mercoledì, Giugno 26

Iran: l’Europa non sta rispettando l’accordo sul nucleare L’Iran sta mantenendo i suoi impegni, certifica l’Aiea, gli USA sono usciti dall’accordo, l’Europa dice di volerlo mantenere ma non lo sta rispettando”. La denuncia nel colloquio con Raffaele Mauriello da Teheran

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L’Iran sta continuando a rispettare l’accordo sul suo programma nucleare, mantenendosi nei limiti stabiliti dall’intesa firmata nel luglio 2015 con le potenze del gruppo ‘5+1’ (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania). Lo ha confermato un rapporto del 22 febbraio dell‘Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea).

La Repubblica islamica ha rispettato i limiti stabiliti per quanto riguarda il numero di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio e la quantità di uranio arricchito che Teheran continua a stoccare.

Nel rapporto si precisa, inoltre, che gli ispettori dell’Aiea non hanno trovato alcuna irregolarità per quanto riguarda il reattore di ricerca dell’impianto di Arak, che originariamente era stato progettato per la produzione di plutonio.

La certificazione è giunta una settimana dopo che il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha minacciato l’Iran di nuove sanzioni e ha chiesto agli alleati europei degli Usa di denunciare a loro volta questo accordo limitando le attività nucleari iraniane. Lo scorso maggio, infatti, il Presidente Donald Trump ha abbandonato il trattato dei  ‘5+1’ e ha imposto nuove sanzioni economiche contro l’Iran.

Gli Stati Uniti sono usciti dall’accordo, ma l’Europa”, che invece non solo non ne è uscita ma anzi sta cercando di mantenerlo attivo,  “non lo sta rispettando”, ci dice Raffaele Mauriello,  tra i massimi esperti di Islam sciita e docente dell’Università di Teheran. Il trattato,infatti, prevede tutta una serie di facilitazioni economiche e finanziarie che l’Europa non sta mettendo in atto, prosegue il professore, agiungendo: “Noi europei stiamo facendo una figuraccia a livello internazionale”.

L’accordo aveva due facce, ci spiega Mauriello. Una era che l’Iran accettava di limitare il proprio programma nucleare, anche in termini di perdita di sovranità, in cambio di rientrare completamente nel circuito economico e finanziario internazionale. Quindi, tutti i firmatari dell’accordo devono favorire la reintegrazione dell’Iran quale attore economico e finanziario internazionale. “Tutte le transazioni finanziarie che gli europei non fanno per paura delle sanzioni americane vanno contro l’accordo nucleare. Come Unione Europea, giorno dopo giorno, non rispettando l’accordo, stiamo perdendo credibilità e l’Iran sta facendo uno sforzo grandissimo e ne sta rispondendo. Diversi anni  fa feci uno studio sull’immagine dell’Unione Europea in Iran e, fino a qualche anno fa, Federica Mogherini era considerata quasi una superstar e l’UE era riferimento per la maggioranza della popolazione. Oggi la critica sull’accordo nucleare viene da tutti, anche dai giovani. L’Europa sta perdendo credibilità in Iran ‘pericolosamente’. Uso questa parola perché se noi, come UE, vogliamo avere a che fare con un Paese moderato, tutto quello che stiamo facendo va contro questo interesse perché non facciamo altro che favorire il ritorno al potere in Iran di conservatori che non vedono di buon occhio i rapporti fra Iran ed Europa”.

 

In che modo l’Europa non sta rispettando l’accordo sul nucleare?

Rispetto all’accordo sul nucleare, gli europei non hanno fatto molte cose. I Paesi europei che hanno firmato l’accordo sono la Francia, la Gran Bretagna e la Germania. Lo sottolineo perché si è arrivati all’accordo per volontà europea, oltre che per l’impegno di Stati Uniti e Iran. L’accordo è l’atto diplomatico più importante della storia dell’Unione Europea che, secondo l’intesa, è garante del suo rispetto: prevede che non solo l’Iran rinunci a sviluppare una capacità nucleare in grado di produrre un ordigno atomico, ma anche che l’Iran abbia –in cambio– accesso al mercato internazionale. Se, come dicono i rapporti dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, l’Iran sta rispettando l’accordo, è anche vero che l’Unione Europea dovrebbe far rispettare l’intesa da parte di tutti gli altri Paesi firmatari. Nel momento in cui gli Stati Uniti sono usciti dall’accordo, l’Unione Europea avrebbe dovuto mettere in campo azioni volte a sanzionare tale atto. Va ricordato, in tal senso, che l’intesa è stata sancita dalle Nazioni Unite con una apposita risoluzione –la 2231 del 2015– che non solo annulla le precedenti sanzioni imposte all’Iran rispetto al programma nucleare, ma sancisce l’accordo come documento di diritto internazionale. Quindi, gli Stati Uniti stanno anche andando contro una risoluzione specifica dell’ONU e l’Unione Europea non si presenta come garante del rispetto da parte americana, come previsto dallo stesso accordo, ma solo da parte europea. C’è poi questa doppia visione: da una parte l’ottica unitaria rappresentata da Federica Mogherini, dall’altra i problemi che singoli Stati membri si trovano ad affrontare rispetto all’uscita degli Stati Uniti. Quindi l’Unione Europea avrebbe dovuto chiarire agli Stati Uniti che uscire dall’accordo avrebbe portato conseguenze da parte europea, magari in coordinazione con gli altri firmatari, Cina e Russia. Il fatto che gli Stati Uniti siano usciti dall’accordo non è poi, a mia vista, solo un attacco all’Iran, quanto piuttosto un attacco all’Unione Europea, che si dimostra fragile tanto come attore in termini di relazioni internazionali tanto in termini di potenza economica. Va, infine, messo in rilievo che, come riconosciuto dalla stessa Federica Mogherini, nell’ottica degli europei l’accordo non era stato raggiunto per motivi solo economici ma soprattutto di sicurezza regionale e globale.

