domenica, Ottobre 25

Iraq, bombe su Baghdad field_506ffb1d3dbe2

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Con l’ok della Nato, gli Usa entrano nel vivo della campagna irachena. Nella notte i raid dei caccia americani hanno raggiunto, per la prima volta, l’hinterland di Baghdad. Il Pentagono ha confermato «l’intensificarsi delle azioni contro lo Stato islamico (IS)».
Le bombe hanno colpito una postazione dell’Isis 25 chilometri a sudovest della capitale e un altro raid è stato condotto vicino al monte Sinjar, nel nord ovest dell’Iraq. Colpire Baghdad sarebbe stato necessario per difendere l’Esercito iracheno sotto attacco.
Barack Obama aveva comunque annunciato l’estensione della campagna militare, anche nel territorio siriano. Il Presidente americano ha incontrato il Generale John Allen, a capo della Coalizione internazionale contro l’IS, e con il suo vice Inviato speciale Brett McGurk, per un punto sulla situazione.
Tra i 10 membri dell’alleanza Nato contro il Califfato islamico, il Governo italiano ha fatto sapre di «non partecipare ad azioni belliche tout court». «Siamo disponibili a dare una mano a chi si assume queste responsabilità, ma non lo abbiamo fatto in altri tempi e non lo facciamo neanche adesso», ha dichiarato il vice Ministro deli Esteri Lapo Pistelli, secondo il quale «esiste un rischio molto forte di riprodurre, sotto mentite spoglie, la guerra al terrore di Bush».

Il Consiglio delle Nazioni Unite (ONU) sui Diritti umani ha denunciato nuove violenze dell’IS, nell’ultimo aggiornamento sui crimini in Siria: «Espongono deliberatamente i bambini alla violenza. I minori sono invitati ad assistere alle esecuzioni e poi ad aggirarsi tra i cadaveri crocifissi nelle piazze. L’indottrinamento dei bambini è una priorità».
«Colpiremo i santuari dell’IS in Siria» ha attaccato il Capo del Pentagono Chuck Hagel davanti al Senato americano. «Se necessario, siamo pronti a estendere il ruolo dei consiglieri militari inviati in Iraq» ha aggiunto il Capo delle forze armate Usa Martin Dempsey, mentre fuori dal Congresso americano pacifisti vestiti di bianco protestavano contro una nuova guerra in Iraq e l’invio di truppe sul campo.
I raid Usa in Iraq dall’8 agosto scorso, ha precisato la Difesa americana, sono stati «più di 160». «Gli Stati Uniti non coopereranno col regime di Bashar al Assad», ha preso le distanze Hagel. Mentre la Siria, da parte sua, ha protestato per l’esclusione alla Conferenza di Parigi sulla guerra ai jihadistii: «L’Occidente sa che il vero indirizzo dell’anti-terrorismo è Damasco, da tre anni lottiamo contro il terrorismo, siamo sinceri in questa guerra. Turchia e Arabia Saudita hanno avuto un ruolo di primo piano nel sostenere i gruppi terroristi, compreso lo Stato islamico in Siria».

Reduce da una visita in Qatar, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, riluttante a concedere alla Nato le basi militari per i raid in Iraq e in Siria, valuta di creare di una zona cuscinetto al confine turco con Siria e Iraq per frenare le infiltrazioni di miliziani jihadisti: un modo per andare tardivamente incontro al pressing americano di fermare «l’autostrada di jihadisti». Ankara sarebbe inoltra disposta ad accogliere, su loro richiesta, i leader dei Fratelli Musulmani egiziani costretti a lasciare l’Emirato del Golfo.
Sulla guerra al Califfato si sono fatti vivi anche gli affiliati maghrebini (AQMI) e yemeniti (AQPA) di al Qaida, chiamando tutti i jihadisti dello Stato islamico ad unirsi contro la coalizione anti-Isis. In un comunicato, i due gruppi hanno esortato i «fratelli mujaheddin in Iraq e nel Levante a unirsi contro la campagna dell’America e della sua coalizione diabolica», generando ancora più confusione tra gli schieramenti.
In Siria, i qaedisti del Fronte al Nusra sono rivali al Califfato islamico. Stando alle rivelazioni del quotidiano britannico ‘The Independent‘, l’al Qaeda siriana avrebbe addirittura rivolto un appello all’IS per la liberazione di Alan Henning, il secondo cittadino britannico rapito e giustiziato dai terroristi dello Stato islamico.
Ma la base della rete fondata da Osama bin Laden è molto fluida e si teme che, in Medio Oriente e in Nord Africa, molti suoi combattenti migrino, come già accaduto, tra le file dell’IS per combattere gli occidentali.

In occasione della ratifica, a larghissima maggioranza (535 sì, 127 no, 35 astenuti), del Parlamento Europeo dell’accordo di associazione con l’Ucraina, tensioni con le minoranze si sono registrate nella Crimea ritornata alla Russia
A Simferopoli la Polizia del Cremlino ha fatto irruzione nella sede del Mejlis, il Consiglio dei tatari di Crimea: una prova di forza contro il 12% della popolazione contrario all’annessione, dopo che il partito di Vladimir Putin, Russia Unita, ha stravinto le elezioni locali, conquistando 70 seggi su 75 del Parlamento regionale.
In regime di tregua fittizia, almeno altri tre civili, secondo i filorussi di Donetsk avrebbero perso la vita nei bombardamenti dell’artiglieria ucraina. E anche Kiev ha riferito di altri tre suoi soldati morti in scontri a fuoco nell’Est
Tutti i 355 deputati della Rada (il Parlamento ucraino) hanno votato per l’associazione all’Unione europea (UE): nessun contrario e nessun astenuto. Insieme con la ratifica dell’accordo, Kiev ha approvato un progetto di legge per lo «status speciale» di tre anni ad alcuni distretti filorussi di Donetsk e Lugansk e le elezioni locali anticipate il 7 dicembre.

A Bruxelles, la neo Commissione UE deve fronteggiare le prime scintille francesi contro l’austerity. «Decidiamo da soli cosa fare. Controlleremo la spesa pubblica ma sfrutteremo tutte le flessibilità dei Patti europei», ha ammonito il Premier Manuel Valls nel discorso di politica generale al Parlamento francese, «rifiutando la scelta dell’austerità, proteggiamo i più fragili, i più poveri, difendiamo il nostro modello di società».
Grande attesa in Europa, per l’esito del referendum scozzese del 18 settembre sull’indipendenza. Tutta la Gran Bretagna è in fibrillazione: il 97% degli scozzesi (4,3 milioni di persone) si è iscritto al voto, è attesa un’affluenza record.
Secondo uno studio della società londinese Chatham House, anche una vittoria di misura del no alla secessione avrebbe «significative ripercussioni per la Politica estera e la Difesa del Regno Unito». Dopo il discorso strappalacrime del Premier David Cameron alla popolazione, gli indipendentisti hanno sferrato l’ultimo blitz pubblicitario: circa 2,6 milioni di volantini e 300 cartelloni in tutta la Scozia per convincere a sbarrare «sì».

Oltreoceano, nel Brasile in piena campagna elettorale per le Presidenziali del 5 ottobre (primo turno) non si sgonfiano proteste sociali. Il clima è pessimo. A San Paolo violenti scontri si sono esplosi tra la Polizia e i senzatetto che si opponevano allo sgombero di un edificio occupato illegalmente. Sassaiole e roghi di strada hanno provocato il fuggi fuggi generale in pieno centro. Due agenti sono rimasti feriti.

 

 

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