domenica, Ottobre 25

Inurbamento e disuguaglianze, carburanti d'innovazione

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Nel Medioevo la disuguaglianza sociale era considerata come un principio giusto per garantire l’ordine e il mutuo soccorso. A quei tempi il mondo conobbe degli incredibili progressi nel campo scientifico. Emersero nuove discipline e si fecero progressi nella medicina, nell’astronomia, nell’ingegneria e nell’agricoltura. Inoltre, i testi arabi rimpiazzarono quelli greci come fonti di saggezza. Fu un periodo che per molti aspetti rispecchia l’era moderna.

La crescita di un Paese, sia che riguardi le economie sviluppate che quelle emergenti, inizia sempre da una maggiore consapevolezza del futuro. Per esempio, oggi è la consapevolezza che il passaggio sempre più marcato verso i servizi determina la crescita della società comune internazionale e delle innovazioni.

La gente compra meno beni materiali  -come automobili, mobili, computer, vestiti-  ma non rinuncia alle cure di bellezza, all’educazione, al mangiar fuori e ai viaggi.

Ci sono persone che vivono in campagna perché amano la solitudine e la natura. Altre che, pur vivendo in campagna, vorrebbero non sentirsi così isolate, perché tutto sommato amano socialità e caos cittadino. E chi, pur amando il vivere in campagna, vorrebbe maggiori servizi per essere più produttivo. Tutti insieme sono quella diffusa disuguaglianza che produce sviluppo.

Le moderne ed avanzate economie hanno capito che la quota maggiore del PIL è rappresentata da questo settore e che la prospettivaeconomicistadello sviluppo trascura l’importanza, sul lungo periodo, dei fattori extra-economici. Fra questi, il benessere sociale dato dal ‘capitale sociale’ e dal corpus di regole che facilita le collaborazioni. Ma cosa c’entra con la redditività di una città?

La città è la paladina della produttività. In lei si incarna il rapporto che c’è tra il numero e la frequenza di interazioni tra le persone. Più sono le persone che vivono in una città, più sarà alto il numero delle loro influenze reciproche, e, di conseguenza, della loro redditività. Più le persone che abitano la citta sono diverse, più lo sviluppo sarà produttivo.
Appartenere a una città, però non basta. Bisogna adeguarsi al suo regime normativo, essere aperti nei confronti dell’immigrazione e disponibili ad agevolare il passaggio delle masse in movimento.
La crescita dei poli urbani abbassa il costo dei servizi e aumenta la diffusione dei servizi. Naturalmente, stiamo parlando di Nazioni pianificate, e non di quelle che si fanno sopraffare dal disservizio. Pensiamo al Brasile e alle sue favelas, oppure a Jakarta, dove le infrastrutture urbane sono carenti e vige da sempre la paralisi totale perché il traffico è ingestibile. In questi casi si entra in un loop di disservizio totale.
Pensiamo a quando c’era una scuola in ogni paesino, un solo ospedale, una sola caserma e il sistema fognario o l’acquedotto erano ridotti. Non ce dubbio, che il fenomeno dell’inurbamento facilita una maggiore efficienza e una maggiore dotazione di servizi alle persone.

Inoltre, siamo certi che due terzi dello sviluppo economico e della crescita economica di una città è determinato dalla presenza e dal passaggio di nuova conoscenza, nuova cultura, nuovi popoli e talenti. Perché, l’innovazione è un effetto emergente di un orientamento collettivo della società, piuttosto che il frutto di un singolo individuo o di un gruppo ristretto di innovatori.

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