sabato, Dicembre 7

Israele: l’incriminazione è la fine di Netanyahu? "Il sistema giudiziario e politico israeliano è talmente complesso che c’è il rischio di vedere Netanyahu dirigere il traffico o formare compromessi per molto tempo"

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«Un tentativo di colpo di Stato» sono per il Primo Ministro Benjamin Netanyahu le accuse di corruzione presentate contro di lui e per la prima volta contro un Premier israeliano nella storia. «Questa è ciò che chiamano un’indagine personale. Stanno versando il mio sangue e il sangue di mia moglie e dei miei figli», ha dichiarato il leader del Likud, in un messaggio televisivo avvertendo che «non permetterò alle menzogne di vincere. Continuerò a guidare questo paese». «Rispetto la magistratura, ma bisogna essere cechi per ignorare che qualcosa di sbagliato sta accadendo contro di me», ha detto Netanyahu, accusando il procuratore generale Avichai Mendelblit, che ha annunciato ieri l’incriminazione del premier per corruzione, di esser sotto la pressione del procuratore di Stato Shai Nitzan.
L’incriminazione di Netanyahu annunciata ieri da Mendelblit arriva dopo lunghe discussioni negli uffici della procura e dopo un’audizione di quattro giorni con i legali della difesa del Primo Ministro. Il procuratore ha incriminato Netanyahu in relazione a tre diversi casi. Il ‘Caso 4000‘, noto anche come caso Bezeq, risale al 2015 quando Netanyahu deteneva la delega delle Telecomunicazioni e avrebbe preso decisioni normative a beneficio di Shaul Elovitch, allora tra i proprietari dell’azienda di telecomunicazioni Bezeq; nel “Caso 2000” l’accusa sostiene che Netanyahu avrebbe cercato di negoziare un accordo con Arnon Mozes, proprietario del quotidiano israeliano ‘Yedioth Ahronoth’; nel ‘Caso 1000‘ l’accusa riguarda i doni che Netanyahu e sua moglie avrebbero illecitamente ricevuto da Arnon Milchan, un produttore di Hollywood e cittadino israeliano, e dall’imprenditore miliardario australiano James Packer.
Potrebbe essere la fine per Netanyahu che ha già rinunciato a formare un governo? Le elezioni potrebbero essere molto avvicinarsi per la terza volta dopo che due giorni fa, a quasi due mesi dalle elezioni, anche il leader del Partito Bianco e Blu, Benny Gantz, ha rimesso nelle mani del Presidente, ricevuto il rifiuto di Avidgor Liebermann, il mandato per la formazione del governo. Intanto nella regione il clima è sempre più caldo con l’Iran che oggi ha condotto nuove esercitazioni militari. Della difficile situazione in Israele abbiamo chiesto a Eric Salerno, giornalista esperto di Medio Oriente che vive a Gerusalemme e di cui, in questi giorni, è in uscita per Manifestolibri, dopo quarant’anni dalla prima pubblicazione, una nuova edizione ampliata del ‘Genocidio in Libia. Le atrocità nascoste dell’avventura coloniale italiana‘ della quale scrive: «Purtroppo il presente richiama il passato e la Storia sembra si stia ripetendo sotto altre forme. Per questo ricordare è importante e aiuta, oggi più che mai, a comprendere ragioni e dinamiche di quello che accade tutti i giorni sotto i nostri occhi».

 

Cosa cambia per Netanyahu dopo questa incriminazione? Finisce la sua carriera politica?

Il sistema giudiziario e politico israeliano è talmente complesso che c’è il rischio di vedere Netanyahu dirigere il traffico o formare compromessi per molto tempo. Cerco di riassumere in poche parole quello che meriterebbe alcune pagine di spiegazioni contorte. Il premier gode per ora dell’immunità parlamentare. Perché qualcosa possa cambiare si dovrebbe pronunciare una commissione parlamentare che non è stata costituita in quanto dopo due elezioni quest’anno Israele ha ancora un governo per l’ordinaria amministrazione e il parlamento va avanti a rilento.

Le elezioni si fanno più vicine?

In teoria i parlamentari hanno una ventina di giorni per suggerire al presidente Katzav il nome di una persona che, secondo loro, potrebbe riuscire dove Netanyahu, Gantz e Lieberman non sono riusciti. Probabilmente non succederà. O ci sarà un compromesso per cercare di evitare nuove elezioni oppure si andrà al terzo voto che potrebbe confermare l’attuale situazione di stallo. Naturalmente ci sarà un’accelerazione dei giochi politici all’interno e attorno alle varie formazioni politiche ma Netanyahu per ora sembra ancora in grado di manovrare e guadagnare tempo. Saranno settimane difficili in cui anche il contesto regionale potrebbe influire sulla situazione politica interna d’Israele. Tutti gli attori sostengono di non volere una guerra ma i confini nord, e est d’Israele oltre a quella con Gaza sono in tensione e un intervento militare israeliano (che già bombarda in Siria, Iraq e Gaza) potrebbe frenare o accelerare il processo politico interno.

E’ possibile che parte dell’elettorato del Likud si sposti verso Gantz o Liebermann?

Piccoli spostamenti dell’elettorato sono possibili nel contesto attuale ma i leader in auge rappresentano, seppure con toni diversi, le stesse politiche. L’unica cosa che potrebbe accadere sarebbe un’eventuale riduzione del sostegno goduto dai partiti religiosi da sempre in posizione di ricatto nei confronti delle formazioni laiche.

Dopo il terzo voto, sarà più facile formare un governo?

C’è chi sostiene che un terzo voto, per motivi legati alla relativa stabilità dell’elettorato da una parte, e ai giochi di Netanyahu tesi a rinviare nel tempo ogni effetto politico o giudiziario della sua incriminazione, cambierà poco. E su questo punto i molti analisti israeliani sono abbastanza cauti.

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