martedì, Novembre 12

ISIS, fine vicina. Usa: ‘Possibili attentati in Europa a Natale’ Catalogna: decisione corte belga su Puigdemont attesa per il 4 dicembre. May fiduciosa sull'inizio della fase 2 dei negoziati per la Brexit

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Brett McGurk, inviato del presidente americano Donald Trump per la Coalizione internazionale anti-Isis, ha sentenziato oggi: «I giorni del falso ‘Califfato’ stanno per finire. Le forze irachene, con il sostegno della Coalizione, annunciano la liberazione di Rawa, tra le ultime aree popolate in Iraq ancora nelle mani dei terroristi dell’Isis».

Le forze governative irachene e le milizie filo-iraniane alleate avevano conquistato l’ultima cittadina in mano all’Isis nell’Iraq occidentale proprio qualche ora prima dell’annuncio sui social. Ma l’allerta rimane ancora alta. In particolare quella terrorismo, perché guai a pensare che l’Isis sia morto. In particolare il dipartimento di Stato Usa ha diramato una allerta per i cittadini americani in Europa per «l’alto rischio di attacchi terroristici, in particolare durante le festività». In particolare si fa notare che «gli incidenti in Francia, Russia, Svezia, Gran Bretagna, Spagna e Finlandia dimostrano che l’Isis e i suoi affiliati hanno la capacità di pianificare e compiere attentati in Europa». Inoltre il Dipartimento Usa ricorda gli attacchi a Berlino, al mercatino di Natale, e a Istanbul nella notte di Capodanno. Nel mirino località turistiche, mercati e anche alberghi e luoghi di preghiera, «che rimangono gli obiettivi primari di eventuali attacchi».

Parlando sempre di terrorismo, secondo ‘El Pais‘, i servizi segreti spagnoli del Cni hanno avuto come informatore l’imam di Ripoll Abdelbaki Es Satty, capo del gruppo jihadista responsabile delle stragi di Cambrils e Barcellona il 17 agosto e morto il 16 agosto nell’esplosione del covo della cellula terrorista. I servizi avevano avvicinato Es Satty mentre era in carcere nel 2014 per traffico di droga.

E passiamo alla questione Catalogna. Il pubblico ministero belga ha chiesto l’esecuzione del mandato d’arresto contro Carles Puigdemont e gli altri quattro ministri catalani. La decisione della corte è attesa per il 4 dicembre. In una breve dichiarazione al termine dell’udienza, il legale Paul Bekaert ha spiegato che oggi non è stata presa nessuna decisione ma è stato tutto rimandato al mese prossimo.

Nel frattempo si continua a lavorare in vista delle elezioni del 21 dicembre. Ed emerge che figurano nella lista di Puigdemont ben quattro ministri in carcere a Madrid o in ‘esilio’ a Bruxelles: si tratta di Clara Ponsati, Jordi Turull, Josep Rull e Lluis Puig. Ieri la notizia che il numero due della lista sarà il presidente uscente dell’Assemblea Nazionale Catalana (ANC) Jordi Sanchez, anche lui in carcere, accusato di ‘sedizione’ per le manifestazioni pacifiche di Barcellona del 20/21 settembre.

Torniamo in Europa, perché Theresa May si è detta fiduciosa del fatto che il mese prossimo possa arrivare dai leader UE il via libera alla seconda fase dei negoziati sulla Brexit. La premier britannica lo ha detto ai media durante il vertice europeo di Goteborg, dove è previsto un suo incontro col presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Restano comunque i nodi cruciali dei negoziati, a partire dal conto del divorzio.

Il ministro per la Brexit britannico David Davis ha detto in una intervista che la Gran Bretagna ha «offerto alcuni compromessi creativi» in sede di negoziato ma non sempre ha trovato disponibilità da parte dell’UE.  Fra le concessioni che il governo May avrebbe fatto ci sarebbe il diritto di voto nelle elezioni locali britanniche per i cittadini UE residenti nel Regno.

In Germania invece Angela Merkel continua i negoziati per il governo con Csu, liberali e verdi, perché manca ancora un accordo. La Cancelliera ha affermato: «Il compito di costruire un governo è così importante che gli sforzi valgono la pena. Io vado ai negoziati con la volontà, su mandato degli elettori e delle elettrici, di costruire il governo: sarà difficile, come abbiamo visto ieri sera, ma vale la pena».

Passiamo all’Arabia Saudita, dove Re Salman abdicherà la settimana prossima e sul trono salirà suo figlio, il principe ereditario Mohammed bin Salman: a rivelarlo il tabloid britannico ‘Daily Mail’, che cita una fonte vicina alla famiglia reale. Secondo queste voci, il re manterrà il titolo di ‘Custode dei luoghi santi’ ed avrà un ruolo cerimoniale nel regno.

Le Forze armate dello Zimbabwe hanno confermato di essere in trattative con il presidente Robert Mugabe per trovare una via di uscita alla situazione creatasi in questi giorni. «Le Forze di difesa dello Zimbabwe», scrive il sito del quotidiano governativo Herald, «hanno detto che al momento sono impegnate con il Comandante in capo presidente Robert Mugabe su come procedere e informeranno la nazione sul risultato appena possibile». Intanto oggi prima uscita pubblica per Mugabe, che ha partecipato ad una cerimonia per il conferimento di lauree a un’università.

Chiudiamo con il Libano, dove il ministro degli Esteri Gebran Bassil, i nvisita a Mosca, ha annunciato: «Eravamo praticamente sul punto di firmare il nostro primo contratto per lo sviluppo di giacimenti di gas grazie alla partecipazione di compagnie russe: ora stiamo assistendo a un tentativo d’impedire al Libano questo percorso. Le stesse forze che hanno destabilizzato la Siria, stanno cercando di minare il Libano. C’è una campagna volta a intimidire il Libano e a creare ostacoli ai suoi progressi sotto vari pretesti, c’è il desiderio di mettere determinate forze connesse al terrorismo sulla nostra strada». Il capo della diplomazia libanese ha poi sottolineato che «alcune parti stanno cercando di usare certe forze per deporre il capo di Stato libanese e che quindi Beirut nella fase attuale conta su un’ulteriore cooperazione bilaterale con la Russia».

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