lunedì, Novembre 11

‘Intervento Antitrust legittimo. Con il diritto d’autore inizia nuovo percorso’

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La cronaca italiana torna a parlare di diritto d’autore nell’ ‘eterna disputa’ che ormai coinvolge la monopolista Siae e la giovane concorrente Soundreef. Dopo la direttiva Barnier, emanata dalla Comunità Europea, anche in Italia si è percepito il bisogno di ‘armonizzazione’ in termini di disciplina del diritto d’autore, scatenando una lunga disputa tra i sostenitori del monopolio e i favorevoli all’apertura di un regime di mercato concorrenziale.

Questa volta ad intervenire direttamente è stata l’Autorità Antitrust che ha aperto un’istruttoria nei confronti della Società autori ed editori per accertare eventuali condotte abusive ai sensi dell’art. 102 TFUE nel settore della gestione e intermediazione dei diritti d’autore.

L’Authority ha dichiarato di aver avviato il provvedimento a seguito di «segnalazioni di alcune imprese che offrono in Italia servizi innovativi alternativi a quelli del monopolista nazionale, al fine di verificare se le condotte di Siae abbiano l’effetto di escludere ogni concorrenza dai mercati oggetto di indagine, ostacolando le attività degli operatori nuovi entranti e riducendo così anche la libertà degli stessi autori ed editori di scegliere a quale collecting associarsi o richiedere servizi, anche solo di carattere ‘accessorio’ a quelli di intermediazione del copyright». Anche Assomusica, associazione di organizzatori di concerti di musica dal vivo, è finita ‘sotto il mirino’ della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato con lo scopo di verificare se abbia condotto una intesa restrittiva della concorrenza.

Abbiamo cercato di far chiarezza rivolgendoci ad Italo Mastrolia, avvocato esperto nel settore civile, amministrativo e tributario, con particolare attenzione alle proprietà intellettuali. Partendo dagli effetti della direttiva Barnier, abbiamo tentato di fare il punto della situazione sulla attuale normativa italiana in riferimento al diritto d’autore e di spiegare per quale motivo sono state attivate nuove indagini negli uffici della Società autori ed editori.

 

Avvocato Mastrolia, procediamo con ordine. Cosa è la direttiva Barnier e che effetto si prevedeva producesse all’interno della Comunità Europea?

Intanto ritengo opportuno definire una direttiva in quanto strumento flessibile utilizzato dalla Comunità Europea per cercare di armonizzare le leggi nel territorio nazionale. Quindi l’Unione Europea chiede ai singoli Paesi, attraverso le direttive, di raggiungere determinati risultati lasciandoli però liberi di sceglierne le modalità. Nella fattispecie, la direttiva Barnier fissava appunto dei principi di armonizzazione del sistema attraverso i quali i titolari dei diritti d’autore e dei diritti connessi potessero ritenersi liberi di affidare la gestione degli stessi a delle Società di Gestione Indipendenti, cioè diversi dagli organismi di Gestione Collettiva. L’idea della Commissione Europea prendeva atto di questa crescente esigenza sempre più transnazionale di tutelare le opere creative e prendeva anche atto della distanza che questa differenza, a volte molto marcata, creava tra le normative locali. Attraverso la direttiva, secondo una mia opinione che sotto un certo punto di vista potremmo ritenere abbastanza oggettiva e inconfutabile, l’UE ha inteso di dettare una disciplina di indirizzo, sempre per agevolare l’introduzione del principio della libera concorrenza che come sappiamo è molto forte all’interno della Comunità Europea. Per concludere, la direttiva Barnier è un provvedimento che prende atto della necessità di armonizzare e uniformare, prende atto della differenza notevole che c’è tra le varie normative e sollecita una disciplina sempre più orientata all’ omogeneità della normativa sul diritto d’autore che ormai valica tranquillamente i confini nazionali.

