domenica, Dicembre 8

Iraq: ‘Isis è finito’

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In Iraq la moschea di Al Nuri è stata riconquistata dalle forze lealiste e la fine dell’Isis è sempre più vicina. Ad annunciare la notizia il comandante dell’offensiva governativa irachena per riconquistare Mosul, che ha confermato dunque la fine dell’assedio alla moschea Al Nuri, distrutta alcuni giorni fa, da dove nel luglio del 2014 Abu Bakr al Baghdadi proclamò la rinascita del Califfato.

Mosul è stata la capitale de facto in Iraq dell’Isis, ma da diverse settimane procede l’assedio delle forze governative e lealiste, che hanno trovato diverse difficoltà. Le forze congiunte hanno dichiarato ieri di controllare il 50% della città vecchia e che nelle mani dell’Isis resta soltanto una zona larga 850 metri e lunga 1.700. Ma ormai per i jihadisti sembra arrivata la sconfitta. E a dirlo è il primo ministro iracheno, Haider al Abadi: «Stiamo assistendo alla fine del falso Stato di Daesh (Isis), e la liberazione di Mosul lo prova. Non ci fermeremo, continueremo a combattere Daesh fino a quando l’ultimo loro sarà stato ucciso o portato davanti alla Giustizia».

E’ tornato a parlare il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, dopo gli ultimi episodi di incontri ravvicinati tra aerei dell’Alleanza e della Russia nel quadrante nord-orientale. «Nel Baltico la grande maggioranza delle intercettazioni di aerei viene fatta in modo professionale, da entrambe le parti ma alcune sono fatte in modo pericoloso e mentre intercettare gli aerei è un’attività normale, bisogna concentrarsi su come migliorare la sicurezza». «Nel Mar Baltico vediamo una maggiore attività militare. La vediamo in terra, in mare e in aria. Questo semplicemente sottolinea l’importanza della trasparenza e della prevedibilità per prevenire incidenti e, se succedono, per impedire che vadano fuori controllo e creino situazioni pericolose. Per questo vanno rispettati i diversi accordi, che richiedono trasparenza, prevedibilità e anche l’osservazione internazionale delle esercitazioni militari. Siamo trasparenti sulle nostre esercitazioni militari e chiediamo alla Russia di essere trasparente».

Nella Ue si torna a parlare di clima in vista del G20. E Angela Merkel è chiara: «Ritenere di risolvere i problemi e le sfide di oggi con l’isolazionismo è un grave errore. Il cambiamento climatico è una sfida esistenziale per il mondo. Dall’accordo di Parigi non si torna indietro e non è negoziabile». E avvisa: «Da quando gli Usa hanno deciso di lasciare l’accordo sul clima, noi europei siamo più determinati che mai a fare dell’accordo di Parigi un successo. Dall’uscita degli Usa non possiamo aspettarci colloqui facili, il dissenso è aperto. Sono determinata a portare avanti i lavori per adempiere all’accordo di Parigi».

Mentre è polemica tra Germania e Turchia. Berlino infatti non concederà al presidente Recep Erdogan la possibilità di tenere un comizio alla comunità turca sul territorio nazionale a margine del G20 ad Amburgo il 7-8 luglio. «Erdogan è un ospite importante del G20 e sarà ricevuto con tutti gli onori, ma crediamo che tutto quello che accadrà fuori da questo contesto adesso è del tutto inopportuno», ha sottolineato il ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel. Mentre l’ufficio di Erdogan fa sapere che comunque al momento «non c’è nel programma ufficiale» per il suo viaggio ad Amburgo e che eventuali incontri sono stati richiesti dalla comunità turca in Germania e non direttamente dalla presidenza di Ankara.

In Europa è anche la questione migranti a tenere banco. In particolare emerge la posizione dell’Estonia sui ricollocamenti alla vigilia della sua prima presidenza Ue e della riunione informale dei ministri dell’interno la prossima settima a Tallinn. «I ricollocamenti sono solo un aspetto su cui ovviamente ci sono difficoltà», ha spiegato il direttore per gli affari Ue del governo estone Klen Jaarats, «sono una priorità in agenda ma non ci sono sono i ricollocamenti, si possono quindi fare progressi su altri file del dossier su cui invece c’è unità».

Mentre sulla Brexit è chiaro:  «Non abbiamo ancora una visione per la futura relazione con Londra, ma per noi dobbiamo cominciare presto a discuterne e a preparaci perché è abbastanza importante avere a che fare con quella che resta la quinta più grande economia al mondo, non possiamo solo concentrarci sul passato anche se, certo, i diritti dei cittadini sono importanti».

In Gran Bretagna è il giorno del voto di fiducia sul programma anticipato dal Queen’s Speech per il governo della premier Theresa May. I quotidiani britannici segnalano divisioni dentro lo stesso esecutivo che riguardano la questione del tetto dell’1% imposto in nome dell’austerità sugli aumenti di salario dei dipendenti pubblici. La premier vorrebbe alleggerire il limite ma il cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, si oppone, nel timore di un impatto sulla tenuta dei conti pubblici nel pieno delle incertezze legate alla Brexit.

Intanto ci sono ‘progressi significativi’ nelle trattative in corso a Belfast per ricostituire un governo locale di unità nazionale nell’Irlanda del Nord fra i repubblicani dello Sinn Fein e gli unionisti del Dup. Ad annunciarlo i due rappresentanti dei governi di Londra e di Dublino, rispettivamente il ministro britannico per l’Irlanda del Nord, James Brokenshire, e quello irlandese degli Esteri, Simon Coveney. In caso di mancato accordo, si rischia l’amministrazione diretta dell’Irlanda del Nord da parte di Londra.

Nuovi scontri per Donald Trump in patria. Nel mirino stavolta sono finiti i giornalisti della ‘MsnbcMika Brzezinski e Joe Scarborough, che conducono il popolare programma ‘Morning Joe’ e che hanno criticato recentemente il presidente. «Ho sentito che @Morning Joe con i suoi bassi ascolti parla male di me (non lo guardo più). Allora come mai matta Mika con basso Q.I., insieme con psycho Joe, vennero a Mar-a-Lago per tre sere di seguito attorno a Capodanno e insistettero per unirsi a me. Lei sanguinava tremendamente in seguito ad un lifting del viso. Dissi di no!», si legge nei tweet di Trump. E intervistata su ‘Fox News‘, la vice portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders ha detto: «Trump risponde al fuoco con il fuoco».

In Asia invece, precisamente ad Hong Kong, è iniziata la visita di tre giorni del presidente cinese Xi Jinping per celebrare il ventesimo anniversario da quando Pechino ha preso il controllo dell’ex colonia britannica. La visita è stata caratterizzata da una serie di proteste, con diversi attivisti arrestati, tra cui uno dei leader, Joshua Wong. E altre manifestazioni sono in programma nei prossimi giorni.

Chiudiamo con il Venezuela, dove altri tre giovani sono stati uccisi la notte scorsa durante manifestazioni antigovernative in vari punti del Paese, portando così a 83 il numero di morti dall’inizio dell’ondata di proteste contro Nicolas Maduro, avvenuto tre mesi fa.

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