giovedì, Aprile 2

Isis e il suo incerto futuro

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La guerra in Siria sembra esser arrivata ad un punto di svolta, secondo Mosca. Il capo del dipartimento generale operativo dello Stato maggiore russo, generale Serghiei Rudskoi, ha infatti dichiarato che «la guerra civile in Siria si è praticamente fermata». L’ultima roccaforte siriana del Califfato, Raqqa, insieme a Mosul – in Iraq -, sembra sia sul punto di cedere.

Lo Stato Islamico è un nemico che non pare intenzionato cedere tanto facilmente. Oggi le agenzie rendicontano di violenti combattimenti attorno a Raqqa, con il gruppo jihadista che resiste con ferocia all’offensiva delle milizie sostenute dalla copertura aerea della coalizione a guida Usa. Daesh ha fatto grande ricorso a mine e a cecchini e talvolta ad autobombe, ha sottolineato la portavoce della campagna di Raqqa, Jihan Sheikh Ahmad. Questo mentre ieri, 13 giugno, le notizie dal fronte recitavano che la maggior parte dei quartieri orientali e centrali della città di Raqqa è stata abbandonata dai miliziani dell’Isis, frutto di un’offensiva iniziata lo scorso 6 giugno. Oltre ai combattenti qualificati e motivati, Abu Bakr Al-Baghdadi sembra poter contare su una propaganda di grande influenza che arriva alle menti di ‘jihadisti kufir’ di tutto il mondo.

Secondo le fonti russe, tra cui il generale Serghiei Surovikin, capo delle truppe russe in Siria, la gran parte dei miliziani dell’ISIS sarebbero stati eliminati, – e l’offensiva contro i gruppi terroristici Isis e Jabhat al Nusra in Siria continuerà fino a quando non saranno completamente eliminati. La coalizione internazionale anti-Isis,  guidata da Washington, bombarda pesantemente Raqqa. Solo 4 giorni fa, il 9 giugno, fonti questa volta locali a Raqqa – attivisti -, hanno riportato l’esplosione dibombe al fosforo‘ lanciate dalle forze curdo-siriane su quartieri della città.

Resta in sospeso un’ipotesi dichiarata da una fonte, anche in questo caso di attivisti locali, di ‘AdnKronos’, secondo la quale le forze curde avrebbero creato dei corridoi sicuri per far scappare dalla capitale siriana del Califfato i miliziani dell’ISIS intrappolati in città. I militanti in fuga, stando a quanto dichiarato dalla fonte, sono usciti dalla Siria con le loro armi leggere e senza alcun bisogno di difendersi o combattere. Notizia sconcertante se fosse conferma da altre fonti. C’è da chiedersi dove possono essersi recati questi combattenti e in che modo lo Stato Islamico si organizzerà una volta perse le sue due ultime roccaforti, Raqqa e Mosul.

Abbiamo intervistato Raffaele Secchi, esperto in geopolitica e peacekeeping, per cercare di analizzare la situazione siriana e trarne delle seppur aleatorie conclusioni.

 

C’è chi sostiene che la caduta e l’abbattimento di Raqqa sarà un’impresa lunga e difficile per le forze della coalizione, mentre altri sostengono l’opposto. Lei che ne pensa?   

E’ difficile fare previsioni. Dal punto di vista strettamente militare, se i miliziani del Daesh minassero le vie e le abitazioni, e se utilizzassero  attacchi suicidi, potrebbero ritardare notevolmente la conquista della città. A questo proposito ci sono dei precedenti, come per esempio in Libano nell’estate del 2007. Nel campo di Nahr al-Bared gli affiliati di Fatah al-Islam resistettero per mesi contro l’intero Esercito libanese, infliggendo gravi perdite.

Secondo una fonte la maggior parte dei militanti dell’ISIS, compreso Al-Baghdadi, si sarebbero dileguati da tempo alla città di Raqqa. Perché continua allora questo incessante attivismo militare?  

Si, diverse agenzie stampa riportano queste voci e anche riguardo una presunta morte dello stesso Al Baghdadi… al momento non vi sono riscontri oggettivi a riguardo, dobbiamo attendere.

Quindi se molti sono andati via, perché continuano questi attacchi in grandi quantità ed estensione a Raqqa?  

È chiaro. Al momento la resistenza è molto forte. Non dimentichiamo che una gran parte dei quadri militari del Daesh proviene dalle forze armate irachene. Si tratta di personale militare altamente qualificato, specialmente nei combattimenti in centri abitati. Se utilizzano, inoltre, attacchi suicidi in aree dove sono presenti civili che limiterebbero l’utilizzo dei droni, avrebbero un vantaggio enorme.

Se è vero  che i miliziani a Raqqa non ci sono più, dove sarebbero andati secondo lei?

Se così fosse, si riposizionerebbero in aree dove risulta possibile una riorganizzazione, o una vera propria polverizzazione delle unità militari, e a piccoli gruppi cercherebbero di raggiungere zone al di fuori della Siria.

E’ possibile che si rechino nelle aree critiche, intendo Paesi dove vige un vuoto politico e in cui la frattura interna sociale è allarmante?  

Assolutamente si. La Libia è una di queste alternative, tanto di più che alcuni potrebbero, al limite,  trovare il modo di rientrare nei loro Paesi di partenza, per esempio anche  in Europa.

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