giovedì, Ottobre 29

Islamofobia: Italia latitante nei delitti di odio

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Ma andiamo oltre. Il quadro legislativo interno prevede una norma ‘centrale’, ovvero l’articolo 3 della Costituzione che evidenzia la parità sociale dei cittadini dinanzi alla legge, senza alcuna distinzione fondata sulla razza, la lingua o la religione. E’ altresì dovere dello Stato rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Una meravigliosa sintesi che basterebbe già di per sé e che disegna perfettamente i contorni su cui dovrebbe muoversi chi è onerato dal compito di scrivere ciò che regola la società: la legge.

E qui gli altri problemi: la proliferazione di stralci di leggi disarmoniche e l’assenza di una legge ordinaria in attuazione di quel principio di uguaglianza e che, quindi, stabilisca la parità di trattamento ed il divieto della discriminazione. Il risultato? Un sistema incoerente e lacunoso che confonde le idee. Nel penale la legge di riferimento è la vecchia Legge Reale del ‘75, modificata dalla Legge Mancino del ‘93, a sua volta modificata dalla Legge 85 del 2006 che prevede le seguenti fattispecie di reato: l’istigazione alla discriminazione razziale, la discriminazione razziale, l’istigazione alla violenza razziale, la violenza razziale, la propaganda di idee basate sulla superiorità razziale o l’odio etnico o razziale e l’istituzione o la gestione, la partecipazione o l’assistenza a qualsiasi organizzazione, associazione, movimento o gruppo che abbia tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza razziale. L’ECRI evidenzia la necessità che si prevedano come reati anche la divulgazione, la distribuzione, la produzione o la conservazione a fini di diffusione o di distribuzione, a scopo razzista, di scritti, immagini, o altro materiale che costituisca un incitamento alla discriminazione razziale e alla violenza.

Viene anche indicato che la legge del 2006 ha sostituito con il termine ‘propaganda’ di idee fondate sulla superiorità o sull’odio etnico o razziale, quello precedente di ‘diffusione’. Questa decisione non è mai stata appoggiata dall’ECRI stessa che, da sempre, ha allarmato le autorità sul fatto che la sostituzione avrebbe comportato un passo indietro. Si è così prodotto un restringimento della possibilità di perseguire penalmente gli autori di questi atti, poiché, gli atti punibili in tal senso diventano di meno rispetto a prima, soprattutto negli ormai incontrastati regni della libertà telematica: primi tra tutti, i forum. Ad onor del vero, però, si registra che nel testo del disegno di legge per il contrasto dell’omofobia, ritorna il termine ‘diffusione’ che ci fa ben sperare in una nuova presa di coscienza che, magari, riestenda l’area del penale là dove è necessario. A preoccupare l’ECRI, però, c’è anche la riduzione delle pene introdotta sempre nel 2006 che provoca, altresì, un’ulteriore difficoltà: l’applicazione delle sanzioni accessorie al reato. Le pene, al contrario, dovrebbero «prevedere sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive per tali reati», scrive la Commissione.

Si segnalano, quindi, diverse lacune, sia nella legislazione penale che in quella civile: ad esempio, la mancanza del riferimento al colore ed alla lingua come motivo di discriminazione nella normativa penale che, invece, dovrebbe essere prevista, poiché, così è nella Convenzione internazionale sulleliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, ispiratrice della stessa legge interna. Le lacune esistono anche e nello specifico, per i reati di ingiuria, di diffamazione e di minaccia in pubblico: non c’è alcuna differenza se di base vi è un motore d’odio e di discriminazione su razza, colore, lingua, religione, nazionalità o etnia.

Nel civile, invece, le disposizioni che prevedono il divieto di discriminazione sono la legge 300 del ‘70 relativa allo Statuto dei Lavoratori, il decreto legislativo 286 del 1998 ed altri decreti in recepimento di direttive europee. I motivi di discriminazione vietati richiamano quelli contenuti nella Raccomandazione di politica generale n. 7 dell’ECRI con la lacuna, però, della previsione sulla lingua e sulla nazionalità, per la quale la legge non prevede nessuna disposizione. Nell’analisi del quadro civile, quindi, si ribadisce la necessità di introdurre disposizioni che vietino la discriminazione basata, non soltanto su motivi come la religione e l’etnia, ma anche sulla lingua, il colore e la nazionalità, nonché, l’importanza del fatto che tutte le organizzazioni attive nel campo della lotta contro il razzismo e la discriminazione razziale possano agire in giudizio a nome delle presunte vittime di tali fenomeni o nei casi di discriminazione collettiva. Esiste, infatti, un organo apposito, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali che vigila sulla lotta contro la discriminazione fondata sulla razza e sull’origine etnica ma l’UNAR stesso non gode della legittimazione ad agire in giudizio. Ha un potere a metà. L’ECRI ribadisce, in tal senso, la necessità della completa indipendenza dell’organismo in questione affinché possa rendere ‘effettivo’ il suo ruolo.

Un quadro legislativo complesso, il nostro. Passi avanti ne sono stati fatti, ma tanto c’è ancora da fare. Riguardo l’islamofobia, ad esempio, gli ultimi dati risalenti ad un anno e mezzo fa riportano che il 63% degli italiani ha unopinione sfavorevole dei musulmani presenti nel nostro Paese. Un numero imponente che lo sembra ancora di più se lo si avvicina a quelli di altri Paesi come Grecia (53%), Polonia (50%) e dei Paesi con una grande comunità islamica, come Germania (33%), Francia (27%)e Regno Unito (26%). Tante le raccomandazioni della Commissione: tra queste spicca anche la necessità che siano incentivati i processi di integrazione sia a livello statale che regionale. Non secondaria, l’importanza che della consapevolezza della necessaria tolleranza e del rispetto dell’altro, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, dalla sua etnia o dalla sua religione. In fondo, ad alimentare questi atti mossi dall’odio, probabilmente, è l’ignoranza, il non conoscere davvero chi ci troviamo di fronte. L’invito che l’ECRI fa alle autorità italiane affinché intraprendano ulteriori iniziative e perché capiscano che la normativa interna necessita di alcune modifiche, è quanto mai importante alla luce del clima che sta attraversando la nostra società. L’odio si può e si deve combattere.

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