sabato, Dicembre 14

Israele, 50 anni dopo ancora nuovi insediamenti in Cisgiordania

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Il 5 giugno 1967, dopo un’escalation di tensioni, cominciò la Guerra dei Sei Giorni, che vide Israele sfidare contro Egitto, Giordania e Siria. Il conflitto portò alla conquista della Cisgiordania, della Striscia di Gaza, del Sinai, delle alture del Golan e di Gerusalemme Est. Da questo momento i territori palestinesi conquistati da Israele vengono conosciuti come ‘Territori Palestinesi Occupati’.

Una questione che va ormai avanti da 50 anni esatti quella dell’occupazione dei territori e della costruzione di nuovi insediamenti da parte di Israele in Cisgiordania. E nonostante gli appelli internazionali, si continua. Proprio ieri un comitato edilizio del ministero della difesa israeliano ha dato il via ai lavori per 102 case ad Amichai, destinato, in base a decisioni dello scorso febbraio, ai residenti di Amona, avamposto illegale abbattuto da Israele. Amichai è parte di un piano complessivo, già deciso ma finora congelato, per circa 2.600 nuove case in Cisgiordania.

Proprio qualche giorno fa Amnesty International ha lanciato una campagna per spingere la comunità internazionale a boicottare le merci prodotte negli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. «La comunità internazionale deve proibire l’importazione di tutte le merci prodotte negli insediamenti israeliani illegali e porre fine ai profitti multimilionari che hanno alimentato le violazioni di massa dei diritti umani contro i palestinesi».

«Per decenni il mondo è rimasto in disparte mentre Israele distruggeva le case dei palestinesi e saccheggiava le loro terre e le risorse naturali per profitto. Mentre l’economia palestinese è stata frenata da 50 anni di politiche abusive, è stata costruita una fiorente impresa coloniale da miliardi di dollari sull’oppressione sistematica della popolazione palestinese», ha dichiarato Salil Shetty, Segretario Generale di Amnesty International. E l’organizzazione accusa: «Decine di migliaia di case e proprietà palestinesi sono state demolite da Israele e centinaia di migliaia di palestinesi sono stati sfollati con la forza; molte famiglie sono state cacciate dalle loro case o terre per liberare le aree per la costruzione di insediamenti. Almeno 100.000 ettari di terreno palestinese sono stati sequestrati per esclusivo uso coloniale».

Ma non è tutto: secondo Amnesty, Israele ha anche preso illegalmente il controllo delle risorse naturali palestinesi, come l’acqua, i terreni fertili, le cave di pietra e i minerali, e li ha deviati per aiutare le industrie coloniali a produrre beni agricoli, materiali da costruzione e prodotti industriali spesso esportati all’estero. Al tempo stesso, Israele ha imposto delle restrizioni arbitrarie che impediscono ai palestinesi di utilizzare le proprie acque, terre e altre risorse, limitando il loro sviluppo economico e violando i loro diritti economici e sociali.

«Non è sufficiente condannare l’espansione coloniale di Israele. È giunta l’ora che gli Stati intraprendano azioni internazionali concrete per fermare il finanziamento degli insediamenti che violano in modo flagrante il diritto internazionale e costituiscono un crimine di guerra», ha concluso Shelly.

(video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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