martedì, Marzo 19

Insieme a Greta, alla ricerca dell’amore perduto Il ‘Venerdì per il futuro’ di Greta Thunberg porta in piazza oggi milioni di ragazzi per ‘darci un futuro’: è iniziata l’inversione di marcia dalla ‘cultura del disprezzo’ teorizzata da Arthur Brooks, all’amore?

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Oggi, trascinati da quel miracolo di intelligenza e amore -che forse non ci meritiamo- di nome Greta Thunberg, il ‘Fridays for Future’, in oltre 100 Nazioni del mondo, porta in piazza milioni di ragazzi a chiedere di dare un futuro alla Terra.
Mi limito a una suggestione che auspico sia un ‘segno’. In questi ultimi anni il venerdì ha segnato l’appuntamento con i massacri dell’odio firmato ISIS, nelle ultime settimane il venerdì è diventato il ‘Venerdì per il futuro’, per, dico io, ‘darci un futuro’. Questo venerdì -offuscato dall’odio in Nuova Zelanda e dall’ennesimo attacco israeliano al popolo palestinese- è apicale nel percorso alla ricerca dell’amore perduto.

Questa settimana è uscito, negli Stati Uniti, ‘Love Your Enemies’, a firma di Arthur Brooks, Presidente del think tank conservatore American Enterprise Institute. Un libro che parla di amore, o meglio deltutti contro tutti’ che caratterizza la fase storica che stiamo vivendo, dimostrando come questotutti contro tuttisia tossico per la società, dunque per il futuro, e prima ancora per ciascuno di noi, sia psicologicamente che fisicamente.

L’America, sostiene Arthur Brooks, ha sviluppato una ‘cultura del disprezzo’, il disprezzo di ciascuno nei confronti di tutti quelli che la pensano diversamente. Un ‘outrage industrial complex che prospera mettendo l’americano contro l’americano. Milioni di persone organizzano le loro ‘vite sociali’ e curano la loro dieta di notizie e informazioni per evitare di ascoltare punti di vista diversi dai loro. Politici divisi e sprezzanti dell’avversario, gente urlante in tv e sui social.

Quelli che non sono d’accordo con un altro sono considerati ‘nemici’. Su internet le persone si attaccano a vicenda, complice l’anonimato. Questo stato di conflitto costante è una fonte di stress e infelicità per milioni di persone, e conduce a una società inconcludente, inefficiente.

Arthur Brooks parla degli Stati Uniti, ma è molto difficile non vedere che quanto accade negli States è esattamente quello che sta accadendo anche in Europa, e in particolare in Italia.

Si prenda la Brexit: in questo ‘fatto’ che sta sconvolgendo il sogno di unità del vecchio continente, a ben guardare, più che rabbia e odio -c’è anche quello- c’è disprezzo. I rigurgiti nazionalisti, sovranisti, antisemiti, fascisti -usiamo pure questa parola- che stanno investendo negli ultimi anni l’Europa intera, dalla Francia -dai gilets jaunes all’antisemitismo che fa fuggire gli ebrei dall’Europa verso Israele- all’Ungheria, alla minaccia di andare in frantumi che pende sulla testa dell’Unione, sono esattamente questo: disprezzo dell’altro.

L’Italia non è stata da meno. Il disprezzo di tutto ciò che è ‘altro’ -per visione del mondo, per idee politiche, per colore della pelle o per credo religioso- si può purtroppo toccare con mano. Siamo diventati cattivi, peggio: la cattiveria -noi lo stiamo denunciando apertamente oramai da mesi- è diventata l’agire politico. Il che, dal punto di vista sociale, si è trasformato in quello che il 31° Rapporto Italia di Eurispes definisce come «una nuova patologia, la ‘qualipatia’, intesa nella accezione negativa, ovvero l’avversione ed il rifiuto per tutto ciò che richiama la qualità. Una patologia che archivia l’essere e santifica l’apparire, che esalta il contenitore a discapito del contenuto, che premia l’appartenenza e mortifica la competenza».

Il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, spiega che: «È caduta la cultura della programmazione. Le grandi questioni che attraversano la vita del Paese sono affrontate con la superficialità e con l’improvvisazione  […] Ogni argomento, anche se di grande rilevanza, viene affidato ad uno spot, uno slogan, un tweet. Il dibattito pubblico risulta immiserito a causa del declino della cultura dell’ascolto, del rispetto dell’altro da sé e dalla mancanza di una idea di comunità e di un senso stesso dello Stato. L’appiattimento del livello dello scambio politico a quello di eloquio da bar e, di più, l’imbarbarimento producono solo volgarità fine a se stesse». Alla fine, tutto ciò è traducibile in cattiveria, ‘cultura del disprezzo’.

