mercoledì, Agosto 12

Israele-Palestina: il motivo è il gas? Israele affronta una crisi energetica di proporzioni bibliche e che le risorse (non sfruttate) di Gaza valgono milioni di dollari

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Gaza – Israele ha schierato in prima linea la sua potente macchina mediatica, che ripete al mondo il diritto israeliano a difendersi dall’aggressione straniera, perché nessun Paese dovrebbe mai tollerare il terrorismo. Ma la verità è un’altra. Secondo le regole del diritto internazionale, questa narrazione non ha una base legale in quanto Israele -di fatto- ha occupato Gaza, annullando la nozione che Gaza sia un’entità straniera per Israele. Poco, finora, è stato detto su tutte le motivazioni di Israele che esulano dall’argomentazione difensiva.
Per risolvere rapidamente l’argomento israeliano (dichiararsi legalmente e moralmente in diritto di difendersi da qualsiasi aggressione proveniente da Gaza), è importante capire che la striscia di Gaza non ricade sotto il diritto internazionale che tutela uno Stato sovrano, ma è una terra occupata; pertanto Israele non può dichiarare guerra al suo popolo, anzi dovrebbe garantirgli ampia protezione.

Come ha spiegato Noura Erakat in un report pubblicato su ‘Intifada Palestine, «L’occupazione militare è uno status riconosciuto dal diritto internazionale e almeno dal 1967 la comunità internazionale designa la Cisgiordania e la Striscia di Gaza come militarmente occupate. Finché l’occupazione continuerà, Israele avrà il diritto di proteggere se stessa e i suoi cittadini dagli attacchi dei palestinesi che risiedono nei territori occupati. Tuttavia, Israele ha anche il dovere di mantenere la legge e l’ordine, cioè condizioni di ‘vita normale’, nel territorio che occupa. Tale obbligo include non solo garantire, ma dare priorità alla sicurezza e al benessere della popolazione occupata. Tali responsabilità e altrettanti doveri sono specificati nella Legge di Occupazione».

Per quanto riguarda i palestinesi di Gaza, loro hanno il diritto intrinseco di resistere all’occupazione straniera. Tale diritto è, ancora una volta, tutelato dal diritto internazionale.

Ma, anche se i seguenti argomenti tenteranno di dimostrare tutto quanto detto sopra, i racconti contraddittori, le manipolazioni politiche e le campagne mediatiche, servono a distogliere l’attenzione da una realtà molto più pragmatica e forse veritiera: più che con la sovranità, il terrorismo, la politica o addirittura la religione, la guerra a Gaza ha piuttosto a che fare con l’energia.

Se Israele è così impegnato nell’annullamento di Hamas, è, essenzialmente, perché questa fazione si è categoricamente rifiutata di discutere un accordo di condivisione dell’energia, in base al quale Israele avrebbe avuto accesso alle sorgenti di gas a Gaza.

Israele affronta una crisi energetica di proporzioni bibliche e che le risorse (non sfruttate) di Gaza valgono milioni di dollari e rappresentano una fortuna e una fonte di sicurezza alla quale Tel Aviv non ha intenzione di rinunciare.

Come notato da Tascha Shahriari-Parsa, «l’operazione Margine (o bordo) protettivo è la guerra di uno Stato coloniale che si impegna ad espandere il furto delle risorse naturali della Palestina … intrappolando e bombardando il suo popolo nella più grande prigione a cielo aperto del mondo, mentre si arricchisce a spese degli occupati».

Piuttosto che un gruppo di radicali folli animati dalla ferocia delle crociate, i sionisti sono in realtà un bel gruppo di menti pragmatiche. Quello che cercano a Gaza è semplicemente l’accesso alle ricchezze sotterranee della Palestina. Qualunque cosa accada in superficie è solo una distrazione per il pubblico, uno stratagemma pensato per le masse, in modo che Israele sia libera di commettere un furto aggravato in perfetta impunità, sotto il naso della comunità mondiale che è sempre flessibile. Chi, dopo tutto oserebbe negare la condizione del martirio degli israeliani?

Prendendo a prestito le parole di Tascha Shahriari-Parsa quando scrisse un rapporto per ‘The Ecologist, «Dietro l’operazione, dietro la propaganda di massa israeliana e statunitense, si sta tentando di giustificare il massacro, e a parte la morte dei bambini di Gaza, il conflitto è raramente discusso, ma si tratta di un conflitto imperialista e di una contraddizione che poggia sulle ambizioni di Israele di appropriarsi e di fare profitto sulle risorse di gas naturale di Gaza».

