domenica, Aprile 5

Israele: un voto, una saga «Alle 22:00 del 2 marzo, il gioco ricomincerà», non ci sarà una maggioranza

0

Israele si prepara al terzo voto nell’arco di un anno. Lunedì 2 marzo. Come sostengono alcuni opinionisti, oramai più che un voto è una trilogia cinematografica, una saga. Il pubblico è stanco, il regista pure, e gli sceneggiatori combattono per provare a scrivere un copione che oramai è sempre lo stesso. Anche il finale minaccia essere lo stesso, secondo i sondaggi, infatti, né Benjamin Netanyahu, né Benny Gantz arriveranno al famigerato 61, i 61 seggi necessari per poter formare una coalizione di maggioranza, insomma, finalmente, un Governo. Una minaccia da brivido e beffa insieme: che gli sceneggiatori siano costretti al quarto episodio della serie, per inizio settembre, e se lo dice il prestigioso ‘Haaretz…., Difficile infatti che le urne riescano a riservare una sorpresa, una maggioranza pronta a governare.

Il quadro che si presenterà il prossimo 2 marzo agli elettori israeliani sarà simile anche se non proprio identico a quello della tornata elettorale di settembre scorso, guidato dalla necessità delle diverse forze politiche di superare la soglia di sbarramento per entrare alla Knesset fissata al 3,25%. A sinistra, Labor e Meretz si presentano insieme, onde evitare il rischio di scomparire dal Parlamento, e funzionali al centrista Blu e Bianco; a destra, ad affiancare ilLikud, vi è una aggregazione delle piccole formazioni di destra nazionalista religiosa (pure queste a rischio estinzione se non si fossero aggregate); i partiti arabi si presentano, come già avevano fatto lo scorso settembre, in una lista unica, la Joint List; gioca da solo Israel Beytenu, il partito dell’ago della bilancia per eccellenza, Avigdor Lieberman.

In queste ore i sondaggi riempiono le cronache, poche le differenze.

Secondo ‘Kan’ il partito conservatore totalizzerebbe 35 seggi contro i 34 dello sfidante centrista, raggiungendo insieme agli alleati del blocco di destra 58 seggi contro i 56 del blocco di centro-sinistra-arabo. Per il quotidiano ‘Israel Hayom’ entrambe le formazioni si fermerebbero a 33. Secondo ‘Maariv’ i seggi sarebbero 34 ciascuno. In entrambi gli ultimi due sondaggi, le proiezioni danno il blocco di Netanyahu a 57 seggi contro i 56 di quello di Gantz.
Joint List prenderebbe tra 13 e 14 seggi. Labor-Gesher-Meretz arriverebbero a 8 forse 9 seggi. Ilpartito della destra religiosa Yamina tra i 7 e i 9, i partiti ultra-ortodossi Shas e United Toraj Judaism entrambi a 8.

La ponderazione dei sondaggi che stanno circolando è stata fatta da alcuni centri studi quali ad esempio l’italiano ISPI. Il centro-sinistra, guidato da Blu e Bianco, otterrebbe dai 42 ai 45 seggi, la destra, guidato dal Likud, potrebbe ottenere tra i 55 e i 56 seggi; Israel Beytenu dovrebbe arrivare a 8 seggi; i partiti arabi dovrebbero mantenere gli attuali 13, forse potrebbero arrivare a 15.
In questo scenario l’unica possibilità che si prospetta è un governo di coalizione, dove decisivi si riveleranno al centro-sinistra i partiti arabi,che potrebbero portare a 57 seggi una formazione partiti di sinistra e Blu e Bianco insieme (che non avrebbe comunque la maggioranza), a destra Lieberman, che ha dichiarato una disponibilità non per un governo di destra, bensì per un governo di unità nazionale con Blu e Bianco e Likud e senza ipartiti religiosi.

Se questi dovessero essere i risultati di questa terza tornata, sarà una quasi fotocopia delle altre due, il problema che si riporrà sarà nuovamente la necessità di un Governo capace di tenere insieme le due forze principali, il partito Blu e Bianco di Gantz e il Likud di Netanyahu. Ma i due non sono riusciti a trovare un accordo di condivisione del potere nei mesi scorsi, appare difficile che ci riescano nel futuro. Come dice ‘Haaretz’, «Alle 22:00 del 2 marzo, il gioco ricomincerà».

