giovedì, Giugno 20

Iran – USA: nuovo incidente nel Golfo dell’Oman Gli Stati Uniti puntano già il dito contro Teheran

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Tre esplosioni sono scoppiate a bordo della petroliera Altair, battente bandiera delle Isole Marshall, nel Golfo dell’Oman, per il quale passa il 35% del petrolio mondiale, dove un’altra nave delle tedesca Bernhard Ship Management ha preso fuoco. Lo ha affermato l’Autorità marittima di Oslo, indicando che a bordo della nave, battente bandiera di Panama, della compagnia norvegese Frontline, carica di 75 mila tonnellate di nafta, non è rimasto ferito alcuno. «La nave è stata attaccata alle 6.03 del mattino, in un’area tra gli Emirati arabi e l’Iran».  «L’equipaggio è composto in gran parte da persone provenienti da Russia, Georgia e Filippine», ha detto un portavoce mentre la compagnia energetica statale taiwanese CPC, che aveva commissionato il trasporto della nafta a bordo della nave, ha affermato che la Altair potrebbe essere stata colpita da un ‘siluro’, ma non è stata affondata.

Gli attacchi sono stati preparati e hanno causato il ferimento di un marinaio sulla Kokuka, carica di metanolo che però è salvo. Dopo il primo attacco, «il nostro equipaggio ha messo in atto manovre di fuga, ma tre ore più tardi è stata colpita nuovamente. A quel punto era pericoloso restare a bordo», ha raccontato Yutaka Katada, presidente della compagnia giapponese Kokuka SangyoUna unità della provincia di Hormozgan della marina di Teheran ha soccorso 44 membri degli equipaggi delle due petroliere in fiamme e li ha trasferiti nel porto di Bandar-e-Jask. Pure la Quinta flotta Usa ha affermato di aver ricevuto una richiesta di aiuto dalle due navi, precisando che si è trattato di «due allarmi distinti, uno alle 6.12 del mattino e un altro alle 7 (ora locale). Le navi americane si sono recate sul posto e forniscono assistenza». Sul caso indaga anche lo United Kingdom Maritime Trade operations, organismo per la sicurezza dei commerci navali inquadrata nella Marina militare britannica.

Nuove tensioni tornano a caratterizzare l’area, soprattutto i rapporti tra Washington e Teheran. Il Ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, ha definito ‘sospetti’ gli attacchi alle due petroliere nel Golfo: «i riferiti attacchi a cargo legati al Giappone sono avvenuti mentre il premier di Tokyo, Shinzo Abe, sta incontrando il leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei per colloqui approfonditi e amichevoli» ha scritto in un tweet, affermando che «dire che è sospetto non è abbastanza per descrivere ciò che probabilmente è successo questa mattina. Il Forum di dialogo regionale proposto dall’Iran è imperativo». Anche il Presidente iraniano Hassan Rohani ha sostenuto che «la sicurezza è di grande importanza per l’Iran nella delicata regione del Golfo Persico, nel Medio Oriente, in Asia e nel mondo intero. Abbiamo sempre cercato di assicurare pace e stabilità nella regione».

Ma gli Stati Uniti puntano già il dito contro l’Iran:  il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha accusato Teheran di essere «responsabile»  annunciando che la risposta americana sarà «economica e diplomatica». Anche Arabia Saudita ed Emirati arabi accusano l’Iran che userebbe gli attacchi per ricordare a Trump che è tutt’altro che economico portare avanti lo scontro con Teheran. Mentre il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha dichiarato che «il mondo non può permettersi un conflitto di vasta scala nel Golfo». E proprio alle Nazioni Unite si discuteranno gli sviluppi della vicenda durante una riunione del Consiglio di sicurezza convocata d’urgenza.

«Nessuno per ora ha informazioni sulle cause e su cosa ci sia dietro. Non si possono fare dichiarazioni affrettate» ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. Il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, ha invitato a chiesto a tutte parti in causa di evitare tutte le ‘provocazioni’: «La regione non ha bisogno di nuove cause di destabilizzazione e tensione e, pertanto, l’Alto rappresentante rinnova la sua richiesta di massima moderazione e di evitare qualsiasi provocazione. Stiamo raccogliendo informazioni su questo incidente», ha detto la sua portavoce Maja Kocijancic.

Gli attacchi a largo dell’Oman giungono dopo un mese da quelli del 12 maggio scorso, quando quattro petroliere (due saudite, una emiratina e una norvegese) furono sabotate al largo di Fujairah. Attacco che è stato attribuito dagli Stati Uniti all’Iran, pochi giorni dopo la fine delle esenzioni per le sanzioni sul petrolio iraniano. Nelle ore successive c’era stato un attacco alla condutture petrolifere saudite da parte dei ribelli Huthi dello Yemen. Nelle stesse settimane, nel Golfo, Washington ha inviato portaerei Abraham Lincoln, base per 40 cacciabombardieri. Gli incidenti di oggi avvengono nel giorno in cui il premier giapponese, Shinzo Abe, incontra il presidente iraniano Hassan Rohani, per riprendere il dialogo con gli Stati Uniti sul nucleare.

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