giovedì, Aprile 2

Iran: una crisi economica che morde l’Europa La crisi economica in Iran ha scatenato proteste tra i baazari di Teheran, ma il problema rimane la passività di Brussels. Intervista a Raffaele Mauriello, professore presso l’ Università Allameh Tabataba’i

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Con l’eliminazione dell’Iran dalla Coppa del Mondo l’attenzione popolare iraniana è tornata a spostarsi dai campi della Russia al bazaar di Teheran, dove si sono riversate centinaia di persone per protestare contro un peggioramento della situazione economica. L’impatto della decisione degli Stati Uniti di uscire dall’accordo sul nucleare è stato significativo. Oltre ad un pesante crollo del Rial, la moneta iraniana, scesa ai suoi minimi storici, con un cambio formale con il dollaro a 1:90.000 Rial, anche la disoccupazione ha raggiunto il 12,3% e si prevede che arrivi al 20% entro la fine dell’anno.

Le proteste, organizzate e portate avanti dalla classe media dei commercianti potrebbero avere delle conseguenze importanti non solo per l’economia del Paese, ma anche per il suo futuro politico. Il primo sul banco degli imputati è proprio il Presidente iraniano Hassan Rouhani, a solo un anno dalla riconferma del suo mandato dopo le elezioni del 2017. La serie di riforme economiche e liberalizzazioni con un’apertura ai mercati esteri e agli investimenti stranieri non hanno convinto totalmente la borghesia iraniana. La firma dell’accordo nel luglio 2015 non è stata ben vista dall’ala più conservatrice dell’establishment iraniano, che ha sempre accusato Rouhani ed il suo entourage di essersi piegato ai dettami dell’Occidente.

Inoltre, non mancano gli attacchi da oltre oceano con Mike Pompeo, Segretario di Stato degli Stati Uniti, che continua a far ricadere sulle azioni dell’Iran in Siria ed Iraq le ragioni di questa sua profonda crisi economica, affermando come «le proteste in Iran non dovrebbero sorprendere nessuno. Gli iraniani stanno chiedendo ai loro leaders di condividere il benessere del Paese e di rispondere ai loro bisogni legittimi». Pronta la risposta di Rouhani,«accettiamo i nostri problemi e la pressione, ma non sacrificheremo la nostra indipendenza».

Per alcuni analisti, come scrive Annalisa Perteghella dell’ISPI, «uno degli scenari che potrebbe diventare probabile se la tensione dovesse continuare a crescere, è la caduta del Governo di Rouhani. Oltre alle minacce di impeachment, vi è infatti chi già chiede un rimpasto di Governo o dimissioni e elezioni anticipate».

Per fare luce sulla crisi economia iraniana e l’origine delle ultime proteste, e per poter avere un quadro sul futuro del Paese ci siamo fatti aiutare da Raffaele Mauriello, professore alla facoltà di letteratura Persiana e lingue straniere presso l’Università Allameh Tabataba’i di Teheran.

 

Da cosa nascono le proteste di questi giorni?

