sabato, Gennaio 25

Isis, da Mosca le prove del coinvolgimento turco Camerun, blitz esercito: oltre 100 miliziani Boko Haram uccisi, 900 ostaggi liberati

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Proseguono i nervosismi tra il Cremlino e Ankara. A quanto pare la Turchia ha le prove del coinvolgimento della Russia nel traffico del petrolio del sedicente Stato Islamico. A sostenerlo il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan: «Le riveleremo al mondo», prosegue. In realtà già da ieri la Russia sostiene di aver individuato tre percorsi attraverso i quali il petrolio dell’Isis giunge in Turchia. Un botta e risposta che vede le accuse ribaltate. «Sono state individuate» ha detto il vice capo di Stato maggiore russo, Serghiei Rudskoi, durante un vertice delle autorità militari, «tre rotte principali per il trasporto del petrolio verso il territorio turco dalle zone controllate dalle formazioni dei banditi in Siria e in Iraq». Il Presidente turco replica alle accuse: «Nessuno può lanciare calunnie contro la Turchia sull’acquisto di petrolio dall’organizzazione terroristica Daesh», cioè l’Isis. «Nel momento in cui potranno provarlo mi dimetterò, come dovrebbero fare quelli che non possono provare le loro accuse», ha aggiunto. In realtà, è noto già da parecchi mesi il sostegno della Turchia allo Stato Islamico, prova ne sia l’oppressione posta in essere dall’esercito turco lungo il confine con la Siria, nei confronti dei curdi siriani dello YPG, primi a contrastare l’esercito di Al-Baghdadi. Anche il vice ministro della Difesa russo, Anatoli Antonov, ha affermato che Erdogan e la sua famiglia, nonché le più alte autorità politiche della Turchia, sono coinvolti nel «business criminale del traffico illecito di petrolio proveniente dai territori occupati dall’Isis in Siria e in Iraq». Antonov ha quindi definito la Turchia «il consumatore principale di questo petrolio rubato ai proprietari legittimi della Siria e dell’Iraq».

Intanto, anche la Gran Bretagna si unisce ai raid contro la Siria in seguito a un sì ottenuto da Cameron anche da parte laburista. Stavolta ad averli convinti è stato un monito in aula da parte del Presidente: «Questi terroristi pianificano di ucciderci. Ci attaccano per quello che siamo, non per quello che facciamo».

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