martedì, Aprile 7

ISIL – DAESH arriva in Rwanda

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Kampala – Alla fine dello scorso gennaio una insolita notizia giunge dal Rwanda: un Imam è stato ucciso dalle Forze dell’Ordine durante il suo arresto. L’incidente è legato ad attività terroristiche di matrice islamica e, per la prima volta nella storia del Paese, emerge il nome di ISILDAESH. Secondo la parziale ricostruzione fornita dalle versioni ufficiali della Polizia ruandese, Muhammad Mugemangango, Imam presso la Moschea di Kmironko, a Kigali, muore durante un tentativo di fuga avvenuto al momento del suo arresto. «Il sospettato dopo l’arresto ha tentato di fuggire dal veicolo della Polizia ma è stato raggiunto da proiettili sparati per impedirne la fuga, trovando la morte», spiega lo scarno bollettino diramato dalla Polizia ruandese. Mugemangango è stato arrestato in quanto sospettato di reclutare giovani disoccupati per conto del ISIL-DAESH da inviare sul fronte siriano.

I media internazionali hanno posto scarsa attenzione all’episodio, escluso il quotidiano londinese ‘IBTimes‘, per il quale Ludovica Iaccino ha pubblicato il 26 gennaio 2016 un servizio.
Da quanto tempo l’Imam stava reclutando per il fronte siriano? Quanti ruandesi sono stati arruolati? Le attività di reclutamento erano collegate alla creazione di cellule terroristiche nel Paese e a piani eversivi contro il Governo di Kigali? Domande che non hanno trovato risposta causa la reticenza delle Forze dell’Ordine e del Governo ruandese. Una reticenza insita nel modus operandi del Governo di Kigali dove ogni attività politica interna o esterna è protetta dal massimo segreto.

Grazie ad un ferreo controllo dei media nazionali, ottenuto da una codice di disciplina imposto ai giornalisti per evitare che si trasformino in macchine di propaganda per attività eversive, il Governo del Presidente Paul Kagame fa filtrare le notizie all’opinione pubblica nazionale e internazionale solo quando lo ritiene politicamente conveniente. Una misura preventiva di un Paese che, a distanza di 22 anni dall’Olocausto, vive ancora prigioniero della ‘sindrome israeliana’. Il Governo, e la popolazione in generale, si sentono minacciati da forze esterne e da un senso di accerchiamento (se non di assedio). Un sentimento esasperato tra i tutsi -vittime del genocidio del 1994-,  si sentono accerchiati da popolazioni bantu considerate storicamente ostili, e temono un nuovo sterminio. Sensazione giustificata dalla minaccia rappresentata dal gruppo terroristico delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), autori dell’Olocausto, le quali oggi operano indisturbate nella vicina Repubblica Democratica del Congo e hanno ora la gran parte delle loro forze stazionate nel vicino Burundi, a soli 90 km dalla capitale del Rwanda.

Il segreto di Stato impedisce di comprendere esattamente le dinamiche che hanno condotto all’uccisione dell’Imam. Perché la Polizia gli ha assestato un colpo mortale invece di ferirlo e catturalo vivo? Le autorità di Kigali, interpellate al proposito, hanno dimostrato una evidente reticenza a fornire ulteriori spiegazioni invitando a non costruire teorie di complotto o ipotesi fantapolitiche su un episodio terroristico che assicurano essere del tutto anomalo, isolato e senza conseguenze future.
Da fughe di notizie si apprende che l’arresto di Mugemangango, finito in tragedia, era frutto di una lunga, intensa attività di indagini condotte dai servizi segreti ruandesi a seguito di segnalazioni di cittadini che erano stati contattati dall’Imam. La stessa Polizia nazionale informa dell’esistenza nel Paese di un network terroristico che sarebbe stato smantellato sul nascere.
La reticenza a fornire ulteriori informazioni potrebbe essere anche collegata all’esigenza di non compromettere gli importanti investimenti dell’Arabia Saudita e del Qatar in Rwanda. Entrambi i Paesi arabi sono da 20 anni sospettati di finanziare vari network terroristici, tra i quali Al-Qaeda, DAESH, NASRA, Boko Haram, Al-Shabaab e Al Qaeda Magreb, gruppi da contrapporre all’espansionismo regionale dell’Iran sia nel Medioriente che in Nord Africa e Africa Occidentale. Il loro sostegno al terrorismo sarebbe tollerato dalle potenze occidentali in quanto congeniale alle loro strategie di controllo delle risorse energetiche della regione.

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