sabato, Ottobre 19

Investimenti UE: in Africa per rimanere Il Piano europeo per cooperazione e prosperità in Africa, ma ci sono criticità da discutere al più presto

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Mancano poco più di due settimane al maxi-evento europeo delle EDD (European Development Days – Giornate dello Sviluppo). L’edizione 2019 arriva dopo un voto europeo molto dibattuto, ma soprattutto arriva negli ultimi mesi della Commissione europea a guida Jean Claude Juncker. Le Giornate dello Sviluppo hanno uno sguardo aperto al mondo, alla cooperazione internazionale e alla prosperità regionale. L’Unione Europea, da anni, alimenta la sua politica di investimenti esterni, ma sappiamo veramente come? E sappiamo con che risultati?

L’Unione Europea ha, finora, messo in campo un ambizioso EIP (External Investment Plan – Piano di Investimenti Esterni) con l’obiettivo di incoraggiare gli investimenti in Africa e nel vicinato europeo’ – come, ad esempio, in Medio Oriente. L’EIP vale 4,1 miliardi di euro e mira a innescare investimenti privati per un valore di 44 miliardi entro il 2020.

Il Piano europeo di investimenti si propone di incentivare una crescita inclusiva, un aumento dei posti di lavoro e dello sviluppo sostenibile. Il Piano europeo non è cieco, è nato conscio della situazione internazionale. Infatti, l’EIP è stato ideato anche per aiutare a risolvere le cause che stanno alla base dei movimenti migratori. riguardare

La Commissione europea ha studiato una serie di investimenti per sbloccare e attivare un circolo virtuoso di investimenti privati. L’EIP ha a cuore gli investimenti nel campo dell’energia sostenibile e della connettività sostenibile. Le altre priorità sono i finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese, oltre che quelli a favore dell’agricoltura sostenibile, dell’imprenditoria rurale e dell’agroindustria. Infine, l’EIP annovera tra i suoi investimenti anche quelli a sostegno dei progetti per città sostenibili e per la digitalizzazione al servizio dello sviluppo sostenibile.

Ma sarà mai all’altezza? Come dato abbiamo che l’Unione Europea e i suoi Stati membri rappresentano il più grande fornitore al mondo di assistenza  per lo sviluppo – 75,7 miliardi nel 2017, ovvero il 57% dei fondi stanziati nel mondo. Ma i soldi e le percentuali non restituiscono l’immagine più sincera della situazione odierna. L’instabilità e i conflitti in Africa e nel ‘vicinato europeo’ causano sfiducia finanziaria e crisi migratorie. Ecco perché il piano europeo di investimenti cerca di riformarsi per allinearsi ai SDGs (Sustainable Devolpment Goals – Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) e per stimolare lo sviluppo attraverso maggiore solidità finanziaria.

E per chi crede che l’instabilità finanziaria non possa intaccare la società e il lavoro, basti pensare che aprire un’attività in un Paese africano instabile costa il triplo rispetto ad aprirla in uno stabile. L’EIP, allora, lavora per assicurare uno sviluppo sostenibile in maniera coerente e costante, anche in quei Paesi dove sono ostacolati da fragilità finanziaria e/o instabilità politica, per creare posti di lavoro dignitosi.

L’EFSD (Fondo Europeo per lo Sviluppo Sostenibile) ha un budget di 4,1 miliardi per migliorare la condizione del ‘vicinato europeo’ – anche se l’osservato speciale, per così dire, è il continente africano.

Il ‘Boost Africa’ è solo uno dei tanti programmi di partenariato lanciati. Il programma prevede la collaborazione tra la AfDB (Banca Africana di Sviluppo) e la BEI (Banca Europea per gli Investimenti) per incentivare l’imprenditoria e l’innovazione in Africa. Questo programma consiste nel supportare l’apparato economico-finanziario con il quale le start-ups e le piccole e medie imprese dialogano: l’obiettivo finale è quello di creare nuovi posti di lavoro.

L’Africa è, dunque, il partner ‘privilegiato’ dell’Europa. Non alla maniera cinese, però. Cosa significa? Significa che l’Unione Europea investe nel tessuto socio-economico e socio-politico dei Paesi africani, mentre la Cina investe in Africa senza condizionalità – a livello di richieste politiche o dei diritti –  e con mire puramente commerciali.

L’Unione Europea, secondo il Fondo Monetario Internazionale, è il principale partner commerciale dell’Africa. Nel 2017, il 36% del commercio africano era rappresentato da quello europeo (per un valore di 243,5 miliardi di euro), il 16% dalla Cina (107 miliardi) e il 6% dagli Stati Uniti (44,2 miliardi). Secondo Eurostat, nel 2016, l’Unione Europea rappresentava il 40% degli investimenti esteri diretti in Africa (291 miliardi), gli Stati Uniti il 7% e la Cina il 5%.

Ed ecco perché abbiamo sentito Jean Claude Juncker dire: «All’Europa interessa cosa succede in Africa e all’Africa interessa cosa succede in Europa. La nostra cooperazione è un investimento nel nostro futuro condiviso. Un’equa cooperazione nella quale ci supportiamo a vicenda per prosperare e creare un mondo più sicuro, più stabile e sostenibile». Questo veniva detto nel novembre 2017, in occasione dell’annuale summit euro-africano.

Un anno dopo, nel settembre 2018, Juncker ha proposto di approfondire le relazioni economiche e commerciali con l’Africa. La Commissione stima che si creeranno fino a 10 milioni di posti di lavoro in Africa nei prossimi cinque anni grazie ad un programma di ‘Alleanza Africa-Europa’. La stessa punta a migliorare le infrastrutture – quindi strade, ponti, e così via – in modo che siano accessibili a mezzi di qualsiasi peso durante tutte le stagioni. Viene stimato che 105 mila studenti e studiosi potranno beneficiare del programma Erasmus+ entro il 2027, mentre 30 milioni di persone e compagnie avranno accesso all’elettricità grazie ad investimenti nelle energie rinnovabili per aumentare di 5 GW la capacità elettrica.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Anche se l’EIP ha a cuore sia il ‘vicinato’ che la stessa Europa, e anche se ha a mente cosa migliorare e dove investire, rimangono delle criticità da discutere. Le Giornate dello Sviluppo 2019, forse, saranno l’occasione ideale per pensarci sopra.

Gli investimenti europei di EIP, infatti, potrebbero creare nuovi debiti nei Paesi in via di sviluppo e aggravare il deficit. Inoltre, il Piano europeo favorisce la presenza delle multinazionali senza poter assicurare il rispetto dei diritti umani e ambientali.

Infine, voler sbloccare gli investimenti privati potrebbe sortire un effetto indesiderato in Africa. Solitamente, le imprese private prediligono Paesi in via di sviluppo con economie stabili e ricche. Se dovesse accadere ciò, gli investimenti privati non aiuterebbero mai chi ne ha veramente bisogno, ovvero le persone sotto la soglia di povertà che si concentrano maggiormente in quei Paesi più instabili e poveri.

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