Quali sono al momento le norme che regolano il diritto d’autore in Italia? C’è stato un cambiamento concreto in seguito alla direttiva?

In Italia in questo momento rimane salda la legge n.633 del 1941 che regola il diritto d’autore. Questa norma ha subito nel tempo una serie di integrazioni che sarebbe troppo complesso esplicitare, rimane comunque intanto il ceppo centrale su cui è stata costruita. Nel corso degli anni, anche e soprattutto in vista delle innovazioni tecnologiche, questa legge è stata adeguata ma in termini di principi per il nostro ordinamento questi rimangono fedeli alla normativa de ’41. Per quanto riguarda invece il recepimento della direttiva Barnier parliamo di provvedimenti molto recenti. La normativa che introduce il recepimento è il decreto legislativo n. 35 del 2017, emanato alla fine di Marzo ed entrato in vigore l’11 Aprile: con questo decreto vediamo l’Italia, in quanto Paese membro della Comunità Europea, prendere atto della direttiva. Lo fa ovviamente conservando quella autonomia legislativa che le consente, come la direttiva stessa prevedeva, di conservare il monopolio della Siae.

In che senso possiamo parlare di monopolio sul diritto d’autore?

La legge 633 del ’41 di cui abbiamo parlato prima riserva, nell’ambito dell’articolo 180, in esclusiva l’attività di intermediario per l’esercizio del diritto d’autore alla Siae. Questo principio è e rimane un principio cardine della normativa vigente che non viene intaccato dal decreto entrato in vigore poche settimane fa.

Dunque quale cambiamento è stato introdotto con il decreto n. 35?

Arriviamo a questo punto cercando di rispondere alla domanda che veniva posta già molto prima di questo decreto, ovvero il monopolio Siae permane o non permane? Iniziamo dicendo che il decreto legislativo n.35 del marzo 2017 non ha valore abrogativo nei confronti della legge n.41 e quindi fa salvo il principio in riferimento all’ intermediazione del diritto d’autore e quindi include sicuramente, anche se poi ci sarà un regolamento attuativo, la ‘salvezza’ di questo monopolio. Ora, cosa cambia? A mio avviso stiamo assistendo a quanto accaduto qualche anno fa per ciò che riguardava la gestione dei diritti connessi, ovvero un contrasto tra l’interpretazione di rigore da parte della legislazione italiana e quella legata ai principi più liberali, di apertura e concorrenzialità dell’Unione Europea. Questo portò all’apertura che consentì di abbattere completamente il monopolio sostanziale della Scf, la Società Consortile Fonografici, ed aprire ad altri organismi di gestione dei diritti connessi al diritto d’autore, ovvero quelle indennità rivolte alla fissazione di brani musicali su supporti. In quell’ occasione, grazie anche all’ intervento e alla pressione della Comunità Europea, l’Italia ha dovuto ‘cedere’ all’ armonizzazione secondo i principi europei. Allo stesso modo, con il recentissimo decreto legislativo, l’Italia si avvia in questo percorso di apertura. Niente, per ora, fa intravedere tuttavia l’intenzione di equiparare la Siae ad altri organismi. Si iniziano però a fissare i requisiti che devono avere questi organismi di gestione collettiva diversi dalla Siae. Si tratta di un primo passo che implicitamente si limita a riconoscere che ci potranno essere organismi che si occuperanno di amministrazione e gestione dei diritti connessi al diritto d’autore, quindi riconosce che il regime di concorrenza sussiste ma lo riconosce limitatamente in materia di diritti connessi e non di diritto d’autore. Quindi, in attesa della normativa di attuazione, possiamo sintetizzare dicendo che con questo decreto viene confermato il monopolio per quanto concerne il diritto d’autore alla Siae mentre viene confermato espressamente il regime di concorrenza per i diritti connessi. Sembrerebbe dunque che con questa normativa, almeno a livello sostanziale, non sia cambiato molto rispetto alla legge 663 del ’41.

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