mercoledì, Agosto 12

Ipocrisia nel Natale del ‘19: da Salvini al referendum sul taglio dei parlamentari La proposta di processo per Salvini è la replica di quanto avvenuto nel caso della Diciotti, ma Giggino dice no, fa i distinguo ipocriti e si inguaia; stessa ipocrisia di un PD che sul taglio dei parlamentari invoca il non voto al referendum

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Qualche commento … a freddo su alcuni fatti recenti, invero poco piacevoli.

Il Senatore Matteo Salvini, impegnato alla festa della figliola (poverina, mi fa sinceramente pena, come l’altro guaglionciello impegnato a sperimentare le moto d’acqua della Polizia di Stato) e quindi assente agli auguri al Quirinale al Capo dello Stato, che probabilmente ne sarà stato felice, è sottoposto, ne abbiamo parlato già, alla proposta di processo per sequestro di persona, anzi, di centotrentuno persone, a bordo di una nave italiana.

È, né più né meno, che la replica di quanto avvenuto nel caso della Diciotti, dove, però, il Senato fu indotto a sbarrare la strada alla Magistratura, anche perché mezzo Governo (pochette in testa … la coerenza fatta persona) compreso il Vicepresidente Giggino (detto Luigi di Maio), altro esempio di preclara coerenza e lealtà istituzionale, un pò sotto pressione, si assunse la responsabilità della decisione. Insomma, diciamola chiara: fu bloccata la cosa per motivi strettamentepolitici’ nel senso becero del termine; cioè per interessi di politicanti, timorosi l’uno delle vendette dell’altro: in nome del popolo italiano. Eh sì, perché questa gente agisce in nome del popolo italiano, ma, alla fine, nell’interesse personale di qualcuno di loro.

Che dire? Che quella decisione avrebbe dovuto essere la decisione cosciente e leale di uomini liberi, intesi a difendere le Istituzioni e i principi dello Stato democratico? Sì, ma certo non lo è stata. Non lo è stata, diciamola proprio tutta, non perché Salvini sia o meno responsabile di quel reato (per il quale ora piagnucola che rischia quindici anni di galera … buuuum!) cosa che non è il Senato a dover decidere, ma perché, appunto, impedisce alla Magistratura di fare il suo mestiere, cioè invade il campo dei poteri autonomi delpotere giudiziario’. Ma la maggioranza di allora, stellini in testa, votò contro: cioè affermò, in sostanza, che l’eventuale processo a Salvini sarebbe stato un tentativo di imbrigliare la libertà politico-democratica di Salvini. In realtà, questo è il solo motivo in base al quale l’autorizzazione a procedere può essere negata.
Ma insomma, cosa fatta capo ha.

Oggi, però, Giggino dice che no, lui voterà per il processo. O meglio, non lo dice esplicitamente (mai essere chiari e trasparenti, sempre conservare una via di fuga, di sguincio, magari), ma lo lascia intendere, sottolineando da par suo (oh, guardate che qui siamo alle prese con uno che Kant se lo mette nel taschino! Altro che Bonafede) che allora (caso Diciotti) -cito quasi testualmente dalle alte dichiarazioni del Ministro degli Esteri- «si trattava di fare pressioni sull’Europa per ottenere la redistribuzione, mentre oggi il problema è superato e quindi quella seconda operazione (la nave Grimaldi) era solo propagandistica». Augh.

Per mia fortuna non faccio il Magistrato, ma segnalo a qualche Magistrato. Giggino dice in pratica, che allora, agendo con premeditazione e con coscienza della illegittimità dell’atto (a beneficio del dottor Bonafede: dolo) imprigionò, cioè sequestrò, delle persone colpevoli solo di essere persone allo scopo di ottenere un non meglio identificato risultato politico. Quindi i reati, ovviamente dolosi, sig. Ministro Bonafede, sono due: il sequestro di persone per motivi, diciamo così, abietti e il tentativo di ricatto verso i paesi europei e magari anche estorsione, visto che all’Europa si chiedevano anche soldi per affrontare la situazione. La Magistratura che fa?

Oggi, invece, nel caso Grimaldi (che, però era ancora in regime di precedente Governo, quando l’accordo di Malta fatto dalla Ministro Lamorgese, non c’era!) c’è solo propaganda. Quindi certamente un reato grave, gravissimo da parte di Salvini, ma anche … da parte sua: era al Governo, o dormiva? che fa, si autoaccusa di un reato di omissione? Magistratura pensaci tu.

