lunedì, Gennaio 27

Iran, volo PS752 Ukraine Airlines: a proposito di un aereo che può essere scambiato per un razzo Serve domandarsi quale il livello di competenza militare e strategica che in questo momento è in possesso dell’Iran

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Abbiamo tutti motivo di essere scossi dalla perdita del volo PS752 della Ukraine Airlines, lo scorso 8 gennaio: pochi minuti dopo il decollo dall’aeroporto Khomeini di Tehran lo schianto e la perdita di 176 vite umane.

Visto l’evolversi della storia, rischiamo che di ora in ora ogni frase che scriveremo al riguardo possa essere superata da nuove rivelazioni, ma ormai anche il Presidente iraniano Hassan Rohani classificandolo ‘errore umano imperdonabile’, dopo aver prima negato ogni responsabilità, con il sostegno poco accorto della Russia, rende certa una verità assai inquietante.

Qualche riflessione ci sembra necessaria, non solo per la tragedia, ovvero per tutta una serie di elementi che concorrono ad una storia orribile e piena di interrogativi.

Lo scenario era di piena guerra: durante la notte, dalle basi iraniane venivano lanciati circa 40 missili terra-terra contro la base americana di Ayn al-Asad, nel deserto occidentale dell’Anbar, e sul sito di Erbil, nel Kurdistan iraqueno, utilizzato dal quartier generale della Coalizione internazionale anti-Isis in cui vi era anche personale italiano.

L’operazione militare iraniana è stata parte delle rappresaglie attuate dopo l’uccisione del comandante Qassem Soleimani, confermata da una rivendicazione dei Pasdaran (le Guardie Rivoluzionare) riportata dalla rete del ‘Telegram’ (un servizio di messaggistica istantanea con oltre 50 milioni di utenti in Iran). Presumibilmente gli ordigni erano del tipo Fateh 110, missili a singolo stadio a propellente solido, prodotti autonomamente, anche se alcuni analisti dichiarano che il progetto iniziale sia basato sui vettori cinesi DF-11A, capaci di trasportare anche testate nucleari. Sarebbero stati usati pure Ghiam, Fajr-3 e Fajr-5.

Ci soffermiamo su questo punto perché nei 12.000 miliardi di dollari spesi dal grande Stato islamico per la difesa, ovvero quasi il 3% del prodotto interno lordo, le forze missilistiche iraniane dell’ultima generazione sono state tutte realizzate con il supporto della Cina e della Corea del Nord. Un appunto che fa comprendere il tipo di alleanze esistenti in Medio Oriente, e il fatto che nonostante vi siano stati embarghi importanti, il vecchio Stato persiano ha comunque potuto di rifornirsi a suo piacimento di armamenti, ma di una formazione all’uso profondamente discutibile. Così, ancora una volta le limitazioni commerciali sono servite solo a opportunismi di mercato lontani da ogni etica ma, soprattutto, in contrasto con gli interessi dei propri alleati. Ma la storia è questa e in modo paradossale e dilettantistico un aereo da trasporto è stato scambiato per un caccia, dalle connotazioni e riconoscimenti completamente diversi.

A farne le spese è stato il Boeing 737-800 con le marche UR-PSR diretto a Kiev. A bordo 167 passeggeri: 73 cittadini canadesi, 71 iraniani, 15 ucraini, 8 svedesi, 6 afgani, 4 tedeschi e 3 britannici. Tutti morti, compresi i nove membri dell’equipaggio.

A scanso di equivoci teniamo a dire che l’aereo colpito non va confuso con il Boeing 737-MAX 8, recentemente messo a terra per indagini in corso a seguito di incidenti accaduti. Al momento ne sono stati prodotti 4.700 esemplari dal 2006 e quello ucraino, che faceva parte di una flotta di 24 gemelli, era stato consegnato il 21 giugno 2016.
Da subito le autorità iraniane, alle quali compete il compito nel condurre le investigazioni, hanno negato la consegna dei registratori di bordo ai reparti statunitensi, dove ha sede il costruttore dell’aereo, ma del resto, poiché la macchina non è stata registrata negli Stati Uniti, né ha atterrato o decollato da aeroporti dell’Unione, la National Transportation Safety Board non ha giurisdizione. E poi, date le tensioni tra i due Paesi, avrebbe poco senso una richiesta di collaborazione alle indagini così di parte.

A questo punto è necessario comprendere cosa sia accaduto e se è vero che l’ipotesi di guasto ai motori è sfumata, ma anche quella di un attacco terroristico, ora si dice che il missile che ha provocato il disastro è di appartenenza iraniana, forse un Tor-M1 lanciato da un SA-15 di fabbricazione russa. Dunque, non uno di quelli della batteria lanciata contro il territorio iracheno, ma un pezzo montato su un carrarmato parcheggiato a poca distanza dall’aerostazione civile.

Le azioni di guerra sono tutte sporche, lo sappiamo e non ne salviamo nessuna.

Quello che, però, ci domandiamo, è il livello di competenza militare e strategica che in questo momento è in possesso dell’Iran, popolazione di grande storia e di indiscusse origini nobili. Possiamo prendere atto delle parole del generale iraniano Amirali Hajizadeh, secondo cui la risposta -a cosa non si sa- è avvenuta in un momento in cui la possibilità di un conflitto tra Stati Uniti e Iran era a un livello senza precedenti. Ma pure ci chiediamo: è lecito dare posizioni così decisionali a personale tanto approssimativo?
E ci poniamo questa domanda, perché se un comando militare non è in grado di coordinarsi con il proprio Stato Maggiore e fa partire da un semovente un proiettile in grado di abbattere un aereo di 170 tonnellate, che affidabilità avrà una governance in possesso di un ordigno nucleare?

Bene. Su questo non vi è dubbio. Ma poiché sappiamo che nel contenzioso vi è una sproporzione di forze tale da non giustificare la risposta alle provocazioni, possiamo ricordare a chi spadroneggia con le armi dei propri arsenali che a volte anche un topolino può mettere in crisi il passo di un elefante? E vogliamo ricordare a chi vanta il miglior esercito del mondo, le migliori università e le istituzioni più efficaci, che proprio grazie a tanta superiorità le controversie vanno risolte a tavolino e non sui campi di battaglia, inzuppando la terra di tanto sangue innocente? Perché, ricordiamo un meraviglioso proverbio del sud Italia, riportato dalla saggezza di contadini che osservavano gli animali da soma portar l’acqua nei grossi contenitori appesi alle selle: quando gli asini litigano, sono i barili a rompersi.

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