martedì, Luglio 23

INSTEX per lavorare con l’Iran aggirando Washington Francia, Germania, Gran Bretagna hanno creato un canale di pagamento europeo per le transazioni con l’Iran che permette di evitare l’utilizzo del sistema bancario americano e del dollaro

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«L’Iran accoglie con favore l’INSTEX», un primo passo avanti «nell’attuazione degli impegni del maggio 2018 per salvare JCPOA», aggiungendo di essere «pronti per un impegno costruttivo con l’Europa su un piano di parità e con rispetto reciproco», così Mohammad Javad Zarif, Ministro degli Affari Esteri dell’Iran ha commentato oggi la creazione, annunciata ieri, di INSTEX da parte di Francia, Germania, Gran Bretagna.

INSTEX è uno speciale meccanismo finanziario, un canale di pagamento europeo per le transazioni con l’Iran per facilitare gli scambi e aggirare le sanzioni statunitensi, evitando l’utilizzo del sistema bancario americano e il dollaro. La speranza, sottolinea il ‘New York Times’, è che le aziende europee si sentano sicuri di poter fare affari con l’Iran senza essere soggetti alle sanzioni.

INSTEX (strumento in supporto degli scambi commerciali), avrà sede a Parigi e sarà gestito da un banchiere tedesco, mentre il Regno Unito dirigerà il consiglio di sorveglianza. Il canale di pagamento consentirebbe ai Paesi europei di continuare gli scambi con l’Iran senza incorrere nelle sanzioni statunitensi.

Il canale sarà utilizzato inizialmente solo per vendere cibo, medicine e dispositivi medici in Iran. Tuttavia, sarà possibile espanderlo in futuroL’annuncio di ieri è arrivato dopo che la portavoce della politica estera e di sicurezza della UE, Maja Kocijancic, aveva annunciato che il lavoro finalizzato alla creazione della società veicolo (SPV) è già entrato nella sua fase finale«INSTEX SAS (strumento per il sostegno agli scambi commerciali), un veicolo speciale per facilitare transazioni commerciali legittime tra gli attori economici europei e l’Iran», si legge nella dichiarazione.

Nella dichiarazione si ribadisce che gli sforzi dei tre Paesi per salvaguardare le relazioni economiche con l’Iran «sono condizionati dalla piena attuazione da parte dell’Iran dei suoi obblighi nel settore nucleare, compresa la piena cooperazione e tempestiva con l’AIEA. INSTEX sosterrà transazioni commerciali europee legittime con l’Iran, concentrandosi inizialmente sui settori più critici per la popolazione iraniana, come prodotti farmaceutici, dispositivi medici e prodotti agroalimentari. L’obiettivo a lungo termine di INSTEX è di aprire agli operatori economici di Paesi terzi disposti a commerciare con l’Iran».

L’implementazione operativa di INSTEX seguirà un approccio progressivo: «Il gruppo E3, con INSTEX, continuerà a lavorare su dettagli concreti e operativi per definire le procedure operative dell’entità; Il gruppo E3 lavorerà anche con l’Iran per creare un’entità corrispondente efficiente e trasparente necessaria per rendere operativo INSTEX; INSTEX opererà secondo i più rigidi standard internazionali nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo». Il Gruppo E3 sottolinea la sua «determinazione a continuare l’espansione di INSTEX nei Paesi europei interessati».

La reazione americana è stata decisamente ‘nervosa’, il Presidente Donald Trump è indispettito, e in una nota il Dipartimento di Stato Usa ha  fatto sapere che l’iniziativa «non inciderà» sulla campagna di pressione economica lanciata da Washington contro Teheran, dopo l’annuncio del ritiro dall’accordo sul nucleare iraniano fatto lo scorso 8 maggio dal Presidente Trump. «I funzionari americani hanno cercato di dissuadere gli europei dall’istituire la compagnia e allo stesso tempo hanno preso in giro l’idea, sostenendo che avrebbe prodotto pochi scambi commerciali», sostiene il quotidiano americano.

Dall’Istituto di studi orientali dell‘Accademia delle scienze russa, l’analista Vladimir Sazhin, ha affermato che l‘Europa potrebbe usare INSTEX in futuro come strumento di pressione sull’Iran. «Allo stesso tempo, l’Europa lavora perché l’Iran possa essere indipendente economicamente  dagli Stati Uniti Così, INSTEX è, prima di tutto, un esperimento», se riuscirà sarà ampliato  al resto della UE, come, per altro, apertamente dichiarato dai 3 fondatori.

Secondo Sazhin, la risposta aggressiva di Washington all’introduzione di INSTEX è possibile. «Se Trump decide, la pressione economica su molte strutture dell’UE è del tutto possibile, prima di tutto, su Gran Bretagna, Germania e Francia».
L’Europa, si sottolinea da parte russa, lavora per proteggere i propri interessi, non per mettere a rischio quelli americani o fare dispetti a Trump, e, per altro, l’Iran è solo uno degli argomenti su cui l’Europa e gli Stati Uniti hanno degli interessi conflittuali. E, sottolinea il ‘New York Times’, vogliono «incoraggiare l’Iran a mantenere il rispetto dell’accordo soprattutto perché temono che la rapida ricerca di un’arma nucleare da parte di una sfrenata Teheran possa portare a una guerra tra l’Iran da una parte e Israele e gli Stati Uniti dall’altra».
L’autorevole quotidiano americano sottolinea che «Funzionari europei dicono che sono anche turbati dall’uso da parte di Washington delle sanzioni extraterritoriali che colpiscono i Paesi europei».

L’istituzione dell’Instex è «un passo che chiarisce come l’Europa stia andando per la sua strada in modo determinato e unito» nella gestione dei rapporti con Teheran, «è una dimostrazione pratica e chiara che restiamo fermamente impegnati» nell’accordo con l’Iran «finché l’Iran continuerà a implementarlo pienamente». Così il Ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, parlando ai giornalisti al termine di un incontro con gli omologhi di Francia e Regno Unito, a margine della riunione informale dei Ministri degli Esteri dei Paesi dell’Ue in Romania.

Secondo il quotidiano americano, Instex è stato originariamente concepito come un modo per l’Iran di scambiare le esportazioni di gas e petrolio in cambio di beni europei. «Ma dato che la maggior parte delle grandi aziende ha attività significative negli Stati Uniti, molto poche – se ce ne sono – probabilmente utilizzeranno il meccanismo di negoziazione per timore di incorrere nell’ira di Washington». Diverso il discorso per le piccole aziende, che invece potrebbero trovare conveniente l’utilizzo del sistema in quando non hanno attività negli USA.
Il quotidiano ha interpellato sull’argomento Doug Davison, un esperto di sanzioni dello studio legale Linklaters, il quale ha affermato che «due importanti domande aperte e interdipendenti: se un tale processo attirerà utenti, e quindi avrà il potenziale per essere efficace, e se gli Stati Uniti prenderà provvedimenti in risposta» e secondo l’esperto è possibile che gli USA decidano di far pagare all’Europa un costo per questa decisione.

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