domenica, Dicembre 8

Iran: il voto ‘libero’ delle municipali

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Venerdì si terranno le elezioni presidenziali in Iran, le 12esime nella storia della Repubblica islamica, che molti interpretano come un duello tra l’uscente e favorito Hassan Rohani e il conservatore Ebrahim Raisi. Lo stesso giorno, e pochi lo sanno, si terranno anche le elezioni locali, anch’esse molto importanti per il Paese, soprattutto per le grandi città come Teheran, in cui la scelta del Consiglio locale determina la scelta del Sindaco, ci spiega Raffaele Mauriello, professore presso l’Università Allameh Tabatabai di Teheran.

L’Iran ha tre livelli di elezioni: il primo è quello delle presidenziali, poi ci sono le elezioni parlamentari e, infine, quelle locali. Le elezioni presidenziali sono assolutamente le più importanti, ma anche quelle parlamentari sono fondamentali, perché il Parlamento in Iran è indipendente dal Governo. Proprio per questo motivo, spesso, vi sono casi in cui il Governo è rappresentato da una maggioranza conservatrice, mentre il Parlamento da una maggioranza riformista, o viceversa. “Non dobbiamo dimenticare che spesso e volentieri un’amministrazione positiva di una grande città iraniana può essere un ottimo trampolino di lancio per una carriera politica nel Governo iraniano; non a caso Mahmud Ahmadinejad, ex Presidente dell’Iran, è stato per anni Sindaco di Teheran, proprio come il candidato conservatore, poi ritiratosi, Mohammad Bagher Ghalibaf, attuale Sindaco della capitale”, prosegue Mauriello.

Le elezioni locali, anche se in Occidente ne parliamo poco, sono elezioni molto importanti. Servono per eleggere i membri dei consigli cittadini che poi, a loro volta, andranno ad eleggere i Sindaci, afferma Mauriello. “Queste elezioni sono attesissime nelle grandi città, in primis a Teheran, in cui il ruolo del sindaco è fondamentale come trampolino di lancio delle carriere politiche“. L’altra caratteristica delle elezioni locali, che differisce da quelle presidenziali, “sta nel fatto che non esiste nessun Consiglio guardiano
che determina l’idoneità della candidatura: perciò, se vogliamo, le elezioni locali sono quelle più ʹdemocraticheʹ e più libere rispetto a tutte le altre”.
I candidati alle locali non sono respinti dal Consiglio dei Guardiani, “chiunque, dunque, si potrebbe candidare a Sindaco di una città di provincia”, ci spiega Morris Mottale, professore di relazioni internazionali, politica comparata e studi strategici presso la facoltà di Scienze Politiche della Franklin University. Le “elezioni locali sono più ʹlibereʹ per il semplice fatto che esse non determinano una minaccia concreta all’establishment religioso; potrebbero arrivare a minacciare il sistema solo se da un livello locale si passasse ad un livello nazionale, anche se ciò è molto improbabile che avvenga”.

Le elezioni locali furono introdotte dalla Costituzione del 1998 -le prime si tennero nel 1999-, e nei primi decenni i Consigli cittadini e le amministrazioni locali videro spopolare i partiti riformatori, perché per la prima volta i candidati riformisti non dovettero passare al vaglio del Consiglio dei Guardiani.

I dibattiti nazionali, ci spiega Morris Mottale, hanno sicuramente un’eco nei dibattiti provinciali, in cui il 19 maggio verranno eletti i consigli cittadini. Spesso a livello locale le campagne elettorali si basano su accuse personali soprattutto in materia di corruzione, dilagante nel Paese perché i parametri del dibattito non si fondano tanto sull’ideologia dei rappresentanti, ma piuttosto sulla personalità dei candidati. “Sono molto importanti queste elezioni perché il controllo delle città determina il conseguente controllo dei fondi locali“.
Le elezioni locali a Teheran sono le più importanti perché “possono rappresentare un trampolino di lancio per una futura carriera politica nel Governo. Il Sindaco e il Consiglio della città di Teheran è molto importante perché gestisce moltissimi soldi, quasi 5 miliardi di dollari

Le elezioni locali riflettono il sistema di parentela dei vari centri di potere, infatti in Iran, conclude Mottale “la politica e la pratica religiosa è gestita da una specie di ʹclanʹ che tengono in mano il potere politico e religioso; spesso è facile sentire il nome di un candidato Ssindaco sposato, guarda caso, con la figlia un tale Ayatollah”.

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