lunedì, Ottobre 21

‘io, Conte – Catalina e quell’altro là’ a tirar avanti in nome del potere Finanziaria, autonomie, TAV: scontri teatrali e poi il compromesso, insomma la quintessenza della ipocrisia, della doppiezza, del doppio gioco

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Quando Cicerone, noto avvocato romano di qualche anno fa (dico così per sdrammatizzare, non vorrei che i còlti del nostro mondo politico si spaventino) decise di accusare Catilina, che stava organizzando una sorta di colpo di Stato, era preoccupato soprattutto per alcune sue iniziative appena assunte o in corso, quali, in particolare, una distribuzione di terre alpopolo’ e, sempre al ‘popolo’, la cancellazione dei debiti.
In linguaggio odierno, si potrebbero paragonare quelle azioni, rispettivamente al reddito di cittadinanza e ai condoni fiscali vari, per dire che la storia alla fine si ripete sempre: per prendere voti, per avere consenso si deve sembra gettare un po’ di oro alla gente; lo facevano i sovrani di un tempo, lo fanno i politicanti di oggi: è il potere, bellezza!
Ebbene, dicevo, quando decise di chiamare Catilina in Senato, riunì il Senato stesso in un luogo meglio protetto del solito e accingendosi a pronunciare la famosa accusa durissima, vide Catilina (cui alla fine le cose andarono male assai) seduto in Senato, completamente isolato: tutti i senatori si erano allontanati da lui, a manifestare il proprio dissenso dalle sue attività. Il bel quadro di Cesare Maccari, in Senato, lo mostra.

L’episodio, mi è venuto in mente l’altro giorno, guardando l’intervento del premierGiuseppe Conte (ben lungi, per carità, dalla potenza espressiva e retorica di Cicerone) che guardava esterrefatto gli stellini lasciare rumorosamente l’aula. Gli stellini, il ‘suo’ partito, quelli che lo avevano scelto come Presidente del Consiglio, dimostravano il proprio dissenso da lui e da quello che diceva, anzi, da quello che aveva detto in precedenza alla Camera sul TAV, andandosene.

Posso immaginare il senso di estraneità che deve averlo assalito; se fossi quella persona generosa che non sono, proverei un senso di pena per lui, ma è troppo arrogante e pretenzioso per me! E quindi non ne provo, mi dispiace. Resta il fatto che se uno si presenta in aula e quelli che lo votano se ne vanno schifati, un dubbio di non essere del tutto gradito dovrebbe assalirlo, o sbaglio? In un Paese normale, uno a quel punto si dimette. Ma non solo e non tanto in difesa della propria onorabilità e simili cose, ma per un motivo di carattere politico costituzionale, diciamo: di sensibilità costituzionale.
E invece no, là stava e là sta.

Indifferente anche al fatto che il giorno dopo, Matteo Salvini ha detto, con i suoi soliti modi soavi e delicati, che ciò che diceva il Presidente del Consiglio contava meno di zero. E, come se non bastasse, l’altro socio del contratto, lo escludeva esplicitamente dal ‘vertice’ da cui risultava che, dopo gli insulti e le minacce che i due si erano scambiati per settimane, ‘tutto va ben madama la marchesa’.

Ora, per di più inizia l’ennesima gazzarra sulla legge finanziaria, dove i due dioscuri si affannano a pretendere spese pazze, e Conte e Giovanni Tria a fare il contrario. E quindi accingiamoci a trascorrere il mese di agosto a sentire e vedere, urla, minacce e quant’altro, senza costrutto. Anche perché, abbiamo ben visto che la procedura di infrazione non è iniziata perché Conte e Tria hanno assicurato alla UE che la prossima finanziaria sarà ragionevole. E quindi, oltre agli urli e agli insulti, alla fine il compromesso sarà e non potrà non essere che quello di lasciare le cose sostanzialmente come stanno.

