ma anche internazionale. Sono stato orgoglioso di partecipare al potenziamento di questo organismo indispensabile per tutelare la salute degli italiani. Diciamocela tutta: da sempre l’Italia, come il resto dei Paesi occidentali, è preda di pandemie. Quindi è prevedibile che, purtroppo, soprattutto per l’assetto geo-sociale della Cina, ogni 5 o 7 anni noi siamo preda di una qualche infezione virale che può diventare epidemia o peggio pandemia. Per questo l’Istituto Superiore di Sanità,con lungimiranza, aveva creato, non solo per questo ma anche per questo, il servizio di epidemiologia. Con all’interno grandi luminari in materia, per esempio Donato Greco, uno dei migliori in Europa, e altri veri luminari di livello internazionale. Il dipartimento aveva, tra il resto, il compito fondamentale di verificare, tutti gli anni, il piano sanitario nazionale di contrasto alle eventuali epidemie e pandemie, attivando il controllo sui servizi territoriali ospedalieri che facevano da sentinella, capaci di allertare immediatamente eventuali segnali negativi. Altro compito del dipartimento, connesso con il precedente, eraverificare i piani sanitari regionali che adattavano il piano nazionale, appunto in fatto di epidemie e pandemie. Purtroppo -e sono stato tra i primi a denunciare questo, e a farlo già ben prima dello scoppio della attuale pandemia- alcuni così detti ‘scienziati’, con la complicità di alcuni vigilanti politici -Ministri e Sottosegretari con delega-, questo servizio è stato smantellato, semidistrutto, neè rimasto un guscio quasi vuoto. Tanto che alcuni epidemiologi di punta, quali Massimo Ciccozzi, uno che prima di tutti ha capito il passaggio del virus dal pipistrello all’uomo, è stato costretto apassare dall’Istituto Superiore di Sanità al Campus Bio-Medico -scelta ottima, per altro- perché non era possibile convivere con chi, Presidente dell’Istituto o biologo dell’istituto stesso -chi vuol capire mi capisca-, volevano la distruzione di questo servizio. Perchè? Ma perchè questo servizio evidentementeera scomodo. Scomodo a, per esempio, quell’organizzazione alla quale si dà tanto potere e credito che si chiama Organizzazione Mondiale della Sanità, che forse preferiva che certi servizi locali nel mondo scocciassero di meno. Tanto è vero che queste persone che hanno distrutto questi servizi hanno avuto incarichi, guarda caso,nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, con l’ambizione magari di diventare Ministri o dirigere osservatori a cavallo tra pubblico e privato. Le stesse persone che contrastano le soluzioni veloci e alternative al vaccino che verrà.

Organizzazione nell’occhio del ciclone l’Organizzazione Mondiale della Sanità ….

Questa organizzazione assolutamente privata che si chiama Organizzazione Mondiale della Sanità, vive di donazioni private, provenienti da fabbriche di farmaci, da soggetti che si chiamano Bill Gates piuttosto che Cina, per tanto chiaramente non può essere obiettiva. E la distruzione del Servizio Epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità ha creato le premesse perché lo tsunami coronavirus, e quindi Covid-19, diventasse imprevisto, imprevedibile. Essendo non stato previsto, abbiano agito con riflessi rallentati, e ciò per causa della volontà negativa di alcune persone che oggi la fanno da padrone sui media, che parlano e straparlano, che dettano regole che dopo una settimana contraddicono, creando confusione, panico, creando questo stato che disorienta il cittadino, mettendolo in difficoltà fisica e psicologica. Questo va detto. Per tornare all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Basti pensare quanto ci ha messo a passare da una dichiarazione di epidemia a una dichiarazione di pandemia. Ci ha messo settimane, probabilmente perché qualche grande Paese orientale del mondo gli diceva di non dirlo. E’ questo quel che ferisce: che non c’è una ineluttabilità dettata dal destino,bensì tanto malaffare, in Italia e nel mondo. Questo va detto. Perché ci sono persone responsabili, certo non della pandemia, ma della virulenza della malattia, che è stata dichiarata imprevedibile, e non lo era, è stata invece imprevista causa la netta responsabilità di alcuni, e ciò per interessi privati e collettivi di alcune lobby. 

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