martedì, Luglio 7

Indonesia, panico a Giacarta Nel fine settimana si ridurranno le sanzioni contro l’Iran, smantellato l’impianto di Arak

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L’Indonesia torna ad essere al centro del mirino degli integralisti islamici che questa mattina ha visto la capitale Giacarta avvolta dal panico. Una serie di sette esplosioni si sono avvertite nelle prime ore in centro, nel raggio di 50 metri nel distretto degli uffici, che ospita anche una rappresentanza dell’Onu. Nella zona si trovano anche molti hotel di lusso, ambasciate e uffici. Preso di mira anche il caffè Starbucks dove uno dei 14 assalitori si sarebbe fatto esplodere. Il commando ha seminato il panico in perfetto ‘stile Parigi’: ore di sparatorie si sono susseguite in seguito alle prime esplosioni e il bilancio, ancora provvisorio, è di almeno sei o sette morti, tra cui quattro attentatori e decine di feriti. Tra le vittime anche un olandese gravemente ferito e sottoposto ad operazione chirurgica. Il Paese con il maggior numero di musulmani nel mondo (con l’88% dei suoi 250 milioni di abitanti) ha subito tra il 2000 e il 2009 diversi attacchi da Jemaah Islamiya, considerato il braccio di al-Qaeda nel sud est asiatico.

Gli assalti sono i più gravi in città dagli attacchi a giugno 2009 agli hotel Marriott e Ritz-Carlton, nei quali morirono sette persone, oltre a una cinquantina di feriti, anch’essi riconducibili alla frangente islamista asiatica capace di rimpiazzare il gruppo radicale Darum Islam. La Jemaah Islamiya fu responsabile anche per gli attacchi di Bali nel 2002, nei quali persero al vita 202 persone, in maggioranza turisti. Il Presidente indonesiano Joko Widodo ha condannato gli attacchi di Giacarta: «Lo Stato e la gente non devono avere paura, non soccomberemo di fronte ad un attacco così atroce. Chiedo a tutta la popolazione di mantenere la calma, la situazione è sotto controllo», ha dichiarato rivolgendo le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime.

«Rivolgiamo un sincero cordoglio per le vittime di questo attacco. Noi tutti certamente condanniamo gli attacchi di oggi che hanno procurato terrore tra la popolazione», ha aggiunto Widodo. Il Presidente ha deciso di sospendere la sua breve visita a Cirebon, città della provincia di Giava Occidentale e ha ordinato alle autorità di perseguire ed arrestare gli attentatori. Dopo l’attacco, Singapore e la Malesia hanno innalzato il livello di allerta per minaccia terroristica elevando la sicurezza nei luoghi pubblici e alle frontiere per evitare possibili infiltrazioni di terroristi. Dietro gli attentati, riferisce la polizia indonesiana, c’è Bahrun Naim, un indonesiano che starebbe combattendo con l’Isis in Siria. L’agenzia stampa ‘Aamaaq’, legata allo Stato Islamico ha reso noto che sarebbero stati combattenti dell’Isis ad eseguire gli attacchi, quattro sospetti attentatori sono stati arrestati, altri sarebbero in fuga.

La tensione resta alta anche in Europa in seguito all’attentato che ha ucciso 10 turisti tedeschi in piazza Sultanahmet, ad Istanbul. La polizia turca ha infatti arrestato una persona in mattina a e altre quattro nel pomeriggio. Sarebbero tutti coinvolti con l’attentato di 2 giorni fa a differenza dei 3 cittadini russi fermati stamattina nella provincia settentrionale turca di Antalya. Il motivo del fermo non è ancora chiaro, ma le autorità pensano possano avere dei legami con l’Isis. Tra Turchia e Russia la situazione resta ancora tesa. Il Premier turco Ahmet Davutoglu ha intanto informato gli organi di stampa che son iniziate delle operazione aeree per bombardare almeno 500 postazioni specifiche dello Stato Islamico in Siria e Iraq.

Almeno 200 jihadisti sono stati uccisi nelle ultime 48 ore da parte delle forze turche che hanno sconfinato con lo scopo di neutralizzare alcuni capi del califfato. «La Turchia continuerà a colpire il Daesh via terra e userà le forze aeree se necessario», ha riferito Davutoglu. Intanto seicento bambini yazidi sarebbero stati rapiti dall’Isis nella provincia irachena di Sinjar. Lo denunciano le autorità curde alla ‘Cnn’ aggiungendo che 200 sarebbero riusciti a scappare. Il macabro obiettivo dei jihadisti sarebbe usare i bambini come kamikaze.

L’agenzia mauritana ‘al-Akhbar’ ha diffuso quest’oggi un video messaggio di Abu Yusuf al-Anabi, uno dei leader dell’Aqmi, il ramo nordafricano di al-Qaida. Secondo il miliziano la Libia, in seguito agli accordi di Shkirat «si è venduta agli stranieri» e l’Italia ha occupato il Paese. Sarebbe proprio la penisola italiana al centro del mirino delle minacce contenute nel video. Nelle riprese, di poco più di una ventina di minuti, spedite all’agenzia mauritana si avvertono gli «invasori» italiani che «dovranno pentirsi» e saranno presto «umiliati e sottomessi». Anabi figura da settembre nella lista stilata dagli Stati Uniti dei terroristi più ricercati al mondo.

Mentre il portavoce dell’agenzia atomica iraniana informa che la repubblica islamica ha rimosso il nucleo del reattore di acqua pesante dell’impianto di Arak – precisando che si tratta di una decisione sulla base dell’accordo con i Paesi del 5+1 sul nucleare di Teheran – prendono il via le operazioni per l’implementation day dell’intesa di Vienna, a cui seguirà la revoca delle sanzioni e previsto per sabato o domenica. Il Segretario di Stato Usa, John Kerry già due giorni fa aveva annunciato che il giorno in cui «l’Iran avrebbe dimostrato di aver ridimensionato in modo sufficiente il suo programma nucleare avrebbero potuto iniziare a ricevere un sollievo sulle sanzioni ». «Come d’accordo, l’Iran è ormai sulla buona strada per lo smantellamento di elementi critici dei suoi impianti nucleari», ha aggiunto Kerry spiegando che l’attuazione dell’accordo sul nucleare sarà una delle priorità della politica estera degli Stati Uniti nel prossimo anno.

 

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