Intanto, gli stellini cercheranno, a quanto pare, il loro momento di gloria, tornando in Parlamento a farsi eroicamente sconfiggere sulla approvazione del TAV -la conferma l’abbiamo avuta ieri, nella ‘fine’ spiegazione di Luigi Di Maio, quello del ‘io, Conte e quell’altro là’ «...dipende da come vinci, non è tanto vincere ma come hai vinto. Sulla Tav in Parlamento se la Lega va avanti ad armi pari, senza usare i voti del Pd ha meno voti di noi. Se invece usa i voti del PD potrà vincere, ma usare i voti del PD per fare un favore a Macron è una cosa che dovranno spiegare agli elettori». Andranno in Parlamento al solo scopo di salvare l’anima, che ormai, corrotta come è, dubito assai che sia ancora recuperabile, anche con il nuovo ‘mandato zero’.
Ciò che forse andrebbe detto è che, andando al Governo, gli stellini avevano detto che se ne sarebbe discusso, escludendo di essere contrari a priori, altrimenti tutta la buffonata dell’analisi costi benefici del prof.non so cosaa che serviva? solo a pagare dei consulenti? A quanto pare sì: dunque, hanno detto che avrebbero valutato sulla base dell’analisi, mentre in realtà avevano già deciso per il ‘no’.
A dire il vero lo si era capito perfettamente, così come si era capito altrettanto perfettamente che il loro ‘no’ era, in realtà, un sì, derivante dal fatto che ormai il treno non si poteva più fermare come il TAP –noi lo avevamo detto. Ma si deve lanciare qualche moneta al popolo, e dunque si andrà in Parlamento a … farsi sconfiggere.
Insomma, la quintessenza della ipocrisia, della doppiezza, del doppio gioco.

Ciò, forse, spiega il perché non solo e non tanto della loro continua perdita di consenso, ma specialmente dell’aumento del consenso della Lega, che ha mille difetti, anzi, diecimila e forse in realtà non piace poi tanto agli italiani, se non per il fatto che parlano più chiaro, dicono quello che vogliono e cercano di farlo. Che poi lo facciano scatenando gli istinti più turpi e disgustosi degli italiani è solo la prova del fatto che anche lì di ipocrisia ce ne è in dosi massicce: per avere un voto si fa di tutto.

L’ultimo tema sul quale vedremo questi sedicenti governanti alla prova, sarà quello delle autonomie, dove Conte cerca di apparire come il difensore di una forma di unità del Paese, ma non ha certo né la forza né la capacità di fare valere le sue ragioni’. Ha, però, dalla sua, a mio modesto parere, un forte alleato: Salvini. Quest’ultimo, in realtà, l’autonomia la vuole eccome, anzi, non gliene frega nulla, l’unica cosa che conta per lui è il potere e se per tenerlo deve fare passare un po’ di autonomia e dare a Luca Zaia e Attilio Fontana l’idea di essere vicini a realizzare il sogno della secessione, va tutto bene. Però, ha un problema, un problema grosso: la Lega è diventato un partitonazionale’, cioè votato in tutta l’Italia, e, in quanto tale, se realizzasse davvero l’autonomia così come la vogliono i lombardo-veneti (e il patetico Giovanni Toti) perderebbe moltissimi voti al Centro e al Sud. A Salvini, cioè, non conviene fare passare le autonomie prima delle elezioni; arrivarci al più presto, credo che ormai sia inevitabile per non essere continuamente frenato, ma con tutti i voti possibili. Solo dopo, si potrà pensare seriamente all’autonomia.
Sempre che (lo dico quasi per assurdo, ma ho l’impressione, per assurdo, che sia l’unica speranza per questo Paese) il duo lombardo-veneto non decida, di fronte ai tentennamenti salviniani, di forzare la mano e fare il colpo di StatoantiSalvini nel partito. A quel punto, forse, molti giochi si riaprirebbero, e quindi perfino il PD potrebbe sperare di fare qualcosa di utile, sempre che riesca a liberarsi di Renzi e, con tutto il rispetto, di Calenda.

Se poi, qualcuno di questi politicanti, ci volesse illustrare uno straccio di politica o di strategia per il futuro di questo Paese, sarebbe il benvenuto, ma non se ne vedono tracce e, detto in tutta franchezza, i tentativi dilettanteschi e casuali di Conte di acquistare credito non mi sembra che abbiano grande futuro.
Conte, ho l’impressione, sarà sostenuto e mantenuto in vita da Sergio Mattarella (perché il Governo c’è perché Mattarella lo sostiene in tutti i modi, diciamolo chiaramente) fino a dopo l’approvazione della finanziaria, poi, io credo, messo al sicuro il Paese per almeno un altro paio di anni, Mattarella mollerà, se non altro perché il suo mandato sarà in scadenza, e lascerà che sia il Paese a decidere se vuole affogare o sopravvivere, giocando lui l’ultima partita: dare l’incarico al meno peggio possibile. Restando così lui, forse, l’ultimo Presidente della Repubblica italiana di questa Costituzione, e probabilmente il migliore, certamente del suo disastroso predecessore.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.