giovedì, Luglio 18

ISIS, tra successi e sconfitte

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L’estate 2016 si presenta purtroppo ricca di attentati e azioni militari a pochi chilometri da casa nostra. Inutile qui ripercorrere anche i più recenti attacchi sul suolo europeo da Nizza ad Ansbach passando per le chiese francesi e i treni tedeschi per poi ricordare alcune capitali europee trasformate in teatri bellici. Questi attacchi, e quelli che sicuramente seguiranno, sono il frutto dell’instabilità che circonda l’Europa. Da diversi anni il Mediterraneo sta ormai conoscendo una stagione di instabilità e guerra diffusa che continuerà di certo per molto tempo. Questi conflitti hanno forme diverse dalle tradizionali guerre fra stati, ma ne condividono due aspetti centrali, ovvero quello di impiegare la violenza armata per raggiungere i propri scopi e quello di rappresentare uno scontro geopolitico in atto. Sia le forme di conflitto sia la contrapposizione geopolitica filtrano poi attraverso i porosi confini europei e creano la situazione che purtroppo ben conosciamo.

Pur non essendo l’unico, ISIS è certamente il principale protagonista di questa situazione anche perché riesce a muoversi con agilità e facilità in tre campi di battaglia molto diversi fra loro. Primo, il campo di battaglia più tradizionale e ovvio è quello dei conflitti che insanguinano vari Paesi della regione del Mediterraneo dal Siraq alla Libia passando per il Sinai, qui le operazioni belliche sono più “tradizionali” posizionandosi su una via di mezzo tra la guerriglia e azioni di fanteria regolare. Secondo, il campo di battaglia europeo dove operazioni come le precedenti non sono possibili, per ragioni logistiche e per il controllo del territorio che lo Stato esercita, per cui si utilizzano tattiche più adatte allo scopo, ovvero il terrorismo. Terzo, il cyberspazio dove ISIS riesce a diffondere con successo la sua propaganda e ad attirare a sé giovani musulmani sia nel ruolo di foreign fighters da impiegare nel primo campo di battaglia sia nel ruolo di lone wolf per la seconda tipologia di teatro.

Questo triplice campo di battaglia unito al fatto che ISIS riesce a muoversi con efficacia in tutti e tre spiega in parte il successo che questo gruppo di miliziani ha ottenuto negli ultimi anni. Un’altra parte della spiegazione risiede però altrove. È giusto chiederci come mai gli attacchi di tipo terroristico sono aumentati in questi ultimi mesi in Europa e soprattutto sembrano passati da quelli ben congegnati di Parigi e Bruxelles con gruppi di fuoco a quelli più improvvisati condotti da lone wolf degli ultimi tempi. Una risposta, che comunque non può essere considerata del tutto esaustiva, è che le operazioni militari occidentali contro ISIS sul campo di battaglia più tradizionale, ovvero in Siraq e Libia, stanno avendo successo in quei Paesi eliminando combattenti, degradando la struttura dell’organizzazione e facendole perdere importanti porzioni di territorio che prima controllava. Dall’altro lato però l’organizzazione in sé con la sua ideologia e con il suo progetto politico è ben lontana dall’essere sconfitta e quindi essendo in difficoltà sul piano puramente militare sta cercando di spostare il baricentro delle operazioni su quello meno convenzionale minando di conseguenza la sicurezza e la stabilità dei suoi nemici, ovvero alcuni dei Paesi europei.

Vediamo dunque più in dettaglio queste operazioni in Libia e in Iraq in particolare. Per ciò che riguarda la Libia è di pochi giorni fa la notizia che gli Stati Uniti, su richiesta ufficiale del governo riconosciuto internazionalmente di Sarraj, hanno condotto alcuni attacchi aerei nella zona di Sirte colpendo strutture difensive e veicoli di ISIS. Attacchi di questo genere non sono una novità, sono avvenuti in passato anche se erano stati meno pubblicizzati. Inoltre il coinvolgimento occidentale nell’area è forte e si basa principalmente su due pilastri da un lato forze speciali sul terreno (come dimostra la recente morte di tre operatori francesi) e dall’altro voli di ricognizione in loro appoggio e al fine di individuare bersagli e comprendere meglio la situazione locale.

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