mercoledì, Novembre 25

Iran-Russia-Turchia: ‘In Siria niente soluzione militare, solo politica’ Libia: 'Se le elezioni in Libia non saranno trasparenti, il mio esercito le farà naufragare'

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I presidenti di Iran, Russia e Turchia si sono incontrati a Teheran per discutere della guerra in Siria e, in particolare, della possibilità di un’offensiva militare su Idlib, zona affidata al controllo turco secondo gli accordi di Astana raggiunti proprio tra Mosca, Teheran e Ankara.

Il presidente russo Vladimir Putin ha ribadito che a Idlib i terroristi stanno preparando provocazioni anche con l’uso di armi chimiche. «La nostra priorità assoluta è quella di liquidare completamente i terroristi in Siria. Recentemente, con l’assistenza delle forze aeree russe, è stata liberata la parte sud-ovest del Paese. L’obiettivo di questa fase è quello di cacciare i miliziani dalla provincia di Idlib: la loro presenza è una minaccia diretta ai civili siriani e agli abitanti di tutta la regione», ha detto Putin, mentre Recep Erdogan ha continuato a ripetere: «Vogliamo evitare un’ondata di rifugiati verso la Turchia in fuga dall’offensiva governativa».

«Gli interventi degli Usa in Siria deve cessare immediatamente», ha detto il presidente iraniano Hassan Rohani, secondo cui «la guerra e lo spargimento di sangue in Siria stanno per finire». Tanto che poi nella dichiarazione finale i tre Paesi hanno confermato: «Non può esserci una soluzione militare al conflitto in Siria ma solo attraverso un processo politico negoziato».

«La Libia è uno scenario di crisi pesante, perché c’è una situazione di conflitto». A dirlo il ministro degli Affari esteri, Enzo Moavero Milanesi. «Tuttavia, noi pensiamo che l’azione che sta svolgendo l’Onu sia non solo positiva, ma sul terreno abbia provato di poter arrivare anche a un risultato: la tregua, che come tutte le tregue ha i suoi momenti di fragilità, però sta funzionando e questo dimostra la volontà di arrivare alla stabilizzazione del Paese. Poi, secondo noi, è la base essenziale per poter svolgere quel grande appuntamento di democrazia che sono le elezioni». Mentre sui migranti ha detto: «E’ una situazione complessa sulla quale l’Europa fatica a trovare una sintesi. Continueremo a far valere le nostre posizioni che poi sono anche positive per l’Europa perché ci si doti di una vera politica sull’immigrazione. Ed il bilancio dell’unione sia adeguato alle ambizioni che l’Unione intende avere».

Intanto il generale Khalifa Haftar ha avvertito che se le elezioni in Libia non saranno trasparenti, il suo esercito le farà naufragare. Haftar ha ribadito di essere il primo a volere le elezioni ma che è pronto ad entrare in azione qualora ci fosse qualcosa di ‘strano’.

Parlando di Libia, arriva l’appello di Medici Senza Frontiere: migliaia di rifugiati, migranti e richiedenti asilo arbitrariamente detenuti nei centri di detenzione libici devono essere immediatamente rilasciati e evacuati dal Paese. In particolare l’organizzazione esorta l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e Paesi sicuri ad organizzare rapidamente l’evacuazione.

Andiamo in Brasile, perché i principali candidati alla presidenza nelle elezioni del prossimo 7 ottobre hanno sospeso le loro attività di campagna elettorale dopo l’attentato subito ieri da Jair Bolsonaro, il deputato del Partito Social Liberale (Psl, estrema destra) in testa ai sondaggi sulle intenzioni di voto. Nell’ultimo sondaggio, il primo dopo la bocciatura della candidatura di Lula, Bolsonaro era in testa con il 22% dei voti.

Negli Usa invece la senatrice progressista Elizabeth Warren, potenziale candidata dem per la Casa Bianca nel 2020, invoca apertamente l’emendamento 25, che consente la rimozione del presidente. «Se alti dirigenti dell’amministrazione Trump pensano che il presidente degli Stati Uniti non sia in grado di fare il suo lavoro, allora dovrebbero invocare il 25/mo emendamento», ha detto alla Cnn. Mentre il presidente è tornato a mobilitare la sua base elettorale in vista delle elezioni di Midterm a novembre: «Impeachment?  Sarà colpa vostra, perché non siete andati a votare».

Al confine di Gaza, dodici palestinesi sono rimasti feriti dall’esercito israeliano nel corso di incidenti nel contesto di manifestazioni organizzate da Hamas come protesta per il mancato raggiungimento al Cairo di nuovi accordi di tregua.

Chiudiamo con il caso Skripal, perché si alzano i toni della contesa tra Gran Bretagna e Russia per il tentato avvelenamento nervino dell’ex spia e di sua figlia Iulia avvenuto il 4 marzo a scorso a Salisbury, dopo l’incriminazione di due sospetti esecutori indicati da Londra come agenti del Gru. Fonti anonime della sicurezza britannica, citate dal Times, sostengono che l’uso sconsiderato dell’agente chimico individuato come una tossina di tipo Novichok avrebbe potuto fare una strage. E uccidere fino a 4.000 persone.

Russia poi ancora nel mirino dopo le accuse della ministra francese della Difesa, Florence Parly, c’è stato un tentativo di spionaggio da parte di Mosca su un satellite franco-italiano che permette comunicazioni militari criptate nel 2017.

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