sabato, Settembre 19

Intifada: Israele – Palestina, storia di una guerra perenne Domani 8 dicembre al via la terza Intifada; ecco la storia delle tante rivolte palestinesi

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Per ironia della storia, l’insediamento ufficiale di quello stesso popolo che aveva già dolorosamente vissuto la Shoah produsse la diaspora degli arabi palestinesi, che si rivolsero verso Egitto, Siria, Libano, Transgiordania e Iraq. Lo Stato di Israele è ancora oggi riconosciuto formalmente solo da una parte dei Paesi arabi, mentre lo Stato di Palestina ha avuto accesso all’ONU solo nel 2012, e da osservatore.
Riportiamo la cronaca della posizione italiana dal ‘Sole24Ore‘.

IL 1948: UN ANNO DA NON DIMENTICARE
Mentre nascono ufficialmente lo Stato di Israele e lo speculare Stato di Palestina, il mondo vive grandi avvenimenti storici, poco tempo dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Il 1° gennaio, in Italia, entra in vigore la Costituzione (entriamo anche nel Piano Marshall). La Birmania e l’India diventano del tutto indipendenti dalla Gran Bretagna. Nascono anche l’OCSE e il blocco di Berlino, e altri due fatti -molto dolorosi- feriscono il secolo a metà del suo cammino: Mohandas Karamchand ‘Mahatma’ Gandhi è assassinato a Nuova Delhi, e il primo ministro Daniel François Malan avvia la vergognosa politica dell’Apartheid in Sudafrica. Inizia lo strazio quarantennale del blocco di Berlino.Il 1948 si chiuderà con l’emanazione, in seno alle Nazioni Unite, della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio e con la firma della Dichiarazione Universale dei diritti umani.

Così, tra 1948 e 1949, ebbe inizio il primo conflitto arabo-israeliano, quando la Lega Araba si ribellò alla risoluzione ONU, considerandola un’indebita ingerenza nel proprio territorio. Gli israeliani si dimostrarono sorprendentemente abili nel combattimento, vinsero il confronto e così nacquero i primi campi profughi palestinesi, un problema mai risolto.

La seconda guerra arabo-israeliana, nota come Crisi di Suez, ebbe luogo nel 1956, per il controllo sul canale. Erano contrapposti gli interessi di Francia e Regno Unito da un lato (intervento dell’egiziano Gamāl ʿAbd al-Nāṣer li aveva privati del controllo su Suez) e  -in un ruolo militarmente attivo e poi vittorioso- l’Esercito israeliano guidato dal generale Moshe Dayan. La vittoria israeliana sarebbe stata di poco seguita da un terzo conflitto, la successiva e fulminea azione nota come ‘Guerra dei sei giorni’, una vittoria schiacciante di Israele contro Siria ed Egitto, che furono battuti in meno di una settimana. Il contrattacco di Egitto e Siria (la guerra del Kippur, del 1973) fu una vittoria solo momentanea per gli arabi, che attaccarono Israele a sorpresa durante la festa del Yom Kippur, ma furono in seguito sconfitti dal contrattacco israeliano.

Ma era già dal 1967, dopo la ‘Guerra dei sei giorni’, che i coloni israeliani continuavano a insediarsi nei territori limitrofi, in modo, però, diverso rispetto al principio del secolo, attraverso l’avanzata dell’Esercito in un’area tra Sinai e Cisgiordania, o Samaria e Giudea (così la chiamano i coloni, seguendo l’antica denominazione biblica). L’intervento dei caschi blu, ha arginato solo in parte i numerosi tentativi di Israele per impossessarsi dei territori circostanti, e nel 1978 ci fu un’ulteriore escalation. Israele attaccò il Libano allo scopo, dichiarato, di creare una zona-cuscinetto. Con il pesante convolgimento dell’ONU e il protrarsi della situazione almeno fino al 2002. In occasione del conflitto si sono verificate ripetute violazioni dei diritti umani, come il massacro dei profughi palestinesi a Beirut, nel quartiere di Sabra e del campo profughi di Shatila (il link rinvia alla testimonianza del giornalista Robert Fisk, testimone del massacro) e altri terribili eccidi.

L’ONU emise diverse risoluzioni, a più riprese. Nel frattempo l’avanzata dei coloni non si è mai interrotta.

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