venerdì, Novembre 15

Irlanda, come ti controllo l'agroalimentare Intervista a Neil Carron, che a Milano ha presentato un programma agricolo unico al mondo

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Si potrebbero dividere i Paesi presenti all’Expo milanese in tre categorie: gli svogliati, che hanno fatto il minimo indispensabile per mettere in mostra le peculiarità nazionali; i mercanti, animati da un’insensata voglia di commerciare di tutto, dal cibo all’artigianato, quasi che le sorti del’economia locale dipendessero da questi sei mesi; e infine i concettuali, cioè quei Paesi che si sono presentati con un fitto calendario di conferenze e mostre o con un’idea forte. È il caso della Svizzera, dell’Austria ma sicuramente anche della Corea del Sud. Ecco, giusto a 15 giorni dalla fine di Expo abbiamo scoperto di poter tranquillamente aggiungere alla lista delle teste pensanti anche l’Irlanda, presente sul decumano con un piccolo padiglione tappezzato al suo interno da maxi schermi.

I filmati ci restituiscono l’immagine classica del piccolo Stato nordico- 4,5 milioni di abitanti e un Pil di 190 miliardi di euro- fatta di una natura semi incontaminata e spettacolare, che coniuga gli sterminati e placidi pascoli verdeggianti con i selvaggi strapiombi della costa atlantica. La purezza del suolo nazionale è evidentemente il punto di forza di Dublino, che nel settore zootecnico e caseario può sfoggiare numeri impressionanti, da leader mondiale: basti pensare che nel 2014 la carne bovina venduta all’estero ha servito circa 28 milioni di persone. D’altronde prima della crisi economica iniziata nel 2007, che ha messo in ginocchio il settore finanziario irlandese e ha spinto il Paese a un passo dal default, Dublino si era guadagnata a partire dagli anni Novanta l’appellativo di Tigre celtica, con tassi di crescita annua del Pil tra il 7 e il 10% fino al 2004.

La detassazione dei diritti d’autore che ha attirato sull’isola colossi come Google e un’aliquota fiscale per le imprese al 12,5%- la più bassa d’Europa- hanno reso questa nazione un tempo quasi esclusivamente agricola un importante centro finanziario e l’industria ha nel frattempo superato il settore primario; tuttavia il traino principale per le finanze locali resta l’export e quello alimentare, soprattutto verso la Gran Bretagna, è sempre stato centrale per gli irlandesi.

Ecco che allora a Expo il nocciolo forte della presenza irlandese è stata la presentazione di Origin Green, un progetto statale avviato nel 2012 che attraverso un’alleanza pubblico-privato ha creato una rete di certificatori indipendenti per monitorare tutti i processi produttivi agroalimentari. Le adesioni delle aziende sono su base volontaria e l’ottenimento della certificazione ‘green’ non dà diritto a sconti fiscali o altro, ma già entro il 2016 il Governo conta di poter apporre il bollino Origin Green sul 100% dell’export nazionale, un certificato unico di qualità per settori vocati al commercio estero anche molto eterogenei, dal beverage alla pesca.

Leggendo la Carta costitutiva dell’organismo, la sostenibilità emerge quale concetto cardine, nella sua duplice accezione di sostenibilità ambientale ed economica. La preservazione delle immacolate campagne irlandesi è sì un valore non negoziabile, ma la creazione di valore per la comunità, ovvero sia la commercializzazione globale di prodotti competitivi in termini di prezzo e soprattutto percepiti come genuini, è l’altra faccia del progetto Origin Green. Vale a dire: arricchiamoci senza cambiare il posto dove viviamo; e questo in Irlanda è possibile solo presentandosi sui mercati internazionali puntando sulla qualità, dal biologico alla purezza delle fonti idriche al benessere degli animali, se pensiamo ad esempio che i classici allevamenti bovini intensivi dell’Europa continentale da queste parti sono semplicemente inesistenti.

Origin Green interviene sull’intera filiera, dal campo all’industria di trasformazione,  e si presenta come l’unico programma di sostenibilità al mondo che opera su scala nazionale. E tutto ciò in tempi in cui l’Europa, il Continente con la sensibilità ambientale più sviluppata sul pianeta, litiga ancora sull’etichettatura, sulla tracciabilità e su una serie di parametri qualitativi dei prodotti agroalimentari comunitari ancora da rendere uniformi. Col direttore del padiglione irlandese, Neil Carron, ci siamo concentrati sulle caratteristiche dei settori agroalimentari più sviluppati, scoprendo ad esempio che i benefici di Origin Green finiscono nei piatti italiani più di quanto potessimo immaginare…

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