mercoledì, Luglio 24

Israele, potenza nucleare per il Pentagono Sono state svelate solo le informazioni sul programma degli armamenti nucleari di Israele

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Mentre all’inizio di aprile il presidente Hassan Rouhani discuteva a Losanna il programma nucleare della Repubblica Islamica, Washington si è vista costretta a giustificare il programma civile di Teheran dopo che un paranoico Benjamin Netanyahu aveva deciso di tacciare l’Iran di minaccia nucleare in divenire. Così facendo, Washington ha confermato ciò che già sapevamo: Israele è una potenza nucleare.

Curiosamente, nonostante fosse previsto, i mezzi di comunicazione occidentali hanno tenuto la bocca cucita, cercando di spostare i riflettori da Israele per evitare di rispondere a domande alquanto imbarazzanti. Dopo le lamentele e le invettive che Netanyahu ha rivolto al mondo, con cartelli in mano e minacce sulla punta della lingua, ammettere davanti a tutti che Israele sia in realtà il potere regionale che rappresenta una vera minaccia per la sicurezza mondiale sarebbe un rospo troppo grande da mandar giù.

Ma ormai si sono scoperti gli altarini. Nonostante ciò, con la tumultuosa situazione della penisola arabica e l’Arabia Saudita che bombarda lo Yemen cercando di annichilirlo, l’opinione pubblica è stata fin troppo impegnata a odiare i musulmani sciiti per farci caso. In questo mondo binario definito dai neo-conservatori israeliani, ci è stato fatto credere che l’Iran e, per estensione, tutti i musulmani sciiti siano malvagi. Verrebbe da chiedersi perché, ma nessuno è capace di dare una risposta chiara, e “perché lo dice Israele” è sembrata una ragione sufficiente negli ultimi decenni.

Ma torniamo al programma nucleare di Israele.

All’inizio di febbraio, il Pentagono ha reso accessibili rapporti prima classificati sul programma per le armi nucleari di Israele portato avanti fino al 1987. In base a questi documenti, gli scienziati israeliani sarebbero stati capaci di produrre già allora una bomba all’idrogeno. Nonostante questi fatti fossero ampiamente ignorati dai mezzi di comunicazione occidentali, alcuni analisti avevano notato che la declassificazione di questi rapporti segreti sarebbe coincisa in modo sospetto con i rapporti ultimamente non idilliaci tra gli Stati Uniti e Israele.

Come può capitare, la lunga storia d’amore tra Washington e Tel Aviv è sfiorita, e si potrebbe dire che l’ultima prodezza di Netanyahu al Congresso sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Era ovvio che le rivelazioni del Pentagono non si sarebbero fatte attendere dopo la campagna di critiche che Tel Aviv ha rivolto all’amministrazione Obama sia nei mezzi di comunicazione statunitensi sia in quelli del resto del mondo.

Va inoltre notato che sono state svelate solo le informazioni sul programma degli armamenti nucleari di Israele, mentre quelle sulle attività degli alleati NATO (come l’Italia, la Francia e la Germania Ovest) sono tuttora classificate.

Il rapporto di 386 pagine intitolato Valutazione della tecnologia critica in Israele e nei Paesi della NATO era stato preparato nel 1987 dall’Istituto per le analisi sulla difesa, l’IDA, ed esaminava le capacità di cui Israele era già in possesso per produrre armi nucleari. In particolare, lo studio sottolinea il fatto che i laboratori segreti del Paese, impegnati nello sviluppo di una bomba atomica, fossero allo stesso livello degli arsenali di ricerca nucleare di spicco degli Stati Uniti: Los Alamos, Lawrence Livermore e Oak Ridge National Laboratory.

In base a questo rapporto, alla metà degli anni 80, gli esperti israeliani si trovavano allo stesso livello di ricerca e sviluppo per varie armi nucleari, in particolare la bomba all’idrogeno, rispetto a quello raggiunto dagli scienziati statunitensi tra il 1955 e il 1960. Gli esperti dell’IDA erano stati anche coraggiosi al punto da riconoscere che, in alcuni ambiti, gli israeliani avessero addirittura superato i colleghi statunitensi dell’epoca, in particolare quelli che lavoravano nel laboratorio israeliano segreto Raphael, che erano stati capaci di proporre modi non convenzionali di raggiungere la fissione nucleare, cosa che avrebbe permesso loro di creare la propria versione della bomba all’idrogeno.