Cosa dovrebbe fare l’Europa?

Innanzitutto deve rendere prima possibile operativo il sistema di pagamento che la Francia, la Germania e la Gran Bretagna hanno creato. Che l’Italia ne sia fuori è un grande errore, perché avremmo dovuto essere al fianco di questi Paesi. Il nostro Paese ha già commesso questo errore in passato. Come ricordato da Romano Prodi durante una visita privata a Teheran alcuni anni fa, quando si formò il gruppo E3+3 (Gran Bretagna, Francia e Germania + Russia, Cina e USA; conosciuto anche come P5+1) l’Italia rinunciò ad essere il terzo Paese europeo a far parte del gruppo, al posto della Germania. Nonostante ciò, l’Italia riuscì a giocare un ruolo importante per raggiungere l’accordo, anche se poi si pentì di aver lasciato questo posto alla Germania. Questo errore lo stiamo facendo nuovamente oggi. E l’Italia era diventata il principale partner commerciale dell’Iran in Europa. Il principale partner commerciale che non entra nel veicolo finanziario nato per favorire gli scambi commerciali fra Europa e Iran sembra quasi una barzelletta. Peraltro, per ora questo veicolo, che in un certo modo simboleggia l’impotenza dell’Unione Europea, dovrebbe favorire solo gli scambi umanitari, che in realtà già non rientrano nelle sanzioni americane. Questo dimostra quanto timore abbiamo, come Unione Europea, degli Stati Uniti.

E oltre questo?

Un’altra cosa che l’Unione Europea dovrebbe fare a lungo termine sarebbe quella di dotarsi di alcuni dei meccanismi che gli Stati Uniti hanno per imporre sanzioni. Le sanzioni americane possono essere primarie o secondarie. Quelle primarie, colpiscono soggetti statunitensi o con una relazione con gli USA (USA-nexus) che intrattengono relazioni economiche con un Paese o soggetto designato, e sono legittime rispetto alla sovranità nazione degli USA. Le sanzioni secondarie colpiscono soggetti non statunitensi che intrattengono relazioni economiche con un Paese o soggetto designato dagli USA e sono sanzioni extraterritoriali. L’Unione Europea dovrebbe organizzarsi per annullare o bilanciare le sanzioni secondarie, che hanno un carattere in certo modo colonialista o imperialista. Quanto successo con l’uscita degli USA dal JCPOA e l’imposizione di sanzioni illegali dal punto di vista del diritto e commercio internazionale potrebbe accadere di nuovo: siamo in un contesto dove nuovi attori stanno prendendo forma in un mondo multipolare, quindi l’Europa come attore sovrano internazionale deve dotarsi di meccanismi economici come quelli degli Stati Uniti per affrontare le sfide del futuro. L’Europa deve ricordare agli Stati Uniti che sono loro che devono rispettare un accordo firmato con le altre potenze, e non l’Europa che deve uscire dall’accordo come richiesto dal vicepresidente degli USA durante la recente conferenza di Munich sulla sicurezza. C’è poi da considerare che le relazioni con l’Iran sono tra gli elementi che l’Europa deve perseguire come attore sovrano all’interno delle dinamiche internazionali. Il rispetto dell’accordo è un nostro interesse economico, ma anche di sicurezza: come insegna il caso libico, creare una crisi militare nel Vicino Oriente con un attore come l’Iran -un Paese di più di 80 milioni di abitanti il cui territorio equivale a tre volte quello della Francia- potrebbe condurre per l’Unione Europea alla più grande crisi umanitaria mai vista nell’ultimo secolo.

L’INSTEX, lo il canale finanziario creato da Francia, Germania e Gran Bretagna per le transazioni con l’Iran servirà a sbloccare la situazione?