Ma siccome noi non ci facciamo mancare mai nulla e ogni giorno ha la sua pena e anche più di una, abbiamo anche l’altro problemino non da nulla: quello della mozione a favore del referendum confermativo della modifica costituzionale sul numero dei parlamentari.

Che la cosa sia o sia destinata ad essere un modo per ‘forzare’ le elezioni per garantirsi un Parlamento a mille membri come oggi, e quindi salvare qualche posticino, può darsi oppure no, ma non ne voglio trattare. La cosa evidente è solo, e non è poco, che il tutto serve a fare altra caciara e parlare d’altro piuttosto che dei problemi del Paese, dei quali, del resto, non parla nessuno; basterebbe riguardarsi l’incredibile intervista di pochette da Giovanni Floris per rendersene conto.

Ho detto e scritto più volte, peraltro, che la riforma in sé e per sé non ha alcun senso, e quindi è innocua, ma che in questo contesto è una assurdità, tanto più grave, anzi, grave tanto proprio perché fatta in assenza di qualsiasi intervento organizzativo e riorganizzativo dell’attività legislativa e di controllo del Parlamento e delle sue relazioni con il Governo.

Quindi, questa riforma è sbagliata e da non fare. Secondo me. Per dire: se ci sarà il referendum io voterò per la non entrata in vigore della legge, certo come sono che nel tempo intercorrente tra oggi e la data del referendum, il Parlamento attuale non sarà mai in grado di adottare le modifiche necessarie al nostro regime, specie se di natura costituzionale. Diciamo dunque così: il mio è un no condizionato.

Condizionato, appunto dal fatto che, a mio parere, se uno è convinto che una certa cosa sia sbagliata, non può dire che va bene perché è … meglio di niente. Io non porto la barba e quindi al mattino la rado, dinanzi allo specchio e sono costretto a guardarmi in faccia.

Lo dico solo perché vari soloni e soloncini della nostra comunicazione di massa (insomma radio, tv e giornaloni e giornalini) e vari politici affermano esattamente l’opposto: ‘sono contrario, la norma è una bruttura, ma non resta che approvarla perché è il male minore’, anzi, addirittura un brillante politico dal doppio mento (parlo dell’onorevole Andrea Orlando) addirittura lascia intendere una cosa molto più grave, anzi gravissima, anzi devastante, in bocca perfino ad un politicante.

I soloncini di cui sopra, presi come sono dalla necessità di vendere i propri libri, fanno la solita cosa italiana: esercitano l’ipocrisia come valore etico. Una cosa aberrante, ma qualche comparsata televisiva vale di più di qualunque coerenza intellettuale. E va bene.

Ma che il PD, per bocca del suo vicesegretario, si prepari in pratica ripetere le disgustose manovre anti-referendum che furono da loro stessi criticatissime quando furono fatte da Craxi, da Ruini, ecc. fa un po’ impressione: ora le tirano fuori proprio loro, invece di assumersi la responsabilità di dire le cose come stanno, invece cioè di dire chiaramente che hanno cambiato opinione e invitano gli italiani a confermare la legge, non a non andare a votare, che è un insulto alla Costituzione. Ma per farlo occorrerebbe coerenza e lealtà. Certo difendere (cosa un po’ difficile) la propria posizione inizialmente contraria alla legge, poi inopinatamente favorevole alla legge stesa e oggi contraria al referendum in sé.

Ma poi, una piccola notazione a beneficio di Bonafede e Orlando: se non sbaglio il referendum confermativo non prevede quorum e quindi indurre a non andare a votare potrebbe favorire molto chi, contrario, a votare ci vada … come dire: una equazione a sette incognite e tre colpi bassi …
Non è ipocrisia anche questa?

Pare, ma non ci crederò finché non lo vedrò, che il PD abbia in animo di fare un Congresso vero a Febbraio. Potrebbe essere l’occasione per vedere discutere di queste cose, di coerenza. Ma non ci conto, tanto più che la scusa del referendum sembra messa lì apposta per dire ‘facciamo il congresso dopo il referendum’, anzi, non facciamolo proprio. E via così.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.