La questione è un pò complessa. Ci sono varie ragioni per cui gli iraniani possono protestare, il movente principale, come è quasi sempre stato in Iran, è quello di natura economica. Soprattutto durante la Presidenza Rouhani, tutte le proteste sono state di natura economica. Il Presidente ha liberalizzato l’economia, soprattutto quella di basso livello, ovvero i commercianti, i ristoranti, mentre quella di grande livello è ancora in mano ai Guardiani della Rivoluzione e all’apparato che Governa il paese. C’è stato un cambio dalla Presidenza Ahmadinejad a Rouhani in termini di crescita economica. L’Iran a partire dalla rivoluzione ha sempre avuto crescita economica. La stabilizzazione della crescita è forse una delle ragioni dell’attuale crisi, una crisi che è legata al cambio, perchè la moneta nazionale ha perso moltissimo rispetto all’euro e al dollaro e si è quindi avuto un assesstamento della crescita. Ed è una delle spiegazioni più credibili in realtà rispetto a quello a cui si assiste negli ultimi giorni. Questa crescita ha raggiunto il picco, soprattutto ora che Donald Trump sta per reimporre le sanzioni; se fossimo in un contesto in cui l’accordo internazionale tra l’Iran e 5+1 funzionasse tutto sarebbe diverso. La crescita sta scendendo in un contesto in cui c’è una forte inflazione. La classe baazari, quella dei commercianti, sicuramente ha dei problemi, legati per esempio al settore della telefonia, delle automobili e stiamo parlando in entrambe i casi di prodotti di importazione. Nel momento in cui la moneta si dimezza, l’Iran ha già stabilito un doppio mercato della moneta estera e adesso lo sta ufficializzando. L’Iran è ancora sostanzialmente un Paese esportatore di petrolio, e negli ultimi tempi di gas, ma non esporta molto più di questo. L’Italia nel 2017 è stato il principale partner economico dell’Iran, dove il 90% dell’interscambio era petrolio e prodotti relativi al petrolio. L’Iran non esporta molto altro, ed essendo molti prodotti importati con con moneta estera, normalmente il dollaro, il dimezzamento della moneta nazionale rispetto al dollaro, questi prodotto sono fondamentalmente diventati inaccessibili per l’iraniano. Le proteste nel bazaar si spiegano anche in termini del fazionalismo interno legato al potere iraniano. Ci sono delle basi economiche, ma va anche considerato che siamo nella seconda Presidenza Rouhani e in certo qual modo, apparentemente, il principale elemento per cui Rouhani si è proposto, ovvero l’accordo sul nucleare, è fallito. Sicuramente aiuterà in un lungo termine perché ha dato credibilità all’Iran, ha riaperto il Paese dopo che la vendita di petrolio era stata bloccata ad un milione di barili al giorno. Quindi una parte delle proteste si spiegano con un fazionalismo interno all’Iran, dall’altra parte ci sono dei problemi economici nonostante vi sia ancora crescita; infatti se si vanno a vedere i dati macroeconomici sono positivi, però chiaramente c’è una forte inflazione.

Chi c’è dietro a queste proteste? Sono spontanee?

In realtà in Iran non sono quasi mai spontanee. C’è sempre un’organizzazione dietro. É sempre difficile avere elementi concreti in questo senso. Conoscendo il bazaar di Teheran si possono dedurre delle conclusioni. Vorrei però chiarire che ad oggi, il bazaar di Teheran non è il motore commerciale del Paese a discapito di tutti quei discorsi orientalisti verso l’Iran che si leggono molto spesso su alcuni giornali. Dire che adesso la protesta dei bazaari condurrà ad una rivoluzione mi sembra alquanto ridicolo. Rappresentano comunque un indicatore di quello che succede in Iran. Il bazaar è per definizione considerato un ambiente più conservatore proprio a causa della sua posizione in uno dei quartieri più popolari nel sud della città. È una forza sostanzialmente conservatrice del Paese e in questo senso uno potrebbe immaginare una relazione diretta tra i commercianti del bazaar e i Guardiani della Rivoluzione. Chiaramente è possibile che forze ultraconservatrici, quelle forze apertamente contro gli Stati Uniti, che per esempio preferiscono avere un commercio con l’Asia piuttosto che con l’Europa, possano aver istigato questo tipo di proteste. Però dire che sicuramente è così è un’altra questione, non ci sono certezze al momento. Il malcontento però è reale, moltissime persone non rivoterebbero Rouhani che ha perso credibilità da tempo. Nonostante infatti abbia liberalizzato il Paese, riguardo all’attuale crisi è da molto tempo che continua a ripetere che non esiste una crisi dell’acquisto della moneta estera, un’affermazione chiaramente falsa. È vero che non c’è un problema rispetto al fatto che l’Iran ha delle importantissime riserve di moneta estera e di oro. Ed è vero che una parte dell’inflazione sulla moneta è dovuta agli stessi iraniani. L’Iran non è un Paese molto business friendly, ci sono pochi modi per fare soldi in Iran. Se uno ha dei soldi e li vuole investire ha poche opzioni: comprare una casa o mettere i soldi in banca. Fino a due anni fa quando la banca ti dava il 20% sulla moneta nazionale molte persone portavano il loro denaro in banca ma poi, con la crisi del sistema bancario, molte persone hanno ritirato i soldi investendoli nell’immobiliare che ha conosciuto una crescita vertiginosa dei prezzi degli appartamenti. Nel momento in cui la moneta nazionale ha iniziato a perdere valore, molti iraniani sono andati a comprare moneta estera favorendone l’inflazione. Da una parte si spiega dunque questa inflazione con il loro stesso atteggiamento e dall’altra è guidata da alcuni movimenti, probabilmente voluti anche dagli Stati Uniti. Però il malcontento è reale ed è certamente di natura economica perché, dal punto di vista della liberalizzazione dell’ambiente, il Governo Rouhani ha fatto bene.

