lunedì, Luglio 22

Israele – Iran: pronti ad uno scontro diretto in Siria? Crescono le tensioni tra Iran ed Israele dopo le dichiarazioni di Benjamin Netanyahu. Per capire cosa potrebbe accadere abbiamo intervistato Matteo Bressan, Emerging Challenges Analyst presso il NATO Defense College Foundation

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Riguardo al Libano, qual è la posizione dell’ONU, che dal 2006 porta avanti una missione di pace (UNIFIL) a sud del Libano, proprio al confine con Israele?

Sicuramente l’ONU ha tutto l’interesse a mantenere questa pace sul confine libanese-israeliano. Va precisato e va detto che l’ONU ha garantito che su quella linea di fronte non si verificassero degli scontri, un risultato che non si può negare. Un risultato a cui anche l’Italia ha contribuito con più di un migliaio di uomini, in passato duemila, fornendo addestramento alle forze armate libanesi e aprendosi al dialogo con tutti, un dialogo sistematico tra il governo libanese, quello israeliano e le forze armate libanesi. L’ONU è riuscito a mantenere la pace sulla linea di un confine che aveva visto anni ed anni di gravissime tensioni e conflitti ad alta intensità come la guerra del 2006.

Qual è la posizione della Russia rispetto a queste crescenti tensioni tra Iran ed Israele?

La Russia si trova in una situazione oggettivamente complessa, perché da un lato è stata un partner fondamentale per Assad, dall’altro è anche un partner diplomatico importante; il processo di Astana per quanto ancora lontano dal mettere la parola fine a questo conflitto, ha dimostrato come la Russia si sappia muovere in quello scacchiere. Il problema della Russia è che Putin già in un paio di occasioni ha annunciato il ritiro del suo contingente, l’ultima volta lo ha fatto a Dicembre. Ma di fatto la Russia non si è ancora ritirata e c’è quindi il sospetto che stia rimanendo impantanata nella crisi siriana e rischi di trovarsi a subire un escalation difficilmente controllabile. È vero che la Russia ha dichiarato che non sarebbe disposta a seguire un eventuale conflitto tra Hezbollah, Iran da una parte ed Israele dall’altra schierandosi con l’asse sciita. Al contrario, la Russia ha detto chiaramente che in caso di un conflitto si schiererebbe con Israele. È altrettanto vero che ha il difficile compito di dover contenere l’Iran e di non precludere il dialogo con Israele, che qualche giorno fa ha detto, tramite il Ministro Della Difesa Lieberman, che continueranno ad operare in Siria per fermare l’Iran. Però il fermare l’Iran mette in una grande difficoltà la Russia di putin. Un conto è limitare i danni ad obiettivi iraniani, un altro contenere un escalation che potrebbe investire tutta la Siria. Certo è che la presenza stessa in Siria dei sistemi antiaerei russi, gli s-400, garantisce una certa protezione alle forze del regime, ma questo non significa automaticamente schierarsi con questo ampio fronte iraniano. La Russia è sì in una posizione scomoda, ma ha anche il vantaggio di essere l’unico attore che in questo momento ha forze sul campo, al contrario degli americani. Mosca è riuscita ad instaurare un dialogo con attori diversi tra loro: ha un canale con la Turchia di Erdogan, un canale di dialogo con i sauditi e con Israele. Lo stesso intervento russo nel 2015 nasce in seguito ad una comunicazione fatta a Washington ed un’altra fatta a Tel-Aviv. Pur avendo fatto una scelta di campo precisa in Siria, ovvero la guerra a gruppi terroristici ed il sostegno ad Assad, ha sempre mediato con attori che hanno agende politiche diverse. Anche Gli Stati Uniti, prima o poi, avranno un ruolo importante, soprattutto ora che sembrano non tollerare più la presenza iraniana in Siria. Washington teme infatti che le aree che una volta erano sotto il controllo dell’Isis, finiscano nell’orbita iraniana. Vogliono evitare che la Siria diventi un secondo Iraq ed una sua ‘libanizzazione’ su modello iraniano. Gli obiettivi statunitensi rimangono quindi quelli di continuare la guerra allo Stato islamico, contenere Al-Qaeda che, nonostante se ne parli poco, ha una presenza di 20.000 uomini in Siria. Proprio in virtù della minore esposizione mediatica rispetto all’Isis, la vera minaccia è proprio il ripotenziamento di Al-Qaeda non solo in Siria, ma in altre aree del globo. Terzo obiettivo è certamente contenere l’influenza dell’Iran in Siria attraverso i 2000 militari statunitensi stanziati nel nord del Paese, e attraverso un dialogo costante con attori locali: Israele ed Arabia Saudita.

Proprio riguardo all’Arabia Saudita, quale potrebbe essere il suo ruolo in un futuro scontro tra Iran ed Israele?

Nell’ultimo vertice a Washington di fine marzo il Principe Bin Salman ha incontrato Donald Trump mandando dei segnali importanti. Ha riconosciuto diritto dello Stato di Israele ad esistere. Ha annunciato il rispetto delle altre confessioni religiose, elemento molto forte che pone Bin Salman in una linea di rottura con l’ideologia del califfato. Ha inoltre inserito l’Isis, l’Iran e la Fratellanza Musulmana in un ‘triangolo del male’ da contrastare. Va detto che queste dichiarazioni hanno ipotizzato l’eventualità di un conflitto ma hanno prima messo sul campo altre iniziative diplomatiche, economiche e di intelligence volte al contenimento dell’Iran nell’area. E’ evidente che queste dinamiche andandosi ad intrecciare con il dossier sul nucleare toccano l’agenda politica dei sauditi: un Iran nel gruppo delle potenze nucleari, anche se per uno sviluppo pacifico e non militare preoccupa molto. Può inoltre generare una sindrome di abbandono come quella generata durante la Presidenza di Obama che ha legittimato il reinserimento dell’Iran nell’ambiente internazionale. Bisogna vedere cosa l’accordo sul nucleare porterà da qui al 12 maggio, gli scenari sono vari; potrebbe produrre alcune piccole modifiche all’accordo o portare ad una significativa escalation a livello regionale.

Nel giro di dieci giorni potrebbe essere quindi deciso il futuro della Siria. La miccia è già stata accesa ed Israele non sembra voler tirarsi indietro da uno scontro con l’Iran, scontro che appare sempre più concreto e pronto ad incendiare per l’ennesima volta una regione già dilaniata da anni di guerre e violenze.

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