Con tutto ciò in mente, dovremmo rivedere l’articolo del The Sunday Times intitolato Revealed: I segreti dell’arsenale nucleare di Israele pubblicato il 5 ottobre del 1986. Il reportage si basava sulle rivelazioni di uno scienziato nucleare Israeliano, Mordechai Vanunu, che avrebbe svelato i segreti del programma nucleare di Israele.

L’israeliano trentunenne, esperto di armi nucleari, nel 1986 aveva già lavorato per dieci anni in un centro atomico segreto chiamato Machon 2 e costruito sotto il deserto del Negev, una struttura che già dalla metà degli anni ’60 aveva prodotto armi nucleari. I fatti e le immagini presentati da Mordechai avevano colto di sorpresa gli esperti internazionali, che dovettero ammettere che, alla metà degli anni ’80 Israele fosse la sesta potenza nucleare dopo Stati Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna, Francia e Cina, benché facesse del proprio meglio per nascondere l’informazione. Già allora, il potenziale nucleare di Israele era molto più alto di quello dell’India, del Pakistan e del Sudafrica, sospettati anch’essi di star sviluppando armi nucleari.

In base alle dichiarazioni di questo scienziato, alla metà degli anni ’80, lo Stato ebraico aveva capacità segrete per produrre plutonio per oltre vent’anni, fatto che, col passare degli anni, avrebbe portato ai 40 chili l’anno, quantità sufficiente per produrre dieci bombe nucleari. Durate gli anni ’80, Israele entrò anche in possesso di attrezzature necessarie per la produzione di strumenti termonucleari; in particolare, un reattore di produzione francese con la capacità di 26 megawatt era stato modificato dagli scienziati israeliani per raggiungere la capacità di 150 megawatt, cosa che permise a Israele di iniziare a produrre plutonio.

Gli specialisti nucleari che commentarono l’articolo confermarono che nel 1986 Israele avrebbe già potuto avere dalle 100 alle 200 bombe nucleari.

Alcuni decenni più tardi, si può solo speculare sulla capacità nucleare del Paese per scopi militari.

Come aveva chiesto Julian Borger in un reportage per The Guardian, «Israele ha rubato segreti nucleari e fabbricato bombe clandestinamente fin dagli anni ’50. I Governi occidentali, tra cui quelli della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, hanno chiuso un occhio, ma come ci si può aspettare che l’Iran soffochi le proprie ambizioni nucleari se Israele continuerà a mentire?». Tanto più se si considera che queste aspirazioni sono limitate alle applicazioni per scopi civili.

Senza dubbio, Israele ha mentito e nascosto segreti mentre continuava la farsa secondo cui qualsiasi potere che rappresentasse una minaccia per la sua egemonia era anche un rischio per il mondo; tutto ciò assicurandosi che le istituzioni mondiali agissero come guardia del corpo e cuscinetto legale.

Ora, però, Israele sta rapidamente perdendo amici e avendo sempre più difficoltà a nascondere le proprie bugie ora che le potenze straniere si sono stancate dell’amicizia sempre più costosa con Tel Aviv.

Tutti quei discorsi di non proliferazione nucleare sono vuoti e privi di sincerità, esattamente come le richieste di pace di Israele ai palestinesi. Ciò che il Paese vuole è semplicemente un monopolio nucleare in Medio Oriente, e si potrebbe aggiungere che lo voglia a qualunque costo.

Tutti ricordiamo come, il 7 giugno 1981, Israele violò lo spazio aereo e la sovranità iracheni attaccando il reattore nucleare di Osirak;  va da sé che Tel Aviv potrebbe tentare la stessa strada con l’Iran.

Forse questo sarebbe un buon momento per svelare le menzogne di Israele e costringere i suoi dirigenti a rispettare le leggi internazionali, sempre che quest’idea abbia ancora un significato.

 

Traduzione di Emma Becciu

 

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