venerdì, Aprile 3

Iran: l’insediamento di Rouhani

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Venerdì 19 maggio si sono tenute le elezioni presidenziali della Repubblica islamica. Ad uscire vincitore dalla sfida elettorale è stato il Presidente uscente Hassan Rouhani, il quale ha conquistato 23,5 milioni di voti, ossia il 57%, battendo di misura il suo avversario, Ebrahim Raisi, che si è attestato, invece, al 38, 99% con 15,8 milioni di voti.

A due giorni dalla ratifica da parte del leader supremo Ali Khamenei, Rouhani, in una cerimonia al Parlamento, ha giurato per il suo secondo mandato di quattro anni dinnanzi a 70 delegazioni estere, tra cui diversi Presidenti e Ministri degli Esteri. In particolare, il Vaticano era rappresentato da Monsignor Alberto Ortega Martin, l’ Italia, su delega del ministro Angelino Alfano, dal sottosegretario agli Affari esteri e la Cooperazione internazionale, Vincenzo Amendola, l’ Unione Europea dalla Responsabile della Politica estera e sicurezza, Federica Mogherini la quale è stata una dei protagonisti del raggiungimento dell’ accordo sul nucleare, grazie a cui l’ Iran è uscito dall’ embargo economico.

Proprio in merito alla partecipazione di quest’ ultima, è scoppiata una polemica che sta tenendo banco nelle ultime ore: è stata, infatti, bollata come incoerente la sua presenza, sotto il velo, a Teheran perché l’ Iran è un Paese dove viene applicata la pena di morte nonostante le grandi battaglie cui ha partecipato anche lady PESC.

Buona parte del discorso d’ insediamento è stata incentrata sull’ accordo sul nucleare che Rouhani ha messo in risalto come  «un esempio di unità nazionale», sul quale non si accettano violazioni. La ritrovata unità che si registra nel Paese è da considerarsi, a detta del rieletto Presidente, il vero successo iraniano. Rouhani ha poi accusato le potenze straniere che perseguendo i propri interessi nel Medio Oriente, destabilizzano la regione. Dopo aver rivendicato i risultati ottenuti nel settore della pubblica istruzione e della sanità, ha ricordato all’ uditorio quali sfide attendono la Repubblica islamica, tra cui l’ insufficienza idrica e la grande disoccupazione, soprattutto giovanile. Peraltro, poche settimane fa, il fratello del Presidente era stato arrestato con l’accusa di corruzione e immediatamente liberato dietro pagamento di una cauzione di 7,6 milioni di euro e questo aveva dato la stura agli attacchi dei conservatori.

La cerimonia è avvenuta ad una settimana di distanza dall’ approvazione, da parte del Congresso americano, di nuove sanzioni contro l’ Iran (oltreché contro Corea del Nord e Russia). Dispositivo che è stato, dopo qualche giorno, controfirmato dal Presidente Trump, nonostante, come ammesso da quest’ ultimo, Teheran stia rispettando l’ accordo 5+1. Detto questo, la tensione con gli Stati Uniti rimane e cresce progressivamente.

Per quanto concerne i rapporti con l’ Unione Europea, è stata annunciato oggi dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano  Bahram Qasemi, che sono iniziate le procedure per l’apertura di un ufficio dell’Unione europea a Teheran.

Ma per quanto riguarda l’ Italia, risale a qualche settimana fa la notizia che si sarebbe messo in moto un programma di studi e di incontri tra il management di Italferr, facente parte del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, e una delegazione di ingegneri delle Ferrovie iraniane. L’ intento del progetto in questione sarebbe l’ apprendimento del know-how del sistema dell’ Alta Velocità italiano, considerato uno dei migliori su scala globale. A questo proposito, l’ Amministratore delegato e Direttore Generale di Italferr, Carlo Carganico ha dichiarato che «Queste occasioni di cooperazione e collaborazione hanno l’obiettivo di rafforzare il già profondo rapporto di fiducia reciproca con imprese che operano nel settore ferroviario della Repubblica islamica dell’Iran. Italferr sta definendo progetti strategici per lo sviluppo del sistema infrastrutturale di questa importante economia. I piani di sviluppo del traffico ferroviario iraniano prevedono infatti, nel periodo 2005-2025, un incremento di passeggeri da 25 a 65 milioni all’anno». Impresa che potrebbe portare all’ Italia una cifra pari a 5 miliardi di euro.

L’ asse Italia-Iran nell’ ambito scientifico e tecnologico si era già manifestata ad Aprile di quest’ anno, quando era stata inaugurata a Teheran la prima edizione dell’ Iran-Italy Science Technology and Innovation Forum, un piano di ‘contaminazione’ dei sistemi di ricerca e innovazione nell’ ottica della realizzazione di una piattaforma per rilanciare gli scambi scientifici, culturali ed economici tra Italia ed Iran.

 

Se si guarda agli scambi commerciali odierni tra i due Paesi, il volume raggiunge la quota record di 1,2 miliardi di euro. Nonostante sia lontano dalla cifra raggiunta prima delle sanzioni, che ammontava a 7 miliardi di dollari, si configura, comunque, un ottimo risultato che supera il dato degli scambi Iran – Francia e Iran – Germania.

Secondo gli studi della SACE sarebbero i settori petrolifero, automotive,  difesa, meccanica, edilizia, infrastrutture e turismo sono i settori che costituiscono le migliori opportunita’ di collaborazione. Nella sfera dell’ automotive, e’ di poco tempo fa il contratto di Pininfarina con l’ Iran Khodro, la più importante casa automobilistica iraniana. L’accordo, che ammonta a circa 70 milioni di euro, prevede che “Pininfarina sviluppi, chiavi in mano, una piattaforma veicolo modulare, capace di alloggiare almeno quattro modelli di vetture, e la prima vettura del segmento medio di mercato“. Ma come ha detto il ministro dell’industria Mohammad Reza Nematzadeh,«per noi è importante non solo per sviluppare la produzione petrolchimica ma anche per ridare slancio alle infrastrutture».

I dati parlano chiaro: l’ export italiano nella Repubblica Islamica è tendenzialmente crescente, essendo passato da 1.157 milioni di euro nel 2014 ad oltre 1.500 milioni nel 2016; stessa cosa dicasi per l’ import italiano dall’ Iran che è più che raddoppiato, giungendo a quota 1.050,49 milioni  di euro.

Poste queste premesse, sembra che le relazioni economiche tra Italia e Iran siano e potrebbero continuare ad essere fiorenti. La scelta di rieleggere Rouhani alla Presidenza è un segnale di continuità che il popolo iraniano vorrebbe mantenere. Questo tornarebbe vantaggioso all’ Italia. Ma sarà tutto così semplice come sembra?

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