E’ un gesto piccolissimo, ma importante. Non a caso gli Stati Uniti sono negli ultimi tempi molto preoccupati, e fanno bene ad esserlo. Anche la Cina si è detta interessata, a lungo termine, ad entrare in questo meccanismo. Nel momento in cui l’Europa firma un accordo di cui è anche garante e crea un meccanismo come questo, dimostra che l’accordo è fondamentale. In realtà già alcuni attori stanno girando attorno alle sanzioni. Anche alcune banche italiane, così come la Germania, anche se nessuno lo dice. Tuttavia, la creazione dello strumento è un gesto ufficiale ed il fatto che abbia sede in Francia ha un’importante valenza di sovranità. Inoltre, essendo l’Europa garante dell’accordo con l’Iran, il non fare nulla avrebbe delle ripercussioni: innanzitutto sull’economia iraniana, ma anche sul sistema democratico iraniano. Nel momento in cui l’Iran, da attore diplomatico, raggiunge un accordo, ne vuole vedere le conseguenze positive, ma per ora non ci sono. Con questo strumento, l’Unione Europea dimostra di poter garantire un minimo di commercio all’interno di altre modalità che comunque l’Iran sta già preparando. Certo, l’esportazione di petrolio è scesa, ma comunque l’Iran continua ad esportare un buon livello di petrolio, e la storia recente dimostra che lo ha sempre fatto, anche sotto le più grandi sanzioni internazionali imposte all’epoca di Obama. Quindi, questo strumento è un gesto importante, ma l’Unione Europea deve fare di più; per ora è la storia della montagna che partorisce un topolino.

Se l’Europa facesse quello che lei ha auspicato, cosa ci si dovrebbe attendere dagli Stati Uniti? e non vorrebbe dire un cambio di marcia e di peso nello scenario internazionale dell’Unione Europea?

Sarebbe una rivoluzione. Se lei parla con attori diplomatici internazionali ed anche italiani, è da tempo che molti guardano verso l’Asia tanto quanto, e a volte di più, che verso gli USA. Noi siamo alleati degli Stati Uniti e quindi dobbiamo guardare a loro ancora come partner, ma dovremmo essere trattati non dico alla pari, ma quantomeno non con l’aggressività degli ultimi tempi. Sicuramente gli Stati Uniti risponderanno in maniera forte, ma bisogna anche dire che la ragione per cui le sanzioni americane sono tanto forti è non solo perché gli Stati Uniti sono in grado di imporre queste sanzioni tramite meccanismi che hanno a livello di Governo, ma anche perché sono i padroni del dollaro, che è la moneta di scambio internazionale. L’euro sta avendo sempre più importanza, ma, per quanto mi riguarda, deve andare molto oltre ed imporsi come moneta di scambio internazionale oltre il dollaro. E’ una grande responsabilità che l’Unione deve prendersi, nonostante le difficoltà interne che questo può creare con il consolidamento e rafforzamento della moneta. L’Iran, addirittura la Russia, da questo punto di vista, sta cercando di vendere tutti i dollari che ha e puntare sull’euro. Questo è il momento per rafforzare l’Unione dentro e fuori le frontiere.

Dopo le elezioni europee pensa cambierà qualcosa?

Certamente cambierà molto. L’Unione ha avuto una politica che l’ha portata ad allargarsi con tutti i problemi che questo ha portato. Queste elezioni sono importanti perché abbiamo vissuto un tempo in cui l’Unione Europea ha iniziato a costruire un Ministro degli Esteri europeo e, in prospettiva, un sistema di coordinamento delle forze di difesa europee, al lato della Nato. L’Europa, però, non è riuscita ancora a far capire ai cittadini quanto è importante. E’ anche vero, però, che tenendo conto di quanto accaduto in questi anni, sulle politiche a lungo termine, come quelle che riguardano i rapporti con Cina, Stati Uniti, Iran, i cambiamenti dovrebbero essere minimi. Se guardiamo al caso italiano, Movimento 5 Stelle e Lega hanno due linee diverse: M5S intende proseguire nelle relazioni con l’Iran, la Lega, invece, preferisce seguire le politiche di Stati Uniti e Israele, e nel conseguente immobilismo l’Italia è finita per rimanere fuori dal veicolo creato da Francia, Germania e Gran Bretagna. Un mese e mezzo fa, poi, Alitalia ha cancellato i voli per Teheran dopo cinquanta anni di attività ininterrotta. Per questa complessità, è difficile veramente capire dove stiamo andando. Rimane, però, il fatto che l’Iran è un attore importantissimo per l’Unione Europea, anche e non solo in termini di indipendenza energetica.

L’Italia come è posizionata in Iran e cosa avrebbe da perdere o da guadagnare?

Da perdere moltissimo. L’Italia, insieme alla Germania, è il principale partner commerciale europeo dell’Iran. Entrambi vendiamo soprattutto prodotti tecnologici all’Iran dove sono molto amati i prodotti italiani. L’Italia ha una grande credibilità in Iran in quanto ha sempre avuto un atteggiamento costrittivo e basato sul dialogo. Importanti, quindi, sono sia lo scambio culturale che lo scambio economico, principali strumenti, per l’Italia, di mediazione. In questo momento, però, la politica estera italiana è congelata ed è più di un anno e mezzo che non abbiamo, per esempio, un addetto culturale quando di fatto, di recente, era stata addirittura programmata la riapertura di un istituto culturale italiano in Iran, cosa che non pochi paesi ci invidierebbero. Moltissimi iraniani studiano l’italiano e viaggiano in Italia per frequentare le nostre università, quindi il terreno è già pronto e non dobbiamo abbandonarlo, lasciando spazio ad altri.

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