Torniamo al 2000, quando BG (British Gas) ha scoperto nel sottosuolo Gaza ci sono 4 miliardi di dollari (valore stimato) di gas naturale. Inutile dire che questa scoperta è stata una specie di shock per Israele, e subito questa piccola striscia di terra attualmente sottratta ai palestinesi, un purgatorio dove i sionisti immaginano di schiacciare le speranze e i sogni dei palestinesi, è diventata una priorità geo-strategica. Costi quel che costi Israele vuole ottenere l’accesso a tali risorse.
Da quando BG ha completato la sua prima stima, si è determinato che le riserve di gas di Gaza sono molto maggiori di quanto previsto. Secondo Michel Chossudovsky, economista canadese e analista di spicco, Gaza sta seduta su una ricchezza paragonabile a quella del Kuwait.

Gaza vive in estrema povertà, ma dovrebbe essere un importante snodo d’affari, un brillante successo economico. Invece sta scomparendo sotto il blocco israeliano, costretta a mendicare il pane quotidiano per il suo popolo ridotto in schiavitù.
Ricordiamo che il blocco marittimo israeliano coincide con la scoperta di BG. È dal 2000 che Israele ha negato alla Palestina l’accesso alle sue acque territoriali, violando così il diritto internazionale e di fatto mettendo Gaza sotto assedio; tutto per saccheggiare le risorse della Palestina.

Ascoltiamo cosa dice l’ex capo dell’IDF (Israeli Defence Force) Moshe Ya’alon, nel 2007, quando ha svelato i veri motivi del conflitto Israele-Palestina. Rispondendo ai commenti sulle ricchezze dei giacimenti di gas di Gaza, ha osservato, «I proventi della vendita di gas palestinese a Israele probabilmente non garantiranno una ricaduta positiva per l’impoverito popolo palestinese. Piuttosto, sulla base dell’esperienza passata di Israele, i proventi probabilmente serviranno a finanziare ulteriori attacchi terroristici contro Israele … Una transazione per il gas con l’Autorità palestinese, per definizione, dovrebbe coinvolgere Hamas. Hamas beneficerebbe delle royalties o potrebbe sabotare il progetto e lanciare attacchi contro Fatah, contro gli impianti per l’estrazione di gas, contro Israele – o contro tutti e tre gli obiettivi … è chiaro che senza un intervento militare globale che sradichi il controllo di Hamas su Gaza, nessun lavoro di perforazione può avvenire senza il consenso del movimento islamico radicale».
Ya’alon dice che Hamas probabilmente non accetterebbe un accordo con Israele, che dunque deve eliminare Hamas, dichiarando che il movimento è un’organizzazione terroristica -anche se molti sostengono che si tratta di un movimento di resistenza, secondo la legge internazionale. Resistere a una forza di occupazione non è la stessa cosa che fare terrorismo.

Israele ha bisogno di gas? Perché, se no, fare una guerra ora? Israele non può più aspettare. Colpita dall’elevata disoccupazione e dall’aumento dell’inflazione, il Paese ha bisogno di trovare una soluzione valida alla sua crisi energetica e alle montanti difficoltà economiche   -sostenere i costi di una guerra eterna può essere piuttosto costoso.

Secondo dati di previsione elaborate dalla stessa Israele, lo Stato dovrà affrontare una grave crisi energetica nel 2020. All’inizio di questo mese di luglio, ‘The Haaretz ha pubblicato un rapporto in cui si citava l’estratto di una relazione scritta da eminenti scienziati del Ministero dell’Energia e dell’Acqua e del Ministero della Protezione Ambientale, contenente la mappatura esplicita della crisi energetica di Israele. Diceva “Crediamo che Israele dovrebbe aumentare l’ uso del gas naturale [nazionale]entro il 2020 e non dovrebbe esportarlo. Le stime da parte dell’Autorità nazionale del gas -Natural Gas Authority- dicono che le riserve sono scarse. C’è però un gap che va tra i 100 e i 150 miliardi di metri cubi derivante dalle proiezioni della domanda che sono stati presentati al comitato e le altre e più recenti proiezioni. Le riserve di gas dureranno anche meno di 40 anni!

Israele è semplicemente a corto di tempo. Se le recenti proteste di massa relative all’abbassamento delle condizioni di vita e all’ingiustizia sociale sono tutte da seguire, i funzionari percepiscono un grande senso di urgenza.
Le esigenze di Israele aumentano, insieme con la sua determinazione a ignorare il diritto internazionale, comportandosi come se le altre Nazioni debbano passare in secondo piano rispetto alle esigenze di Israele.

Dal momento che tutto ciò che Israele non può negoziare sarà cancellato, a cominciare da Hamas, la guerra di Gaza è uno sviluppo naturale nella realtà geo-strategica di Israele.
L’ultima volta che Israele ha marciato su Gaza, nel 2008, il dispiegamento militare era allineato con le contrattazioni strategiche di BG relative al gas naturale di Gaza. Una coincidenza? Forse no.

La nuova guerra su Gaza è dunque un conflitto coloniale, slegato da questioni di di auto-difesa dal terrorismo o della sovranità nazionale … sembra invece collegata alle ambizioni neo-imperialistiche di Israele.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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