giovedì, Ottobre 22

ISIS, la guerra di Giordania

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La Giordania apre la guerra islamica al radicalismo. «È solo l’inizio, colpiremo l’ISIS ovunque», ha annunciato il Governo di Amman, all’indomani dei bombardamenti aerei in Siria e anche in IraqL’Operazione martire Muath, in rappresaglia all’atroce esecuzione del pilota giordano Muaz al Kassasbeh, è molto di più del sostegno alla coalizione americana. È la dichiarazione di guerra diretta della monarchia hashemita: «Decine di caccia hanno centrato e distrutto le postazioni dell’ISIS. Pagheranno per ogni capello di Muath», è comunicato di Amman.

A missione conclusa, i caccia hanno sorvolato la città natale del soldato. Sulle bombe caricate prima dei raid, i militari hanno scritto messaggi di morte per l’ISIS, mostrati in un video alla nazione: «Faremo loro vedere l’inferno», «da una coraggiosa pilota giordana ad al Baghdadi», «Dio non è all’oscuro di quanto i malfattori stanno facendo», sono alcuni dei messaggi. In Rete spopola la foto della Regina Rania, con il velo bianco in segno di lutto, mentre abbraccia una bimba, parente del pilota arso vivo. Re Abdullah II e la moglie si sono anche recati ad Aye, città natale di Kassasbeh e della sua tribù, dov’è allestita un’immensa tenda per i parenti che ricevono le condoglianze.

In centinaia vengono a rendere omaggio al martire. «Il suo sangue non è stato versato invano, la risposta della Giordania e del suo Esercito sarà dura», ha dichiarato il Re. Fonti irachene segnalano anche un rafforzamento delle truppe giordane al confine con la regione dell’al Anbar, occupata dall’Isis. Mentre, provocatoriamente, l’ISIS ha annunciato la morte dela cooperante suo ostaggio, Kayla Jean Mueller, in un raid aereo giordano. Il Pentagono ha smentito «prove» della sua morte, per Amman una pura «trovata di propaganda». Come che sia, la tensione aumenta.
Per l’ex Ambasciatore britannico in Arabia Saudita, John Jenkins, la crescita dell’ISIS in Medio Oriente è la minaccia «più grave per i Paesi della regione dagli Anni ’60 e forse dalla fine della Seconda guerra mondiale». L’Alto diplomatico teme «10-15 anni di instabilità in Iraq, Siria e in Nord Africa».

I fatti gli danno ragione. Per i civili siriani è stata un’altra giornata campale: almeno altri 70 morti, nei raid aerei a tappeto nei sobborghi di Damasco controllati dagli insorti. Altre 26 vittime, precisa sempre l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (ONUDUS) dei ribelli, sarebbero state fatte ad Aleppo, da analoghi bombardamenti di regime con barili bomba e mortai, una zona di terminal di bus. In Yemen, i ribelli sciiti houthi hanno disciolto il Parlamento, dichiarando di avere il controllo del Paese, dopo che, da gennaio, il presidente Abed Rabbo Mansour Hadi e i membri del governo sono agli arresti domiciliari. Non si va verso la pacificazione, gli houti hanno annunciato anche che faranno una «dichiarazione costituizionale».

La scia continua di sangue prosegue in Egitto, con altri 25 estremisti islamici del Sinai morti in un raid anti-terrorismo dei militari. Mentre nella confinante Libia, un kamikaze si è fatto esplodere a Bengasi, seconda città della Libia, provocando due morti.

Uno scenario sempre più infiammato, attorno all’Europa e entro i suoi confini. Il terrorista Moussa Coilibaly, l’aggressore dei tre militari di guardia davanti a un sito ebraico di Nizza, ha accusato il Presidente francese Francois Hollande dei raid anti-ISIS in Iraq. Ma i leader del Vecchio Continente sono innanzitutto impegnati a bloccare l’esplosione di una guerra tra la Russia e l’Ucraina armata dagli Usa, minaccia più urgente da scongiurare. A sorpresa, la Cancelliera tedesca Angela Merkel è volata a Mosca con Hollande, per mediare un piano di pace con il leader del Cremlino Vladimir Putin, all’indomani dell’incontro con il Presidente ucraino Petro Poroshenko.

