domenica, Marzo 24

Israele-Cina: quelle relazioni commerciali che spaventano Washington Il volume degli scambi commerciali tra Cina e Israele ha superato i 13 miliardi di dollari nel 2017 e ora Pechino punta ai porti israeliani

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Nellultimo anno le relazioni commerciali tra Israele e Cina sono aumentate vertiginosamente. Un dato di fatto che non ha lasciato indifferente la Casa Bianca, preoccupata per il ruolo preminente che sta assumendo Pechino nelle dinamiche interne israeliane.

Durante l’ultimo vertice USA-Israele tenutosi il 7 gennaio, il Consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, ha sollevato le preoccupazioni degli Stati Uniti in merito alluso di apparecchiature di telecomunicazione cinesi in settori sensibili. Come ha spiegato Bolton, lAmministrazione statunitense non vuole alcun ostacolo alla possibilità di condividere informazioni sensibili con gli israeliani, riferendosi in particolare agli investimenti cinesi sulla tecnologia e nel porto di Haifa.

Nel maggio 2015, infatti, la società cinese SIPG (Shanghai International Port Group) – società pubblica controllata dal Governo di Shanghai, che ne detiene la maggior parte delle azioni – ha vinto una gara per poter operare nel porto di Haifa. Nel luglio 2018, invece, la stessa compagnia ha ottenuto in gestione per 25 anni una parte del porto tramite un accordo con il Governo in cui è previsto un progetto per limplementazione della struttura portuale – che dovrebbe essere inaugurata nel 2021- i cui costi si aggirano intorno ai 2 miliardi di dollari.

Tale decisione – riporta ‘Hareetz’ – è stata presa dal Ministero dei Trasporti e dallAutorità dei Porti all’interno di un programma volto ad aumentare la competizione e la partecipazione del settore privato nell’industria portuale israeliana (e dunque abbattere il costo delle merci) senza però coinvolgere il Consiglio di Sicurezza Nazionale o consultare il parere della Marina: un fatto rilevante dato che proprio lo stabilimento portuale settentrionale di Haifa è sede della flotta sottomarina israeliana e scalo della sesta flotta navale americana. Da qui i timori espressi da Bolton.

Come spiega il Middle East Institute, però, il porto di Haifa non è mai stato definito off-limits dai funzionari statunitensi, ma è indubbio che se i cinesi intendessero spiare le flotte israeliane o americane, il controllo della struttura sarà probabilmente una risorsa preziosa: eventualità, ovviamente, da prendere seriamente in considerazione dato che molte società cinesi ricadono sotto il controllo statale.

Proprio questi sospetti, che negli ultimi messi hanno infiammato l’opinione pubblica israeliana e fatto allarmare gli USA, potrebbero essere alla base della decisione del Governo guidato da Benjamin Netanyahu di rivedere l’accordo siglato con la SIGP e apportare alcune modifiche al contratto.

Ma quello di Haifa non è l’unico porto israeliano in cui è coinvolta la Cina. Nel 2014, la China Harbour ha vinto la gara dappalto per costruire il nuovo porto di Ashdod nei prossimi sette anni. Costo dell’operazione: 876 milioni di dollari.

L’attenzione cinese per i porti non è ferma al solo Israele, anzi, proprio Haifa potrebbe far da ponte con lEuropa orientale, dove la Cina, con il suo ambizioso progetto del lungo corridoio commerciale BRI (Belt&Road Iniziative), sta concentrando i suoi sforzi, specialmente in Serbia, per cercare di crearsi una via preferenziale che la conduca sia al cuore dell’UE, ma anche al porto del Pireo, in Grecia, altra struttura dove sono ingenti gli interessi cinesi.

La collaborazione sino-israeliana è stata facilitata dal Comitato congiunto Cina-Israele per la cooperazione in materia di innovazione: un’iniziativa istituita nel maggio 2014 che prevede, a partire dal 2015, riunioni annuali per discutere le aree in cui le due parti possono lavorare insieme. L’ultimo di questi summit si è tenuto tra il 22 ed il 25 ottobre scorsi e vi ha presenziato anche il vice Presidente cinese, Wang Qishan, diventando così la più alta carica mandarina che abbia mai visitato Israele. Durante l’incontro, a cui erano presenti 13 ministeri di Governo di entrambe le parti, si è discusso della cooperazione in varie aree: economia e commercio, scienza e tecnologia, salute, agricoltura, qualità ambientale, istruzione. La forza dei legami tra i due Paesi era già stata appurata nel marzo 2017, durante la visita in Cina di Netanyahu, quando il Presidente cinese, Xi Jinping, aveva affermato che Pechino «riconosce Israele come un importante partner strategico per quanto riguarda linnovazione»: risultato di tali affermazioni furono i 25 miliardi di dollari in accordi bilaterali e accordi commerciali.

