domenica, Luglio 21

Intraducibile messaggio d'amore

0

Alla base della riuscita di ogni rapporto umano c’è un buon livello di comunicazione, affidata alle parole o ai gesti, poco importa. Ciò nonostante, svelare perfettamente bisogni e intenzioni, al di fuori di uno stesso linguaggio condiviso, è impresa ardua, con buona pace delle verità distillate: «Tutto il mondo è paese» e «Niente di nuovo sotto il sole». E non è men vero che soltanto l’impeccabile traduzione dal latino rende luminoso per tutti il messaggio universale: «Humani nihil a me alienum puto».

Per tali ragioni, probabilmente, il codice riproduttivo della nostra specie individuò in verbo e tradizione coesi la migliore verifica del proprio obiettivo, ad esempio dettandoci l’atavico motto: «Mogli e buoi dei paesi tuoi».

Tuttavia, in questi tempi di gioiosi scambi culturali e migrazioni troppo dolorose, di telematiche connessioni intercontinentali e pretenziose barriere regionali, l’adagiomatrimonialesuona non solo anacronistico, ma anche sottilmente sinistro. Ignorato spesso da uomini di mare, mercanti e colonizzatori d’ogni epoca, profughi o clandestini con necessità d’integrazione, sbandati e militari senza approdo, il comandamento di doversiprendere una donnaalmeno connazionale è svilito dalla stessa protervia identitaria che da sempre lo sostiene semplicemente perché, oggi più che mai, essa si rivela antistorica.

Chissà se poi è proprio così, oppure, a dispetto d’infinite aperture e capovolgimenti prospettici offerti dai moderni e più accessibili ‘itinerari di vita’, c’è sempre il marmo miliare della ‘vecchia e retta via’ a scandire il passo e a indirizzare lo sguardo del maschio in marcia…

Se è fuor di dubbio che un proverbio è scritto in onciale nella mente dell’Uomo e spesso ne condiziona il pensiero, cosa impone invece al cuore di un certo uomo di sposarela straniera‘, ad ogni costo e fuori da costrizioni o necessità contingenti? L’amore, certamente, si dirà! Quello spiritello apolide che non conosce Legge né tormento di Lingua, anzi a proprio genio interpreta poesie e prose d’idiomi inintelligibili, che ignora confini e carte d’imbarco, sberleffa l’uniforme in garitta e si accomoda sul trono sbalzando via il re… E se di quell’amor… che è palpito, della sua genesi, niente si può sapere o solo ipotizzare, di alcune sue ‘necessità’ forse sì. Prima fra tutte, quella di capire e farsi capire perfettamente, in ogni sfumatura, nei modi di dire e nel fraseologico contrappunto, ma questo è possibile soltanto se con l’amato si condivide la lingua madre. E, per filiazione, che dire del discorso interrotto da abitudini di vita diverse, quelle alimentari in testa, risolvibili semmai con un aiuto, estraneo per forza all’intimità della coppia? E delle tradizioni culturali dissimili, della sensibilità artistica espressa e mediata in modi persino antitetici? Della manifestazione delle emozioni, della rappresentazione di concetti e vissuti quali la donazione, la gioia, il dolore, o il senso del contatto fuori dal letto e l’indicazione di una preferenza?

Enumerare altre difficoltà della coppia ‘bilingue’ mi fa temere la pedanteria; passerei subito, perciò, al seguente spunto di riflessione: fatta la tara sulle insondabili ragioni del cuore, cosa cerca, e ottiene a garanzia di perfetta felicità, quell’uomo dal suo esotico innamoramento?
Le argomentazioni possibili riguardano ovviamente anche la donna maritata fuori regione, ma, per ‘il femminile’, esse si articolano con rimandi psico-antropologici meritevoli di un approfondimento a parte, qui improponibile. Pensiamo solo alla difficoltà di seguire da questa postazione i mille rivoli del concetto d’identità (anche di genere) o delle idee circa i rapporti tra individuo e gruppo d’appartenenza, costretti a negare un sia pur rapido accenno alla monumentale storia degli esodi e a quella del diritto di famiglia in etnie diverse.

Tornando al maschio, si dice che in particolare con la ‘sua’ donna egli replica il ricordo della parola d’amore materna, che, molto prima di poter essere inserita in una galassia di significati, fu vissuta sulla pelle, in una calda e profumata nebulosa di sillabe ben percepite e gradevoli, per quanto incomprensibili. D’altra parte, si è veramente adulti nel lutto di quell’Età dell’oro e del suo mistico linguaggio.

Orbene, se ogni coppia intona da subito un inno al fondamento della vita futura, al ‘mondo nuovo’, ciò accade perché la fantasia di un cambiamento, di una separazione definitiva dal passato, coincide per molti aspetti con il bisogno di emancipazione dai debiti affettivi contratti col mondo antico. In particolare il maschio, che non partorirà, sente di dover puntare eroicamente a una sostitutiva costruzione di senso più ampia e in prevedibile espansione, ma al tempo stesso la prefigura come appena sufficiente ad accogliere le ambizioni del suo innovativo investimento amoroso.

