giovedì, Ottobre 1

Israeli Apartheid Week, il Bds lancia la sfida a Israele

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Israeli Apartheid Week‘ è una manifestazione che si svolge in tutto il mondo e ha l’obiettivo di svegliare le coscienze e sensibilizzare le persone in merito alla questione degli insediamenti israeliani e del sistema di apartheid che opprime i palestinesi.

Nel corso della Settimana contro l’Apartheid Israeliano, promossa dal movimento Bds (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), si svolgono numerose iniziative organizzate al fine di aumentare la consapevolezza riguardo al tema dell’occupazione israeliana e della condizione di sottomissione dei palestinesi. Il programma, ampio e diversificato, comprende, tra l’altro, incontri con attivisti che racconteranno la propria esperienza, dibattiti sul tema del sionismo, storie di resistenza, proiezioni cinematografiche, conferenze e performance culturali.

Sul sito, sulla pagina Facebook e su Twitter è possibile reperire informazioni sui singoli eventi, proposti in diverse città italiane (Roma, Torino, Pisa, Cagliari, Bologna e Trieste). Numerose anche le università coinvolte tra le quali, ad esempio, Lancaster University, University of Essex, University College London Union, University of Sussex, Goldsmiths University of London e University of Manchester. Le iniziative della Settimana contro l’Apartheid si svolgono dal 28 febbraio al 6 marzo in Inghilterra, dal 6 al 12 marzo in Europa, Nord America e Africa, dall’11 al 18 marzo in Palestina e nei campi profughi palestinesi, dal 19 al 25 marzo nei Paesi arabi e dal 3 al 10 aprile in America Latina.

In cosa consiste l’attività del Bds (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni)? Contrariamente a ciò che si potrebbe desumere dalla lettura e dall’ascolto di buona parte dei media ‘mainstream’, tradizionalmente allineati alle posizioni del potere dominante, nel corso del 2016 la campagna Bds, lanciata nel 2005 da numerose organizzazioni della società civile palestinese, ha ricevuto una serie di riconoscimenti internazionali. La guerra condotta dal governo di Tel Aviv contro questo movimento popolare non ha sortito gli effetti desiderati, ovvero l’annientamento della campagna Bds che, al contrario, come si può leggere sul sito italiano, «si sta dimostrando capace di ottenere un sostegno di massa e di convincere aziende, istituzioni culturali, artisti e governi ad aderire o a osservare il boicottaggio di Israele».

Malgrado i tentativi di delegittimazione, il movimento Bds è cresciuto e ha raggiunto importanti obiettivi tra i quali l’abbandono dei progetti che riguardano Israele da parte delle multinazionali Orange e Crh (due colossi che operano rispettivamente nei campi della telefonia e della produzione di cemento e materiali edili). Sempre quest’anno decine di consigli comunali, soprattutto spagnoli, si sono dichiarati ‘zone libere dall’apartheid israeliano’. Alcune importanti chiese degli Stati Uniti, inoltre, hanno deciso di disinvestire dalle banche israeliane o da aziende internazionali che sostengono l’occupazione dei territori palestinesi.

Un altro fronte sul quale sono stati raggiunti importanti risultati è quello del riconoscimento della legittimità delle azioni del movimento Bds sul piano delle norme internazionali. In particolare, il diritto di boicottare Israele è stato riconosciuto da parte «dell’Unione Europea, dei governi di Svezia, Olanda e Irlanda, di Amnesty International, dell’American Civil Liberties Union, della Federazione Internazionale dei Diritti Umani e di centinaia di partiti politici, sindacati e movimenti sociali di tutto il mondo».

La pressione dell’opinione pubblica internazionale può essere decisiva nel combattere l’apartheid contro i palestinesi, come avvenuto in passato in Sudafrica. Il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha dato vita a un database delle aziende israeliane e internazionali che traggono profitti dal regime di occupazione imposto da Tel Aviv. Ciò ha determinato la reazione di diverse imprese, infastidite dal loro coinvolgimento nelle gravi violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Lo scorso ottobre Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, ha condannato gli attacchi ai difensori dei diritti umani e ha riaffermato il diritto dei cittadini europei alla libertà di espressione e di associazione, anche attraverso il movimento Bds.

Alla domanda della deputata Martina Anderson, finalizzata a sapere se la Commissione Europea si impegnerà a difendere i diritti degli attivisti Bds, la Mogherini ha risposto: «L’Unione Europea è ferma nella tutela della libertà di espressione e della libertà di associazione, in linea con la carta dei diritti fondamentali dell’UE, che si applica nell’ambito degli Stati membri, anche per quanto riguarda le azioni Bds condotte su questo territorio». Poi, per equilibrare l’effetto di tale dichiarazione, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri ha aggiunto: «L’Unione Europea rifiuta i tentativi della campagna Bds di isolare Israele e si oppone a qualsiasi boicottaggio». Più in generale, la Mogherini ha ribadito un principio: «La libertà di espressione, come sottolineato dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, è applicabile anche alle informazioni e alle idee che offendono, scioccano o disturbano lo Stato o una parte della popolazione».

Anche il mondo accademico e studentesco ha risposto all’appello del Bds. Lo scorso dicembre la più grande associazione studentesca dell’Inghilterra ha aderito al movimento. Il senato dell’organismo studentesco dell’Università di Manchester ha ufficialmente dichiarato il proprio sostegno alla campagna Bds e ha proposto una mozione, passata con il 60 per cento dei voti a favore, che chiedeva all’Università di vendere le proprie quote (15 milioni di dollari) in compagnie riconducibili ai crimini che Israele commette contro i palestinesi, compreso l’investimento in Caterpillar, l’azienda che produce i bulldozer utilizzati nelle demolizioni delle abitazioni palestinesi. Secondo gli studenti «queste pratiche violano la politica universitaria in materia di eticità degli investimenti, il cui statuto intende eliminare le partecipazioni in società collegate alle violazioni dei diritti umani».

Una risoluzione analoga era stata approvata, lo scorso aprile, dal Consiglio studentesco dell’Università di Chicago che ha chiesto all’ateneo il disinvestimento dei fondi universitari dall’apartheid e da tutte le forme di finanziamento e investimento in società che traggono profitto dalle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale in Palestina tra cui la multinazionale HP (Hewlett-Packard). Nei mesi scorsi altre associazioni universitarie hanno approvato mozioni simili.  Infine, duecento giuristi europei, provenienti da quindici paesi diversi, si sono espressi a sostegno del Bds affermando che tale movimento, impegnato a favore dei diritti dei palestinesi, rappresenta «un legittimo esercizio della libertà di espressione».

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