mercoledì, Febbraio 20

Iraq, Haidar al Abadi è il nuovo premier Erdogan trionfa in Turchia. Arrivano al Cairo le delegazioni di Israele e Palestina

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Haidar al Abadi

«Dobbiamo collaborare per essere uniti contro questa campagna terroristica lanciata in Iraq e per fermare tutti i gruppi terroristici». Queste le prime parole dell’esponente sciita Haidar al Abadi, incaricato di formare il nuovo governo dal presidente iracheno Fuad Masum. Ingegnere elettronico, dopo aver ricoperto il ruolo di ministro delle Telecomunicazioni nell’esecutivo di transizione guidato da Ayad Allawi nel 2003, Abadi è stato eletto tra i deputati del Partito al Dawa nel 2005. E’ stato presidente della commissione Economia e investimenti dal 2005 fino al 2010, e presidente della commissione Finanze dal 2010 in poi, mandato durante il quale ha dovuto affrontare molti “conflitti politici” riguardo alla legge di bilancio del 2013. La situazione che dovrà fronteggiare non è delle più semplici: circa 50 bambini muoiono ogni giorno per mancanza di acqua e di cibo tra le migliaia di rifugiati Yazidi in fuga dallo Stato islamico e ancora bloccati sulle montagne intorno a Sinjar.

Il segretario generale della Lega Araba, l’egiziano Nabil el-Arabi, ha parlato fermamente di «delitti terroristici equivalenti a crimini contro l’umanità, davanti ai quali non si può restare a guardare». Intanto l’avanzata prosegue, le forze curde sarebbero state sconfitte dopo una lunga battaglia nella zona di Jalawla, a poco più di 100 km a nordest di Baghdad, nella provincia di Diyala.

Recep Tayyip Erdogan, eletto oggi presidente della Turchia al primo turno, ha subito lanciato un messaggio di unità dichiarando di voler aprire «una nuova era» in un Paese molto diviso sotto la sua guida da premier. «Noi oggi chiudiamo un’era ed entriamo in una nuova», ha sostenuto in un discorso davanti a migliaia di sostenitori riuniti ieri sera ad Ankara per acclamarlo, promettendo di essere «un presidente che abbraccia con affetto tutti i 77 milioni di cittadini turchi» e mettendosi alle spalle i contrasti del passato. Erdogan ha invitato l’opposizione ad accettare un compromesso perché inizi una nuova tempo di riconciliazione sociale.

All’indomani delle prime elezioni presidenziali a suffragio universale, la Turchia ha oggi due presidenti, almeno su Twitter. Il premier Recep Tayyip Erdogan, che ha trionfato al voto, e Abdullah Gul, eletto nel 2007 e che non lascerà l’incarico prima del 28 agosto, resta infatti su Twitter con il suo incarico definito a chiare lettere: @cbabdullahgul con “cb” che sta a indicare “Cumhurbaskani”, ovvero presidente.

Le autorità egiziane hanno respinto l’ingresso nel Paese al direttore esecutivo dell’organizzazione non governativa Human Rights Watch, lo statunitense Kenneth Thomas Roth, per motivi di sicurezza. Il direttore della Ong sarebbe tornato a New York dopo aver trascorso 12 ore all’aeroporto internazionale del Cairo. Roth era accompagnato da una sua collaboratrice, Sarah Leahsally, anche lei respinta dalle autorità  egiziane. I due si erano recati al Cairo per la pubblicazione di un rapporto, prevista per domani, sulle uccisioni dei manifestanti da parte delle forze di sicurezza risalenti al 14 agosto 2013, durante una protesta contro la destituzione del presidente islamico Mohamed Morsi. E’ arrivata al Cairo oggi pure la delegazione israeliana che partecipa ai negoziati indiretti con le fazioni palestinesi per giungere ad un cessate il fuoco definitivo fra Israele e Hamas. La squadra comprende il capo dei servizi interni dello Shin Bet, Yoram Cohen, e il capo dell’ufficio politico e di sicurezza del ministero della Difesa, Amos Gilad. Il negoziato avviene con la mediazione di esponenti della sicurezza egiziana.

Secondo il portavoce delle forze armate ucraine, Andriy Lysenko, i russi hanno collocato oltre confine circa 44mila soldati, con 160 carri armati, 1.360 trasporti truppe blindati, 390 cannoni, 150 lanciatori di missili Grad, 192 aerei da guerra e 137 elicotteri d’attacco. Se la notizia troverà conferma indipendente si tratta di fatto di una potenziale forza d’invasione completa.  E mentre Mosca valuta la missione umanitaria nell’est dell’Ucraina e il numero dei soldati ucraini uccisi è salito a 568 le forze regolari ucraine si stanno «preparando per la fase finale della liberazione di Donetsk», la più importante roccaforte dei ribelli separatisti filo-russi all’est, assediata da giorni: lo ha annunciato Andriy Lysenko, portavoce del comando di quella che a Kiev è stata battezzata ‘operazione anti-terrorismo’, cioè la campagna contro le milizie secessionistiche.

La polizia del Kosovo ha oggi arrestato 40 persone, sospettate di aver combattuto al fianco di miliziani islamici in Siria e in Iraq. Dopo il caso australiano del combattente ISIL che ha messo sulla rete la foto del suo bambino che regge una testa mozzata le tensioni si spostano nei Balcani, terreno fertile a causa di una forte presenza mussulmana. Le autorità locali hanno riferito di aver sequestrato esplosivi, armi e munizioni, in una vasta operazione anti-terrorismo ancora in corso. Altri arresti saranno eseguiti nelle prossime ore. Secondo una fonte di intelligence, sarebbero tra i 100 e i 200 i kosovari impegnati nei combattimenti in Siria e in Iraq. Finora sono morti almeno 16 miliziani provenienti dell’ex regione serba a maggioranza albanese, reclutati nel Fronte Al Nusra e nello Stato islamico dell’Iraq e del Levante.

Gli Stati Uniti hanno deciso di inviare armi e munizioni alle forze curde in Iraq, che si oppongono all’avanzata dello Stato Islamico. Lo ha annunciato il Dipartimento di stato americano: «Collaboriamo con il governo iracheno per inviare armi ai curdi, di cui hanno immediato bisogno. Gli iracheno forniscono armi dai loro stock, noi facciamo lo stesso, forniamo armi dai nostri stock», ha dichiarato Marie Harf, portavoce della diplomazia americana. Sono inoltre risultati finora molto “efficaci” i raid aerei americani nell’Iraq settentrionale contro le milizie jihadiste. Le armi, come risaputo, non vengono solo vendute dal governo Usa ma usate con estrema dimestichezza dai cittadini americani: un uomo di circa 20 anni e una 18enne sono rimasti uccisi, cinque persone ferite tra cui tre bambini. È il bilancio di una sparatoria avvenuta a New Orleans (Louisiana), nel quartiere Lower 9th Ward, duramente colpito dall’uragano Katrina e ora teatro di pesante criminalità.

Dopo il primo caso sospetto di contagio da ebola avvenuto in Rwanda per uno studente tedesco sale a dieci il numero dei contagiati a Lagos, in Nigeria, dove rimane lo stato di emergenza. Il siero sperimentale americano ha baciato anche il missionario spagnolo contagiato ed ora in quarantena in patria. Un vaccino sperimentale contro il virus Ebola verrà sperimentato sull’uomo entro quest’anno. Lo hanno annunciato con un comunicato ufficiale la multinazionale britannica Gsk, che lo sta sviluppando, e il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) statunitense.

 

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