La richiesta è di un «cessate il fuoco immediato». I separatisti hanno aperto un corridoio umanitario nel fronte del Sud-Est ucraino, per una tregua dalle 9 alle 18, rispettata anche da Kiev. «Un accordo però non è scontato» ha dichiarato la Cancelliera tedesca, smentendo le indiscrezioni su concessioni territoriali ai filorussi concordate con Hollande. «Siamo negoziatori neutrali. Non rappresentiamo gli interessi francesi e tedeschi, ma quelli europei. Ne va dell’ordine di pace in Europa, del suo mantenimento e della libera autodeterminazione dei popoli», ha dichiarato Merkel alla partenza.

In Ucraina si continua a morire: tre le vittime nelle ultime 24 ore, e oltre 30 i feriti. In agenda, per il 7 febbraio c’è l’incontro del Segretario di Stato americano John Kerry con il Ministro alla Difesa russo Serghiei Lavrov, al vertice sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, in corso dal 6 all’8 febbraio. Nel week-end, anche l’Alto rappresentante Ue alla Politica estera, Federica Mogherini, potrebbe incontrare Lavrov. Alla Casa Bianca è pronto il piano per armare il Governo ucraino contro i filorussi. Anche il vice Presidente americano Joe Biden, oggi a Bruxelles, è in arrivo a Monaco. Per la grave escalation, in Ucraina è crollata la valuta nazionale: la Banca centrale è stata costretta ad alzare ancora il cambio ufficiale da 18 a 23 grivnie per un dollaro, per evitare il collasso.

Ma c’è molta fibrillazione anche per il destino della Grecia ribelle nella morsa della Troika (i creditori di Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione UE). «Atene deve continuare a lavorare con la Troika, anche se al Governo greco la Troika non piace», ha chiosato il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, «ha tempo fino alla prossima riunione straordinaria dell’Eurogruppo sulla Grecia dell’11 febbraio per fare le sue proposte»In mancanza di un piano greco alternativa alla Troika, la BCE ha deciso di bloccare il rifinanziamento: «Un intervento opportuno e necessario, in un quadro di regole che vanno rispettate», anche per il Ministro all’Economia italiano Pier Carlo Padoan. Il Capo dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha escluso «un prestito ponte dei Paesi dell’euro alla Grecia, mentre il Premier Alexis Tsipras tenta di rinegoziare l’accordo sul debito con l’UE».
Solo l’FMI ha espresso «disponibilità a parlare con Atene, per rifinanziare il prestito alla Grecia», mentre l’agenzia di rating Standard & Poor’s declassava la Grecia da B a B-, una giornata nera. Ma il Parlamento ellenico è comunque riuscito ad eleggere a larghissima maggioranza il suo nuovo Presidente, Zoe Constantopoulou di Syriza.

Dall’India, ha fatto il giro del mondo la notizia della marcia di 140 vescovi, in piazza a Bangalore con centinaia di sacerdoti, suore e fedeli. I cristiani si sono mobilitati contro l’intensificarsi degli attacchi ai fedeli e alle chiese del Paese. E anche contro l’atteggiamento della Polizia indiana, che minimizza le aggressioni a sfondo religioso, talvolta anche reprimendo i cortei dei fedeli, soli ieri con 200 fermi temporanei tra sacerdoti, suore e anziani. I vescovi sono «angustiati e preoccupati, per attacchi che minacciano la pace e l’armonia comunitaria». Durante il suo viaggio in India, anche il Presidente americano Barack Obama si è schierato con i cristinai: «Le violenze», ha detto «sarebbero stati uno shock per Gandhi».

 

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