lunedì, Aprile 6

Iran in Africa: accordi commerciali e lotta contro il terrorismo

0
1 2 3


La diplomazia iraniana è oggetto di attenzione dei media internazionali per il suo ruolo attivo nel conflitto siriano. Teheran viene accusato di sostenere un brutale regime (quello di Damasco) o di essere l’unico baluardo contro l’espansionismo del terrorismo nella regione. Oltre la cortina della propaganda alcuni dati di fatto giocano a favore del Iran. Il regime laico del presidente Bashar al-Assad ha potuto resistere grazie al intervento diretto delle Guardie Rivoluzionarie iraniane e dei suoi alleati: la milizia libanese Hezbollah, impegnate dal inizio del conflitto al fianco del esercito regolare siriano. Se si considera che la maggioranza delle forze ‘ribelli’ supportate dal Occidente è composta dai miliziani dei gruppi terroristi ISIL-DAESH e NASRA che compiono pulizie etniche e stragi insensate contro i civili, si comprende perché l’aiuto militare iraniano è molto apprezzato dalla popolazione siriana. Se Baghdad, capitale del Iraq, non è caduta nelle mani del ISIL-DAESH nel 2014 lo si deve sempre all’intervento delle Guardie Rivoluzionarie. Esse non solo sono state in grado di fermare l’offensiva del Califfato ma di organizzare le varie contro offensive del 2015. Ora, con l’aiuto delle milizie sunnite irachene e dei curdi, le Guardie Rivoluzionarie si apprestano a sferrare l’attacco alla città petrolifera di Mossoud, roccaforte dei terroristi DAESH.

Nella complicata serie di conflitti mediorientali l’Iran ha giocato un ruolo di contenimento del terrorismo sunnita promosso da Arabia Saudita, Stati Uniti e Francia creando inedite alleanze con milizie sunnite, curdi e con la Russia non su una base ideologica o religiosa ma su compromessi, accordi e obiettivi comuni. L’Iran è riuscito anche a convincere che il suo programma nucleare è puramente orientato all’uso civile, a differenza di Israele, potenza nucleare regionale non ufficialmente dichiarata. La risoluzione del nucleare iraniano apre le porte al disgelo tra Stati Uniti e Iran con evidente sollievo economico di Teheran.

L’influenza iraniana non si ferma al Medio Oriente. Si estende in tutto il continente africano tramite importanti accordi commerciali e impegno a contenere la minaccia del terrorismo sunnita promosso e sostenuto dalle monarchie feudali della penisola arabica, alleate dell’Occidente. L’accusa rivolta al Iran di essere uno stato sponsor del terrorismo internazionale non è mai stata dimostrata. Al contrario innumerevoli prove portano alla conclusione che Al-Qaeda, ISIL-DAESH, NASRA, Boko Haram, Al-Shabaab, Al-Qaeda Magreb sono creazioni saudite e della violenta corrente islamica del Wahhabismo, la versione più reazionaria della religione mussulmana dove odio, vendetta e morte sono i valori portanti.

Nella regione dei Grandi Laghi le ditte iraniane stanno investendo nel settore agricolo. In meno di due anni dieci compagnie iraniane hanno investito in Kenya, Uganda e Tanzania in coltivazioni di riso e mais applicando tecniche agricole moderne. Anche l’Arabia Saudita sta investendo in Africa nel settore agricolo ma l’approccio dei due Paesi è diametralmente opposto. Le industrie agro alimentari saudite affittano grandi terreni, espropriando gli abitanti, per coltivare prodotti agricoli unicamente destinati alla esportazione sui mercati arabi. L’impatto sociale ed ambientale di questi investimenti è drammatico per le popolazioni africane.

L’export dei prodotti agricoli è una delle componenti degli investimenti delle industrie agro alimentari iraniane ma non l’unico. Gli imprenditori iraniani sono particolarmente interessati alla creazione di industrie alimentari destinate ai mercati africani. Questo si traduce in posti di lavoro e aumento del tenore di vita delle popolazioni beneficiarie. Se gli investimenti sauditi sono inesorabilmente legati al proselitismo religioso, quelli iraniani sono business oriented. Innegabile la presenza dei ‘centri culturali’ iraniani dove viene insegnata la visione sciita del Islam, eppure questi centri non esercitano influenze coercitive ne sono covi di arruolamento o creazione di cellule terroristiche.

Uganda e Kenya hanno richiesto al Iran una collaborazione per migliorare le tecnologie industriali riguardanti prodotti quali in caffè, il te, e le carni ovine e bovine. Come per il caso degli investitori cinesi anche quelli iraniani non esitano al trasferimento delle conoscenze scientifiche, base necessaria per l’agognata rivoluzione industriale in Africa. Scelta politica sempre evitata dal Occidente che intende mantenere il continente nella classica economia coloniale: un mero cesto di materie prime. Gli sforzi economici iraniani sono compensati da un supporto politico di vari paesi africani che hanno fatto un comune lavoro di lobby per la fine delle sanzioni economiche e per il diritto di utilizzare il nucleare per scopi civili.

«La fine delle sanzioni economiche contro l’Iran favorirà l’economia della East African Community (EAC) aumentando la cooperazione economica con Teheran. Occorre però equilibrare la bilancia commerciale a nostro favore attraverso lo sviluppo della industria locale» informa Peter Kiguta Direttore Generale delle dogane della EAC (Comunità Economica dell’Africa Orientale). Una priorità visto che la bilancia commerciale attualmente è troppo favorevole al Iran. Se prendiamo l’esempio del Kenya a fonte di 9,8 milioni di dollari di esportazioni verso l’Iran il paese africano importa merci iraniane per un valore di 32 milioni di dollari.  La East African Tea Trade Association (la Camera di Commercio degli esportatori di te dell’Africa Orientale) prevede un aumento del 500% delle esportazioni sui mercati iraniani come diretta conseguenza dell’annullamento delle sanzioni. È attesa una sensibile riduzione del costo dei prodotti iraniani importati. Attualmente giungono sui mercati africani attraverso intermediari che aumentano i costi. La fine delle sanzioni permetterà alle ditte iraniane di importare direttamente i propri prodotti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore