venerdì, Settembre 18

Iran – USA: l’insostenibile leggerezza dell’Europa Le responsabilità dell’Europa in quanto sta accadendo tra Iran e USA. L’impotenza e l’inettitudine UE destinate a non più durare

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Soleimani Martire’, così si chiama l’operazione lanciata questa notte, nell’ora in cui lo scorso 2 gennaio è stato ucciso il generale Qassem Soleimani, contro gli USA, responsabili dell’assassinio.

Circa 20 missili balistici hanno colpito le basi di al-Asad, nella provincia occidentale di Al-Anbar, ed Erbil, nel nord dell’Iraq, che ospitano truppe degli Stati Uniti in Iraq.

Teheran ha immediatamente diffuso la notizia chiarendo, attraverso il Ministro degli Esteri, Javad Zarif, che si è trattato di «misure proporzionate di legittima difesa nel rispetto dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite» e ha sottolineato che l’Iran «non vuole la guerra né l’escalation» ma «si difenderà da ogni aggressione». L’Iran, insomma, ha scelto la chiarezza: la sua reazione, la risposta che non poteva non dare, è stata diretta -non, come ipotizzavano alcuni, attraverso la schiera di forze alleate che Soleimani ha contribuito a costruire in giro per il Medio Oriente- in Iraq, ovvero sul terreno sul quale erano stati attaccati, e mirata contro gli Stati Uniti.
Se gli Stati Uniti hanno «tagliano la mano» al generale Qassem Soleimani, «l’Iran risponderà tagliando loro le gambe», ha dichiarato il Presidente iraniano Hassan Rohani, commentando il lancio di missili. L’attacco missilistico sferrato dai Guardiani della rivoluzione iraniana (Pasdaran) contro le basi militari americane in Iraq ha mostrato solo «una minima parte delle capacità delle forze armate» dell’Iran, ha dichiarato il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane, il generaleMohammad Hossein Baqeri. «La risposta iraniana a qualsiasi cattiveria commessa dagli Stati Uniti sarà ancora più forte e più violenta», ha proseguito. Secondo dichiarazioni di queste ore, almeno un centinaio di opzioni sarebbero in analisi da parte delle forze iraniane, attacchi molto più devastanti di quello di questa notte, che, secondo gli iraniani è stato il minimo tra le opzioni disponibili.

Qualsiasi misura di ritorsione degli Stati Uniti contro gli attacchi missilistici iraniani contro obiettivi americani in Iraq avrebbe una una nuova risposta. Lo assicurano i Pasdaran iraniani attraverso la tv di Stato. «Gli americani ora sanno che le loro basi possono essere prese di mira dall’Iran … Le loro basi saranno prese di mira se gli Stati Uniti risponderanno agli attacchi missilistici dell’Iran in Iraq».

Un alto funzionario dell’ufficio della guida suprema, Ayatollah Ali Khamenei, ha assicurato che la risposta dell’Iran all’uccisione del generale Qassem Soleimani è stata finora la più debole tra quelle di cui Teheran può essere capace, un«primo schiaffo», ma «non è ancora abbastanza»,Khamenei.
Insomma, siamo solo all’inizio di quella che sembra essere molto più di una risposta, dovuta dall’Iran e attesa dalla comunità internazionale. Se ora a questa prima risposta seguiranno attacchi similari o se davvero Qassem Soleimani diverrà l’arciduca Francesco Ferdinando del Medio Oriente sembra dipendere non soltanto dai due protagonisti, Iran e Stati Uniti, ma da un insieme di forze e soggetti, tra questi l’Europa.

Le responsabilità dell’Europa in quanto sta accadendo non sono da poco. La prima responsabilità è stata l’inerzia dinnanzi al ritiro americano del 2018 dall’accordo sul nucleare.L’Europa era garante dell’accordo e non ha risposto all’uscita degli Stati Uniti. Nel momento in cui gli Stati Uniti sono usciti dall’accordo, l’Unione Europea avrebbe dovuto mettere in campo azioni volte a sanzionare tale atto.

Oggi l’Europa brilla per la sua inettitudine. Finora l’Europa ha «gestito la propria impotenza nella regione», afferma Jan Techau, del German Marshall Fund. Ora avrà la responsabilità di quanto accadrà nell’area e dentro i suoi stessi confini.
Oggi la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in una conferenza stampa al termine di una riunione straordinaria del collegio dei commissari ha dichiarato che «Il collegio ha analizzato le conseguenze potenziali dell’attuale crisi sull’Unione europea, per esempio nei settori dell’energia e dei trasporti, del vicinato e delle migrazioni, ma anche per gli sviluppi economici, la stabilizzazione e la ricostruzione che l’Ue sta facendo in questa area«». L’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Joseph Borrell, ha parlato di sviluppi «estremamente preoccupanti», di attacchi «un nuovo esempio di escalation e scontro più duro», sottolineando, per altro, che «l’attuale situazione mette a rischio gli sforzi fatti sinora e ciò è importante anche per la coalizione anti-Isis».

Alla base dell’inattività della UE, la sua incapacitàdi parlare con una sola voce. Techau afferma che finché agli europei viene chiesto di ‘rifiutare’, possono parlare in modo relativamente uniforme, ma «non appena si tratta di diventare effettivamente attivi nella regione», l’unità si sgretola rapidamente.

«L’Europa deve trovare un ruolo nel modo in cui adotta un approccio globale alla stabilità nella regione. Come può usare i pochi strumenti che ha, dalle sue capacità diplomatiche, alla sua forza di mercato alle sue scarse capacità militari? e questa è la grande sfida per gli europei», afferma Techau. «L’Europa è donatore molto, molto grande nella cooperazione allo sviluppo, ha anche forze di mercato attraverso il loro grande mercato interno, che non è del tutto irrilevante nella regione, ma non riesce implementare il tutto e trasformarlo in influenza geopolitica nella regione», incidere negli accadimenti.

Secondo Techau, l’accordo sul nucleare a questo punto è morto, morto definitivamente, piuttosto si tratta di capire se la questione nucleare è quella decisiva nella regione o «se gli europei non hanno sempre riposto la loro fiducia nel cavallo sbagliato e, a causa della loro impotenza, hanno posto questa iniziativa diplomatica al centro delle loro attività» dimenticando «che c’è una guerra molto dura nella regione per il potere egemonico,cioè per il dominio iraniano nella regione».

In tutto questo, vi è poi il dubbio sul fatto se davvero gli USA abbiano una strategia per il Medio Oriente o se solo, ancora, come sempre, puntino esclusivamente al petrolio, e nell’era di Trump lo facciano senza una vera, solida strategia.

L’Europa deve «cercare di difendere i suoi interessi, anche e soprattutto quando non coincidono con quelli americani. La difficoltà, èrestare uniti a 27 su una posizione chiaramente dialettica rispetto a quella di Washington. E a quella di Londra, che è oramai fuori dalla famiglia europea», ha ammonito Emma Bonino.

Nei prossimi giorni si vedrà quanto la UE riuscirà difendersi, il rischio evidenziato dai più è che sia già troppo tardi per recuperare una parvenza di credibilità in quella regione. A maggior ragione se, come sembrano esserci le condizioni, in Iraq scoppiasse una nuova guerra civile.

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