giovedì, Ottobre 17

Israele e l’espulsione dei richiedenti asilo, tra scadenze e accuse Amnesty: 'E' un’abdicazione alle responsabilità e un tipico esempio di quelle misure crudeli che stanno alimentando la crisi globale dei rifugiati'

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Israele e la sua politica di espellere richiedenti asilo provenienti dall’Africa verso non specificati Paesi africani è «un’abdicazione alle responsabilità nei confronti dei richiedenti asilo e un tipico esempio di quelle misure crudeli che stanno alimentando la crisi globale dei rifugiati». A dirlo è Amnesty international mentre la Corte suprema israeliana sta valutando la legittimità di quella politica.

Con la nuova ‘Procedura per l’espulsione verso Paesi terzi’, entrata in vigore nel gennaio 2018, chi accetta di lasciare Israele riceve 3500 dollari e un biglietto aereo verso il Paese di origine o un non precisato Paese terzo. Chi rifiuta rischia la detenzione a tempo indeterminato. Il governo israeliano sostiene che la nuova procedura agevoli le partenze volontarie dei cosiddetti infiltrati. «Come può il governo israeliano definire ‘volontario’ questo modo di espellere i richiedenti asilo quando l’alternativa loro offerta è il ritorno in luoghi di persecuzione o il carcere a tempo indeterminato? Questa è una scelta che nessuno dovrebbe dover fare», ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche di Amnesty International sul Medio Oriente e l’Africa del Nord.

Intanto il governo ha ancora poco tempo per presentare i dettagli di questo suo nuovo piano.

video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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