Uno degli ostacoli principali che Blu e Bianco di Gantz aveva avanzato era il fatto che sulla testa di Benjamin Netanyahu pendesse una incriminazione per corruzione -sempre respinte dall’interessato, che bollava il tutto come un ‘tentativo di colpo di stato’. Gantz pretendeva da Netanyahu l’impegno arinunciare all’immunità parlamentare come condizione preliminare per impostare i colloqui per la formazione di un governo Blu e Bianco-LikudLa possibilità che una tale alleanza prendesse forma si è poi definitivamente arenata su chi dei due leader dovesse divenire il Primo Ministro di Israele, tra un Gantz che puntava alla guida, con i suoi uomini che si rifiutavano di sedere in un Governo guidato da un inquisito, e un Netanyahu per nulla intenzionato a mollare il potereAltresì, Netanyahu insisteva affinché i partiti della destra religiosa ultraortodossi, da sempre vicini al Likud, fossero inclusi nella coalizione. Condizione inaccettabile per unGantz che scommetteva, e aveva promesso al suo elettorato, un governo laico e moderato

Il 17 marzo, il tribunale distrettuale di Gerusalemme inizierà il processo penale a carico di Netanyahu. Sembra impossibile che Gantz possa accettare ora quanto non ha accettato prima.

Considerate queste e altre problematiche del tutto interne, e per certi versi di ben poco interesse per un elettorato stanco di andare a votare a vuoto, ci sono le questioni di politica estera e la questione palestinese.

Secondo alcuni analisti, il così detto ‘Piano del Secolo’ di Donald Trump, sbandierato come un grande successo politico da Netanyahu, e accolto con freddezza da Gantz, potrebbe incidere poco o nulla sull’elettorato, esclusa forse, ma per una fetta abbastanza piccola di votanti di destra.

In questi mesi Netanyahu e i suoi uomini hanno alzato il tiro su alcuni fronti sensibili in termini di percezione della sicurezza nazionale, quali Iran, Siria, rafforzamento delle relazioni con i Paesi arabi ‘amici’, e ha tentato quelle che sono statedefinite ‘acrobazie’ come quella della riapertura delle relazioni con il Sudan.

Nelle ultime ore, in un un’intervista al ‘Jerusalem Post’, il Ministro della Difesa Naftali Bennett ha detto: «Ho fissato un obiettivo che entro 12 mesi l’Iran lascerà la Siria». «L’Iran non ha nulla da cercare in Siria. Non sono vicini, non hanno motivo di stabilirsi vicino a Israele, e rimuoveremo l’Iran dalla Siria nel prossimo futuro», ha aggiunto.
Da capire fino a che punto sia campagna elettorale dai toni alti piuttosto che un piano militare. Non mancano i segnali in direzione di questa seconda ipotesi, per quanto un autorevole tink tank di Israele, quale Institute for National Security Studies, sostenga che una vera escalation sia poco probabile, che insomma la sicurezza del Paese non sia a rischio. E questo non gioca a favore di Netanyahu

Per quanto riguarda il Sudan -storicamente nemico di Israele e grande ‘amico’ dei palestinesi,Netanyahu ha incontrato il Presidente del Sovrano Consiglio del Sudan, il tenente generale Abdel Fattah al-Burhan, in un incontro ‘segreto’in Uganda per stabilire relazioni diplomatiche formali. Incontro di fatto per nulla segreto, anzi, parte della campagna elettorale di un Netanyahudeciso a rivendicarsi davanti agli israeliani come colui che ha fatto e continua fare la storia del Paese. Incontro non certo nato dal nulla, visto che le relazioni, queste si segrete, tra i servizi dei due Paesi sono consolidate da tempo.

Netanyahu ha giocato tutte le carte possibili per provare vincere, secondo gran parte degli analisti non accadrà, e questa che si sta consumando è soltanto la lenta uscita di scena di un leader che ha fatto il suo tempo. Resta da capire quale sarà il tempo che attende Israele.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore