lunedì, Agosto 3

Iran: chi ha compiuto l’ attacco ad Havaz? Oggi, a tre giorni dall’attacco, le autorità iraniane hanno annunciato di aver scoperto un’ampia rete sovversiva

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Ha dell’incredibile, eppure anche nell’era della comunicazione in tempo reale un attacco terroristico così grave, come quello avvenuto sabato scorso ad Ahvaz nel sud ovest dell’Iran, può rimanere nella nebbia delle ipotesi investigative malgrado l’abbondanza di video, i proclami in diretta e le decine di mezzi di informazione impegnati sul pezzo. È la guerra della disinformazione.

I fatti sono scarni, l’unica fonte i media iraniani: un paese in cui la libertà di stampa è così flebile da non essere nemmeno in discussione. Le agenzie d’informazione locali sono in mano al governo; una, ‘Fars News’, è gestita direttamente dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane, un apparato militare più potente dell’esercito regolare che ha in mano una fetta consistente dell’economia del paese.

Sabato scorso non era un giorno qualsiasi per il popolo iraniano: si ricordava la fine della lunga e sanguinosa guerra con l’Iraq negli anni 80. In Iran queste feste si celebrano con ordinate parate militari: in quella di Teheran sabato hanno sfilato perfino 21 missili balistici. Mancavano solo due giorni per la partenza del presidente Hassan Rouhani alla volta di New York, dove era atteso all’Assemblea generale dell’Onu.

A Ahvaz, nel sud ovest dell’Iran, la parata, iniziata alle 8.30 locali del mattino, era molto più contenuta che nella capitale. Alle 9.00 si è scatenato l’inferno: cinque uomini in abiti militari hanno cominciato a sparare sui soldati che sfilavano e sulla folla. In dieci minuti di fuoco indiscriminato hanno perso la vita 29 persone, tra cui anche donne e bambini, oltre 70 i feriti.  Secondo un report iniziale dell’agenzia iraniana “Tasnim” tra i morti si conterebbero 12 uomini delle Guardie Rivoluzionarie. I responsabili dell’attacco sarebbero stati tutti uccisi.

Oggi, a tre giorni dall’attacco, le autorità iraniane hanno annunciato di aver scoperto un’ampia rete sovversiva accusando genericamente i separatisti arabi senza indicarne l’affiliazione. Ma già poche ore dopo i fatti di sangue avevano pronti i colpevoli. Rouhani ha accusato subito Washington e le capitali degli stati del Golfo di aver dato supporto ai terroristi.

Domenica Nikki Haley, ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, ha rimbalzato le accuse del presidente iraniano: “deve solo fare una cosa, guardare nello specchio”.  Insomma, dentro il suo paese.

Le rivendicazioni dell’attacco sono state anche troppe, tutte confuse. Leggendo i media iraniani si scopre che tra i primi ad addebitarsi l’attacco ci sarebbe stato Yacoub Hor Al-Tustari, portavoce del Movimento arabo di lotta per la liberazione di Ahvaz (Asmla). L’Ahvaz è una regione dell’Iran dove la maggioranza della popolazione, sciita, non appartiene all’etnia persiana, ma a quella araba. Il sogno dei rappresentanti dell’Asmla è quello di stabilire uno stato indipendente. Le risorse economiche nella regione, dove oggi scarseggiano servizi, elettricità e acqua, non mancherebbero perché nell’Ahvaz si trova oltre il 90% del petrolio iraniano. Quello di sabato non sarebbe il primo attacco terroristico: fino a oggi, però, il movimento d’indipendenza ha agito quasi esclusivamente con sabotaggi agli oleodotti e alle infrastrutture energetiche. Adesso avrebbe alzato il tiro.

La rivendicazione di Al-Tustari sarebbe arrivata pochi minuti dopo l’attacco terroristico attraverso un canale televisivo della dissidenza iraniana a Londra: l’Iran’s International Tv. E Al-Tustari avrebbe parlato da Copenhagen, in Danimarca. Si comprenderebbe, così, perché, nel mezzo di questa complicatissima vicenda l’Iran sabato notte avrebbe convocato gli inviati di Regno Unito e Danimarca. Peccato, però, che Al-Tustari all’americana Cnn ha negato ogni coinvolgimento del suo movimento nell’attacco terroristico: in televisione aveva semplicemente definito eroico la sparatoria. Si torna al punto di partenza.

Gli altri gruppi indipendentisti dell’Ahvaz, uno dopo l’altro, si sono affrettati a smarcarsi dalle responsabilità. Tutti tranne uno, la Resistenza Nazionale dell’Avhaz che ne ha rivendicato la paternità ai giornalisti della ‘Reuters’.

Anche l’Isis, attraverso la sua agenzia ufficiale ‘Amaq’ ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, ma inizialmente ha commesso un errore: ha dichiarato che l’attacco di Ahvaz aveva colpito Rouhani, che invece si trovava a Teheran. Non ha acquistato maggiore credibilità quando ha fatto circolare un video che ritrae i presunti terroristi prima dell’attacco. Eppure, oggi siamo venuti a sapere che due dei terroristi identificati dalle autorità di Teheran, Darvishi and Ayad Mansouri, appaiono proprio nel video dell’Isis.

Ci sarebbe anche un’altra ipotesi, la più inquietante. Secondo l’iraniano Davood Karimi, esperto di terrorismo, l’attentato sarebbe stato organizzato dallo stesso governo iraniano in vista dell’Assemblea Generale dell’Onu e delle nuove pressioni dell’amministrazione Trump sui programmi missilistici di Teheran. L’attacco di sabato, secondo Karimi, darebbe a Rouhani la possibilità di giustificare la necessità di armare esercito e milizie in tutta la regione in nome della lotta al terrorismo.

Inutile inseguire tutte le rivendicazioni e i proclami. Se ci si ferma un attimo e si guarda attentamente la cartina dell’Iran ci si rende conto che la provincia di Ahvaz confina con l’Iraq e precisamente con la provincia di Bassora. Un tempo, durante l’Impero Ottomano, gli arabi sciiti di Ahvaz e quelli di Bassora erano un popolo unico: le tribù ancora oggi hanno legami di sangue. Poi l’Ahvaz passò sotto il dominio degli inglesi e dello Shah di Persia.

E non è che a Bassora, oltre il confine, nell’ultimo mese non sia successo niente. Le violente proteste della popolazione locale contro l’influenza iraniana in Iraq hanno conquistato le prime pagine dei media internazionali: il 7 settembre nel corso dei disordini i manifestanti hanno dato fuoco al consolato iraniano.  Nella notte precedente milizie filoiraniane avevano attaccato con colpi di mortaio le zone adiacenti all’ambasciata statunitense di Baghdad. Non è escluso che i terroristi che hanno colpito ad Ahvaz abbiano ricevuto supporto da chi per settimane ha protestato contro Teheran nella zona di Bassora.

Se è così, si spiegherebbe il silenzio iraniano sui responsabili del feroce attacco: smascherarli comporterebbe il rischio di una nuova guerra regionale che metterebbe in discussione non solo la stabilità dell’Ahvaz, ma anche l’influenza regionale di Teheran nel vicino Iraq. Saranno, forse, gli eventi dei prossimi giorni a fare luce su quanto è accaduto.

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