Segno dellintenso fervore economico tra i due Paesi è la costituzione, nellaprile dello scorso anno, della Chinese Enterprise Association in Israel (CEAI) in seguito all’unione di varie imprese cinesi sul territorio con lo scopo di fornire una piattaforma per assistere i suoi membri nelle loro attività in Israele e rappresentarli di fronte alle istituzioni governative e alle varie organizzazioni israeliane. Non ultimo, l’intento della CEAI è quello di svolgere un ruolo attivo nel rafforzare i legami bilaterali con Tel Aviv. A margine della presentazione del nuovo gruppo, il presidente dell’organizzazione, George Guan, aveva appunto dichiarato: «Oltre a stringere i rapporti tra le aziende aderenti al CEAI, il nostro obiettivo è essere un ponte tra CEAI e varie imprese in Israele. Consideriamo le relazioni commerciali con Israele un’importante partnership a lungo termine». Come riporta il ‘Globes’, invece, l’obiettivo non ufficiale perseguito dalla CEAI sarebbe quello di combattere le campagne condotte contro la crescente preoccupazione dettata dalla presenza della Cina in Israele, in particolare nelle infrastrutture.

Le aziende del CEAI sono attive in diversi in diversi settori, come l’aviazione, l’edilizia, l’industria alimentare e l’ingegneria. Tra queste vi sono: China Civil Engineering Construction Corporation (CCECC); Pan-Mediterranean Engineering Co.; China Railway Tunnel Group Co.; Sinohydro Corporation Ltd..

Tutte società presenti nei progetti infrastrutturali israeliani come la metropolitana di Tel Aviv. Sempre ad Haifa, la costruzione delle gallerie del tunnel del Monte Carmelo è stata affidata alla CCECC, la quale ha anche edificato circa 5 km di gallerie sulla linea ferroviaria Acre-Karmiel. Nell’aprile 2016, un consorzio in cui era incusa la SinoHydro, società sussidiaria di PowerChina, ha ottenuto un contratto per la costruzione di una centrale idroelettrica con capacità di stoccaggio di 344 MW a Kokhav HaYarden nella Valle del Giordano.

Quella che rappresenta, però, il primo grande affare sino-israeliano è l’acquisizione della Tnuva, la più grande azienda lattiero-casearia israeliana, da parte della multinazionale cinese Bright Food nel 2014.

Importanti sono, soprattutto, le collaborazioni in campo tecnologico tra i due Paesi. Multinazionali cinesi dell’IT (Informative Technolgies), come Alibaba, Baidu e Tencent, hanno già fatto investimenti in Israele per condurre piani di ricerca e sviluppo. Jack Ma, CEO e fondatore di Alibaba, gigante dell’e-commerce, ha fatto visita al premier israeliano ben due volte tra maggio e ottobre scorsi. E proprio a maggio, la sua compagnia ha portato avanti un investimento di Serie B (cioè per espandere la portata del mercato) di 26.4 milioni di dollari a favore della società israeliana SQream Technlogies, una startup incentrata sull’analisi dei big data. Restando sempre in campo di investimenti tecnologici, è da segnalare l’acquisizione di Playtika – sviluppatore di videogiochi attiva nel campo dell’intelligenza artificiale – da parte della società cinese Giant Interactive per 4.5 miliardi di dollari.

A beneficiare delle relazioni commerciali sono anche turismo ed istruzione. Nel 2016, Israele ha firmato sette accordi di cooperazione accademica con le università cinesi per un programma della durata di nove anni di circa 68 milioni di dollari e un accordo di visto pluriennale di 10 anni. Nel 2017, secondo i dati del Ministero del Turismo israeliano, sono stati 113.600 i visitatori cinesi in Israele, più del doppio rispetto a quelli del 2015 (47.007).

Sono proprio i numeri a consacrare il rapporto sino-israelino. Sebbene le relazioni diplomatiche tra i Israele e Cina affondino le radici all’inizio degli anni ’90, solo da pochi anni hanno intensificato i loro rapporti commerciali. Nel 2017, infatti, le importazioni cinesi da Israele hanno raggiunto i 4.2 miliardi di dollari, mentre le esportazioni sono state pari a 8.9 miliardi, facendo così registrare, rispettivamente, un aumento del 32,4% e del 9% su base annua. Inoltre, nella prima metà del 2018, le importazioni cinesi hanno raggiunto i 2.77 miliardi: che tradotto vuol dire una crescita del 47,2% rispetto allo stesso periodo relativo all’anno precedente. Numeri che hanno fatto sì che la Cina diventasse il primo partner asiatico di Israele ed il terzo su scala mondiale. In definitiva, per dare un’idea di quanto siano cresciuti gli scambi tra i due Paesi, basti pensare che nel 2017 il commercio Cina-Israele era 200 volte più grande rispetto a quello fatto registrare allinizio delle relazioni nel 92, mentre nello stesso periodo di tempo quello Cina-USA è cresciuto solo di 20 volte.

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