In tale anelito vanno ricercate anche sia la graziosa necessità di coniugi conterranei di utilizzare, creandolo insieme, un lessico familiare originale, sia soprattutto l’impellente e persecutoria pretesa di quel certo uomo la cui compagna deve riuscire a fargli dimenticare per sempre il verbo materno, introiettato o come latore di promesse tradite o come modello d’insuperabile dedizione. Nel primo caso, la suddetta richiesta, adulterata da una personalità morbosa, può diventare dipendenza idealizzante ma rivendicativa, quando non addirittura mortifera; nel secondo, essa verifica un confronto e cerca invano parole nuove da sostituire nel codice intraducibile dell’intimità amorosa, all’ombra di conflitti non meno penosi.

In generale, i fallimenti nell’organizzazione dei propri nuclei di sofferenza psichica si trasformano in tratti definitivi dell’’identità’, termine che arruola, tra gli altri, anche il concetto di essere identico (a qualcuno, quindi). Nel rispecchiamento della coppia, l’uno fa l’autoritratto dell’altro, rafforza idioma e affinità culturali, fino al punto in cui la privata sintonia lessicale vale di più di quella, anche semantica, della lingua cosiddetta ufficiale, proprio perché solo quest’ultima potrebbe essere compresa pure dallo Straniero. A fronte di un vissuto personale in cui il ‘non-essere uguale a’ s’impone come unica possibilità di fuga dalla trappola di un’identificazione dolorosa o impossibile, si può prendere in esame il ‘dettaglio’ della più solida opportunità di dis-identificazione offerta da un partner (con il suo mondo al seguito) d’altra stirpe. Un metodo semplice, per approdare alla certezza che una simile operazione difensiva, largamente inconscia, possa giungere al tangibile e ambito risultato di un’indipendente e matura vita affettiva, è proprio quello garantito dall’ipotesi di un rapporto, immaginato salvifico, con una donna di diversa madrelingua.

A questa interpretazione se ne possono di sicuro affiancare altre, intuibili, io credo, semplicemente sviluppando quanto sinora esposto. Vediamo come.

Dicevamo: il maschio esce dal labirinto edipico grazie alla Straniera, e intraprende con lei un cammino in cui all’inizio il contatto reciproco è pressoché muto, affidato a sguardi e carezze… proprio come accadeva quando lui non capiva le parole abbinate ad altri occhi e altre mani. L’obbligo della prosa quotidiana, poi, dovrà avvalersi di un linguaggio mai del tutto condivisibile; così, l’attivazione di quell’antico ricordo, assopito in un vissuto ineffabile di amore misto a pena, sarà meglio tenuta a bada dall’incombenza inutile e dannosa del dover tradurre. Infatti, una traduzione fa sempre perdere un po’ del più profondo significato del testo originale, e incauta svela spesso segreti anche a chi non è curioso.

Verosimilmente, l’uomo sposato a una donna d’altro idioma ha necessità di tenerne a freno le curiosità, di nascondersi e riordinare in silenziosa solitudine le carte del gioco di coppia, temendo sempre come rovinoso un totale affidamento all’altro. Trasforma in fascinazione il rischio palpabile della sua speculare impossibilità di conoscere a fondo la parola della sua compagna, rinunciando a priori al desiderio maligno di controllo, pur di garantirsi il duplice vantaggio di essere alleggerito dal peso dei suoi fantasmi e di sentirsi finalmente emancipato. Il suo è il segreto che ai suoi occhi giustifica il dover mettere una barriera omertosa al proprio totale affidamento, puntando a un’intimità più riuscita perché affidata al messaggio intraducibile di una fantasia amorosa sospesa, in grado di portarlo via, ogni giorno più lontano, confondendo le storie del sillabario di quand’era bambino…

È il segreto della comunicazione interrotta all’apparire di una fascinazione terribile, da cui la fuga verso un modello diverso meno seduttivo, oppure della cocente delusione per la precoce perdita del paradiso.

È il segreto della sfida al polo paterno della triangolazione edipica, supportata dalla femmina barbara e dal suo ermetico verbo, per contestare e negare padri avvertiti come minacciosi o diafani esponenti di un sistema culturale e affettivo giammai condiviso, se non appunto per il solo stesso linguaggio.

Paradossalmente nel segreto del non affidamento completo all’altro, il maschio si arrende, pensandosi forte e guardingo, a una spoliazione abbandonica al diverso: egli lo sceglie ‘molto’ diverso, a cominciare dalla sua grammatica, per consegnarli il bene preziosissimo del suo intraducibile messaggio d’amore.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore