giovedì, Novembre 14

Israele pronto a considerare i cittadini arabi partner? I partiti arabi pronti a sostenere un Governo a guida Gantz, senza farne parte; oggi si comincerà a capire che Israele è maturo per l’operazione

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Sabato, dopo gli ennesimi omicidi, Ayman Odeh,  leader del partito della Joint List, aveva scritto su Twitter chel’epidemia criminale nella società arabadeve essere fermata.
Domenica, a nome della sua Lista Unita, che riunisce i partiti arabi in Israele, ha annunciato, nel colloquio con il Presidente israeliano, Reuven Rivlinche sosterrà il centrista Benny Gantz -il cui partito è arrivato primo alle elezioni parlamentari di martedì scorso-, per la carica di Primo Ministro, «senza unirsi al suo previsto governo di coalizione di unità nazionale». Un sostegno esterno politicamente molto importante.
Poco prima, in un intervento sul  ‘New York Times’, Odeh aveva ampiamente argomentato i motivi di questa sua decisione. Motivi che molto hanno a che vedere con il suo cinguettio di sabato. La prima volta che accade dal 1992, quando cinque deputati arabi avevano permesso a Yitzhak Rabin di ottenere la maggioranza prima degli accordi di Oslo. La Lista Unita comprende i quattro partiti arabi, ovvero, Balad, Hadash, Ta’al e United Arab List, dopo che alle precedenti elezioni i quattro si erano presentati divisi, all’ultima tornata elettorale di martedì scorso erano arrivati in coalizione, acquisendo 13 parlamentari.
Oggi, la Lista Unita ha chiarito in una missiva a Rivlin che si tratta di un endorsementparziale’, poiché il partito Balad, che fa parte della coalizione, non sostiene la nomina di Gantz a Primo Ministro.
Se tutti i 13 parlamentari della lista di Odeh avessero sostenuto Gantz,  il leader del partito Blu e Bianco avrebbe avuto 57 seggi, con l’uscita di Balad, che ha 3 parlamentari,  il blocco scende a 54 seggi, uno in meno rispetto al blocco del leader del Likud, Benjamin Netanyahu.

In tarda mattinata, Rivlin ha concluso le consultazioni e  ha convocato per questo pomeriggio il capo del Likud, Netanyahu e il leader del partito Blu e Bianco, GantzRivlin punta ad un governo stabile, molto probabilmente di unità nazionale, al quale a questo punto è molto difficile possano dare il loro sostegno i partiti arabi, considerato che l’obiettivo dichiarato della Lista Unita è proprio quello di mandare a casa  Netanyahu.

Secondo un sondaggio di ‘Haaretz’ In Israele, gli arabi sono più aperti alla cooperazione politica con gli ebrei rispetto agli ebrei, infatti il 76% degli arabi israeliani sarebbero favorevoli all’ingresso dei partiti arabi in un governo a guida Gantz. Il problema è se Gantz possa essere disponibile ad un Governo con i partiti arabi, o, meglio, come scrive il quotidiano «Resta solo da vedere se Gantz e lo Stato di Israele sono pronti a considerare i cittadini arabi e i loro rappresentanti come partner legittimi che possono aiutare a definire l’agenda nazionale». La prima risposta, tra qualche ora, al termine del colloquio di  Rivlin con Gantz.e Netanyahu.

Il problema sta tutto in quanto scritto da Odeh sul quotidiano americano: «Netanyahu ha dichiarato che i cittadini arabi palestinesi di Israele, che costituiscono un quinto della popolazione, dovevano essere ufficialmente cittadini di seconda classe. ‘Israele non è uno Stato di tutti i suoi cittadini’, ha scritto Netanyahu su Instagram dopo aver approvato la legge dello Stato nazionale. ‘Secondo la legge fondamentale sulla nazionalità che abbiamo approvato, Israele è lo stato-nazione del popolo ebraico – e solo esso’».
Vero che come dice il leader della Lista Unita  «I cittadini arabi palestinesi di Israele hanno scelto di respingere il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, la sua politica di paura e odio e la disuguaglianza e la divisione che ha avanzato negli ultimi dieci anni», ma altrettanto vero che non altrettanto hanno fatto gli israeliani, il Likud resta il secondo partito del Paese. «Se i partiti di centrosinistra di Israele credono che i cittadini arabi palestinesi abbiano un posto in questo Paese, devono accettare che abbiamo un posto nella sua politica», prosegue  Odeh.

La «nostra influenza è solo cresciuta. Saremo la pietra angolare della democrazia. I cittadini arabi palestinesi non possono cambiare il corso di Israele da soli, ma il cambiamento è impossibile senza di noi», scrive Odeh, per poi precisare la decisione della sua lista. «Io e i miei colleghi abbiamo preso questa decisione non come una approvazione del signor Gantz e delle sue proposte politiche per il Paese. Siamo consapevoli che Gantz ha rifiutato di impegnarsi per le nostre legittime richieste politiche per un futuro condiviso, e per questo motivo non ci uniremo al suo governo».  «Abbiamo deciso di dimostrare che i cittadini arabi palestinesi non possono più essere respinti o ignorati. La nostra decisione di raccomandare Gantz come prossimo primo ministro senza unirsi al suo previsto governo di coalizione di unità nazionale è un chiaro messaggio che l’unico futuro per questo Paese è un futuro condiviso, e non c’è futuro condiviso senza la piena ed equa partecipazione degli arabi Cittadini palestinesi».

Odeh non trascura di precisare come le richieste dei partiti arabi siano più o meno quelle di sempre, nel quadro di un «futuro condiviso e più equo»: risorse per affrontare il crimine violento che affligge le città arabe, le leggi sull’abitazione e la pianificazione che offrono alle persone nei comuni arabi gli stessi diritti dei loro vicini ebrei e un maggiore accesso per le persone nei comuni arabi agli ospedali; ripresa  dei negoziati diretti tra israeliani e palestinesi per raggiungere un trattato di pace che ponga fine all’occupazione e stabilisca uno Stato palestinese indipendente sulla base dei confini del 1967; abrogazione della legge dello Stato-Nazione. Un’«agenda per l’uguaglianza» la definisce Odeh, ben consapevole che non potrebbe essere parte del programma di Gantz, se non forse in minima parte, ma altrettanto consapevole della necessità di dare un segnale, di fare un primo passo, perché  «l’unico futuro per questo Paese è un futuro condiviso».

Il tutto a poche ore dalla presentazione piano di pace per lo Stretto di Hormuz messo a punto da Teheran che sarà esposto dal Presidente iraniano, Hassan Rohani, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Piano al quale, ha detto Rohani, l’Iran vuole che «tutti i Paesi della regione partecipino».

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