lunedì, Maggio 27

Iraq, Siria, Afghanistan, il Pentagono propone una ‘guerra permanente’

0

Gareth Porter, giornalista investigativo vincitore del Gellhorn Prize nel 2012, avverte del rischio di vedere le forze americane impegnate in tre Nazioni mediorientali aumentare di diverse migliaia di soldati. Si tratta di Siria, Iraq e Afghanistan. La proposta arriva dal Pentagono e attende ovviamente la conferma o la bocciatura di Donald Trump.

I promotori dell’escalation di forze nei conflitti che impegnano gli Stati Uniti da anni sono James Mattis, il Segretario alla Difesa, e Mc Master, Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Se il piano dovesse essere approvato, gli USA consoliderebbero la loro presenza in questi Paesi per anni, rinnovando la ‘guerra generazionale contro il terrore’ inaugurata da George W. Bush più di quindici anni fa.

«Stiamo parlando di una guerra permanente che è già in atto da diversi anni, la burocrazia dell’apparato militare ha già fatto intendere che questo è il loro scopo: avere una lunga guerra generazionale in Medioriente […] la questione è quindi come Trump gestirà la prossima generazione di iniziative del Pentagono in Siria, Afghanistan e Iraq», afferma Porter intervistato per ‘RT‘.

La vasta scala dell’operazione, per Porter, farebbe presumere un cambio degli obiettivi in Iraq e Siria: non più una guerra a Daesh, al Califfato, ma un vero e proprio piano di ‘nation building’, vero significato dietro alla parola “stabilizzazione”. Se Trump dovesse accettare le proposte del Pentagono, sarebbe la fine dell’approccio di Obama alla questione: non si valuterebbe più a intervalli la bontà dell’intervento e il suo rifinanziamento, e quello americano si trasformerebbe in un impegno permanente e duraturo nel lungo periodo.

Secondo Porter, inoltre, non ci sono motivi di credere che aumentare il numero di truppe in Medioriente possa far sperare in una sostanziale sconfitta di Daesh: in Afghanistan, anche nel periodo che vide il picco massimo di soldati americani, i Talebani non sono mai stati vicini alla sconfitta.

Video tratto dal canale youtube ‘RT America’

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.