La polarizzazione ideologica è a livelli alti come mai visti neanche durante la guerra di secessione, afferma Brooks. Più di nove americani su dieci dicono di essere stanchi di questadivisione’ che impera nel Paese, ma forse continuano ancora a pensare che questa sia la sola ricetta vincente. Brooks dimostra che così non è, anzi, è esattamente l’opposto. Trattare gli altri con disprezzo, dividersi, non è una formula per un successo duraturo.
Combinando ricerca comportamentale all’avanguardia, antica saggezza e l’esperienza decennale alla guida di uno dei più importanti think tank politici americani, l’autore di ‘Love Your Enemies’ offre un nuovo modo di guidare la nostra vita, e dunque la società, basato non sull’attaccare gli altri, ma sul superamento delle divisioni e sulla ‘ricostruzionedelle relazioni personali.

Brooks non invoca la moderazione, l’amore mieloso, il ‘d’amore e d’accordo’, perché il disaccordo è il segreto dell’eccellenza. Non basta la tolleranza, anzi, la tolleranza la considera uno ‘standard irrimediabilmente basso’. I nostri sentimenti verso i nostri ‘nemici’ devono essere irrilevanti, ciò che conta è come scegliamo di agire. La proposta dell’autore è una tabella di marcia per arrivare alla felicità che viene quando scegliamo di amarci l’un l’altro, nonostante le nostre differenze, partendo proprio dalle nostre differenze.

E in questo si fa aiutare niente meno che dal Dalai Lama Tenzin Gyatso, con il quale presenta il libro. Non c’è nulla di sbagliato o intrinsecamente distruttivo nell’avere idee diverse da quelle degli altri, dicono Brooks e il Dalai Lama. Al contrario, il disaccordo è necessario in una società pluralistica per trovare le migliori soluzioni ai problemi. La capacità di non essere d’accordo liberamente è una delle grandi benedizioni della democrazia moderna. La soluzione -e l’opportunità per ciascuno di noi- non sta nel ‘meno disaccordo’, ma nella comprensione del modo appropriato per non essere d’accordo con gli altri, anche quando siamo tentati dal disprezzo e dall’odio.
Esprimere cordialità, gentilezza e generosità, anche in disaccordo, anzi, specialmente quando gli altri mostrano disprezzo o odio, l’amore disarma l’aggressore.


«Cosa succede se non ti senti caloroso, gentile e generoso? Ecco le buone notizie: non importa. Per cominciare, c’è uno spazio in tutti noi tra stimolo e risposta; padroneggiare te stesso significa scegliere la tua risposta agli stimoli. Quando qualcuno ti tratta con disprezzo, non sei obbligato a rispondere come la tua natura umana ti porterebbe a fare; sei un essere umano che può fare scelte consapevoli. Puoi scegliere di comportarti eticamente. Queste scelte etiche migliorano le tue emozioni». La moderna ricerca scientifica lo dimostra: «quando sorridiamo, ci sentiamo più felici. Quando esprimiamo gratitudine, ci sentiamo più grati. Quando mostriamo amore, ci sentiamo più amorevoli».


E allora: Come contribuirebbe a contrastare la cultura del disprezzo? Chi ci deve lavorare per abbatterla? «Ognuno di noi può rompere il ciclo dell’odio, a partire da oggi» nel momento in cui scegliamo di rispondere all’odio con l’amore. Se lo facciamo, «altri seguiranno. Proprio come le persone imitano il cattivo comportamento, imitano un buon comportamento. Potrebbe volerci molto tempo per cambiare la società, ma il cambiamento ci sarà solo dopo il cambiamento dei comportamenti dei singoli».

Brooks e il Dalai Lama volgono lo sguardo al cristianesimo: «Gesù ha insegnato: ‘Ama i tuoi nemici’. Hai il potere di farlo, perché l’amore è un atteggiamento che puoi scegliere. Scegliendolo, scoprirai che la persona che ti sta difronte dopotutto non era tuo nemico».
In effetti, la ricetta di Brooks èl’intelligenzache da secoli propone il cristianesimo, la sua critica alla società moderna come la sua proposta sono esattamente la battaglia che sta conducendo, fin dall’inizio del suo pontificato, Francesco. E, se guardiamo bene è esattamente quanto sta dicendo e chiedendo Greta e il suo popolo.
La ‘guarigione culturaleè iniziata? Di certo oggi è bello scendere in piazza con Greta alla ricerca dell’amore perduto, ma che, forse, si può, con tanta fatica, ritrovare.

 

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