Potremmo assistere ad un cambio al vertice con un impeachment di Rouhani?

Già nelle presidenze passate, come quella di Mohammad Khatami, Mahmoud Ahmadinejad, e persino con Akbar Rafsanjani, si era parlato di una tale ipotesi che non si è mai concretizzata, non essendo un’ipotesi credibile. È possibile possano esserci dei cambi all’interno del Governo, con una sostituzione del Ministro dell’economia, piuttosto che del Direttore della Banca Centrale Iraniana. É possibile che la Guida Suprema, Ali Khamenei, possa scegliere delle persone a lui più vicine in questi settori. Oppure potrebbero farsi avanti i Pasdaran che, per vari motivi, soprattutto durante il periodo di Mahmoud Ahmadinejad, avevano apertamente gestito le sanzioni. Infatti, oltre ad essere un esercito di intervento e difesa del Paese, sono anche un elemento fondamentale dell’economia iraniana. É chiaro che vi sia un’effettiva decrescita all’interno della crescita, una crescita che si aggira intorno al 3%.  Una cifra troppo bassa per un un Paese come l’Iran, che deve crescere molto di più per poter essere maneggiabile in termini economici. Rouhani rimarrà fino alla fine del mandato, in scadenza tra poco più di due anni; le proteste come quelle del bazaar sono normali in Iran. Per avere delle proteste maggiori, soprattutto a Teheran, c’è bisogno che la piccola-media borghesia scenda in strada, e onestamente lo vedo molto difficile.

Quali sono state le mancanze dell’Europa rispetto all’accordo sul nucleare?

L’attuale Governo ha puntato moltissimo sull’Europa. C’è un gruppo che guarda molto all’Asia, Cina e Russia, che propende per aumentare i rapporti in questo contesto, c’è un gruppo che guarda all’America Latina, ma relativamente, soprattutto con Ahmadinejad, e c’è un gruppo che guarda all’Europa, che è l’attuale Governo. Rouhani ha puntato moltissimo sull’Europa. Per esempio l’Italia è stata nel 2017 il primo partner commerciale dell’Iran, seguita da Francia, Germania e Spagna. L’ENI è nata sostanzialmente con due contratti, uno con l’Iran, all’epoca dello Shah, firmato da Mattei, e uno con l’Egitto. L’ENI è stato presente in Iran anche sotto le sanzioni, però, sul sito dell’ENI l’Iran è scomparso, sono scomparsi dati e statistiche. L’Iran è stato l’anno scorso il secondo Paese da cui l’Italia ha importato petrolio dopo l’Azerbaijan. L’Europa sta fallendo completamente come politica estera; l’accordo sul nucleare con l’Iran è stato il primo e unico vero successo a livello internazionale portato avanti dall’Unione Europea e l’UE non lo sta difendendo. Hanno annunciato delle azioni concrete, però gli Stati Uniti sono concretamente usciti dall’accordo, hanno concretamente detto che introdurranno una serie di sanzioni e l’Europa non sta facendo assolutamente nulla, siamo in un ritardo enorme, stiamo perdendo moltissimo in termini di gruppi moderati in Iran e non mi sembra una situazione su cui essere ottimisti. L’Europa potrebbe fare molte cose, ma il tempo passa. Stiamo fallendo con gli iraniani, con la borghesia iraniana che ha guardato sempre con estremo interesse all’Europa, e stiamo perdendo credibilità come potenza internazionale che probabilmente non saremmo mai purtroppo.

