giovedì, Gennaio 23

Iran, quasi pronto il canale contro la desertificazione

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Un tunnel per deviare l’acqua del Golf dell’Oman e combattere la siccità nelle aree desertiche del Paese: questo il grande progetto, cominciato nel 2015, che l’Iran si appresta a terminare. Si tratterebbe della più imponente opera idrica del Medioriente, capace di desalinizzare e pompare l’acqua del mare verso le regioni desertiche del Paese. L’opera è realizzata dalla holding del Pasdaran, Khatam al Anbia, ha affermato Alireza Razm Hosseini, il Governatore della regione del Kerman.

Negli ultimi due decenni la desertificazione si è rivelata essere un problema pressante per l’Iran, e specialmente nel sud-est del Paese e nel Kerman. Più di 8000 villaggi sono stati abbandonati dagli ex-fattori e agricoltori che non potevano combattere con siccità e cattiva gestione delle riserve acquifere. Il Kerman, in particolare, è una delle regioni più critiche, non offrendo precipitazioni annue per più di 129 millimetri d’acqua. Secondo il Ministro dell’Energia 500 città iraniane soffrono per il problema della siccità.

Secondo un report dell’organizzazione londinese ‘Small Media’, per l’Iran la siccità sarebbe un problema ben più grave della questione della sicurezza o del terrorismo: nei prossimi decenni, intere regioni del Paese potrebbero trasformarsi in aree quasi completamente inabitabili. Sul report si legge che l’Iran «sta fronteggiando una crisi senza precedenti nella sua storia moderna. Laghi e fiumi stanno morendo, le siccità sono sempre più frequenti e persino le falde acquifere del Paese si starebbero esaurendo per via della popolazione crescente e dei bisogni del settore agricolo». Il report definisce il problema ambientale «una minaccia esistenziale» per l’Iran.

A farne le spese, fino ad ora, è stata la redditizia industria del pistacchio, definita ‘l’oro verde’ del Paese. Lo sfruttamento intensivo delle riserve d’acqua ha ora devastato le coltivazioni nell’area meridionale dell’Iran. Nel 2013, la Camera di Commercio iraniana indicava che il Paese perdeva circa 20.000 ettari di coltivazioni di pistacchio all’anno per via della desertificazione. Se si esclude l’imponente peso dell’industria petrolifera, il pistacchio è tra le merci più esportate del Paese, con una produzione di 250.000 tonnellate annuali, fino a pochi anni fa la più alta del mondo.

Il progetto del Governo verrà incontro agli agricoltori che non hanno abbandonato la regione: alcuni di essi, per esempio, hanno installato dei sistemi di irrigazione a goccia, che permettono di risparmiare acqua e sopravvivere alla desertificazione. Paradossalmente, alcuni ambientalisti accusano il progetto governativo indicando l’impatto ambientale che tale opera avrà sul territorio e sull’ecosistema del deserto.

Anche l’importante costo della costruzione ha sollevato polemiche. Per Bahador Zarei, docente all’Università di Teheran, l’Iran non sarebbe in grado di sostenere il prezzo totale stimato di 10 miliardi di dollari. In virtù del legame di amicizia e alleanza che sempre più lega i due Paesi, i russi si sono espressi favorevolmente sul progetto, dichiarandosi anche disponibili a contribuire al suo finanziamento.

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