Perché rispetto ai suoi rapporti con l’Iran, l’Unione Europea non riesce a controbilanciare l’influenza statunitense?

Perchè l’Europa è un paradosso. È nata come un progetto commerciale e ha deciso di dotarsi di una politica estera unitaria, ma non si è dotata di sistemi di difesa di natura economica come succede per gli Stati Uniti. L’Iran era sotto vari tipi di sanzioni, alcune unilaterali degli Stati Uniti, alcune dall’Europa e altre poste dalle Nazioni Unite. Queste ultime contro il programma nucleare iraniano sono state completamente tolte, non ci sono più sanzioni di diritto internazionale da parte dell’ONU contro il programma nucleare civile dell’Iran. Gli Stati Uniti stanno per imporre delle sanzioni che sono sempre di natura primaria e secondaria, ovvero, che qualsiasi impresa che commercia in dollari o che ha un rapporto di almeno 10% con gli Stati Uniti o che utilizza componenti fatte negli Stati Uniti può essere messa sotto sanzioni unilaterali dagli Stati Uniti. In tal senso l’Europa non ha nessun sistema di difesa, ed è una situazione assurda. Non puoi controbattere alle decisioni degli Stati Uniti se non si propongono delle legislazioni, legislazioni che la UE ha proposto solo per le piccole-medie imprese, che sono sì fondamentali, però lasciano fuori le grandi aziende come Total ed ENI, che stanno abbandonando il mercato iraniano e non si parla nemmeno di farle rimanere. Se l’Europa è fatta solo di burocrazia, perlomeno che funzioni almeno l’apparato burocratico. L’Unione Europa deve farsi avanti, dotarsi di strumenti per proteggere i nostri interessi economici, politici e geo-strategici. Creare crisi in Iran significa creare crisi nel vicino oriente, che è un vicino oriente per l’Europa, di certo non per gli Stati Uniti che hanno un oceano in mezzo. Come ha più volte affermato Federica Mogherini la questione non è solo commerciale, infatti l’Iran non è un partner importantissimo per l’Europa, ma è una questione di sicurezza, è geostrategica, ha una funzione geopolitica forse tra le più importanti,  se non la più importante della regione. L’Iran si trova in una posizione fondamentale tra vicino oriente, mondo arabo, mondo turco, mondo indiano, è vicino alla Russia e può fare da bilanciamento con la Cina. Come Unione dal punto di vista geopolitico stiamo fallendo completamente, tra l’altro sull’unica questione in cui avevamo dimostrato a livello internazionale di essere capaci di cooperare in maniera efficace. Abbiamo ottenuto un accordo diplomatico, ma non abbiamo messo in campo nessun meccanismo di natura economica per difenderlo.

Quale potrebbe essere lo scenario nei prossimi mesi?

Sicuramente potremmo assistere ad altre proteste. Per quanto riguarda questa crisi della moneta sono stati creati vari cambi. C’è un cambio ufficiale per i prodotti di commercio aiutato dal Governo che è 1 a 4. Il cambio non ufficiale è di 1 a 8 o 1 a 10. Il Governo riconosce questo fatto e creerà dei meccanismo ufficial  che permetteranno ad aziende iraniane di rapportarsi con aziende estere e di decidere un cambio. Tra l’altro è ancora in vigore il blocco finanziario che impedisce all’Iran di fare transazioni, anche se almeno in tal senso l’Italia si è mossa, si è dotata di un meccanismo, perchè, come ripeto, abbiamo dei grandi interessi verso questo Paese. Per noi l’Iran è al 12° posto tra i Paesi extra-europei in termini di interscambio. É un partner potenzialmente molto importante che non riesce a crescere, da una parte per problemi propri, dall’altra per questo atteggiamento degli Stati Uniti legato all’Arabia Saudita e ad Israele, a delle dinamiche che vanno contro i nostri interessi nazionali come Italia e come Unione Europea. Se continuerà a crescere il malcontento, vedremo più proteste soprattutto a livello di province e continueranno ad esserci attacchi rivolti al Presidente. Ci sarà un riposizionamento,quasi sicuramente dell’Iran verso l’Asia, se l’Unione Europea non si doterà di questi meccanismi.

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