giovedì, Dicembre 12

Indonesia, olio di palma e deforestazioni: ambientalisti in protesta L’Indonesia ha il terzo patrimonio forestale al Mondo ma per l’olio di palma si disbosca e si sottraggono aree verdi a marce forzate

0

Il Ministro per l’Ambiente indonesiano lo scorso 23 Aprile ha seccamente rifiutato di inserire nuovi territori boschivi nel testo che riguarda la moratoria in materia di protezione dallo sfruttamento boschivo cambiandone la connotazione ufficiale da “foreste di carattere secondario” a “foreste di carattere primario”. Questo atto era stato chiesto a viva voce dagli ambientalisti indonesiani, i quali sono in protesta da tempo chiedendo altresì la iscrizione di quelle foreste “secondarie” nella moratoria governativa annunciata a Maggio 2011. In quell’anno, infatti, avvenne la prima introduzione di una moratoria in tal senso, volta a preservare il patrimonio boschivo indonesiano, il terzo al mondo per ricchezza ed estensione. Si tenga conto che qui si tratta della Nazione che oltretutto primeggia per la produzione di olio di palma a livello mondiale. La moratoria, in verità, è stata poi confermata tre volte –nel Tempo- ed è sempre stata salutata come una forma vitale di intervento in difesa dell’Ambiente e per la riduzione di emissioni che conducono all’effetto serra.

Gruppi di ambientalisti quali Greenpeace e World Resources Institute hanno da tempo sollecitato il Governo centrale indonesiano a prendere seri provvedimenti per rafforzare ed estendere la inclusione delle cosiddette foreste secondarie nella moratoria, aree che sono state trattate e messe in sicurezza ma il cui patrimonio boschivo è stato nuovamente stato sottoposto a spoliazione. La Ministra per l’Ambiente e le Foreste, Siti Nurbaya Bakar ha riferito alla Thomson Reuters Foundation che l’estensione della moratoria anche alle foreste secondarie potrebbe danneggiare gli scopi prefissati a livello governativo in materia di sviluppo economico. Si riproduce, quindi, il mai risolto quesito relativo allo sfruttamento di risorse del proprio Paese a favore delle esigenze economiche della Nazione piuttosto che adottare politiche di medio-lungo periodo per la difesa delle stesse risorse naturali sia a fini di miglior sfruttamento delle stesse in modo meno impattante sia per creare un patrimonio di risorse naturali che possono essere meglio gestite nel futuro. In tal proposito la Ministra ha chiarito il proprio punto di vista: «Dobbiamo riflettere sul fatto che l’Indonesia ha una così vasta popolazione e siamo ancora da considerare una Nazione in via di sviluppo». Nelle sue parole, rivolte ai media, si chiarisce ulteriormente che il Governo centrale indonesiano ha posto come priorità di fissare quali siano le terre che possono essere autorizzate ufficialmente a fini di sviluppo mentre una eventuale designazione delle aree considerabili foreste secondarie può essere atto di governo successivo nel tempo. Motivo per il quale, a suo parere: «Le foreste secondarie sono una priorità secondaria».
L’Indonesia è la sede della terza area boschiva al mondo con le sue foreste tropicali. L’Indonesia è anche il più grande produttore mondiale di olio di palma. Gli ambientalisti sono un po’ tutti uniti nel criticare aspramente il Governo indonesiano a causa della deforestazione o per la sottrazione di terreni facenti parte di aree boschive da destinare a coltivazione.

La moratoria del 2011 era parte del programma di un miliardo di Dollari USA fissato col Governo della Norvegia per sostenere l’Indonesia per la riduzione della sottrazione di aree boschive per destinarle alle coltivazioni agricole. Dal Novembre 2016 la moratoria ha coperto un’area di più di 66 milioni di ettari. Ma la deforestazione e gli incendi boschivi continuano ad erodere notevoli parti del Paese mentre –al contempo- sono state variamente segnalate continue revisioni delle moratorie dovute a processi decisionali poco trasparenti, almeno stando a quanto sostengono le varie associazioni ed organismi ambientalisti oggi scesi sul piede in di guerra e in forte protesta contro il Governo centrale indonesiano. Gli stessi movimenti ambientalisti sostengono che la esclusione delle aree secondarie dal loro inserimento nella moratoria corrente e certe irregolari modifiche alla legge di settore hanno ostacolato il progresso e lo sviluppo della moratoria stessa.

Che l’impoverimento delle aree verdi in Indonesia sia un processo pericolosamente in sviluppo è fatto segnalato anche dal laboratorio Global Land and Discovery (GLAD) presso l’Università del Maryland. Secondo quest’Istituto dopo aver raggiunto un picco nella deforestazione nel 2012 con 928.000 ettari di copertura boschiva persa, questa è scesa a 500.000 ettari circa nel 2013 prima di crescere nel 2014 e 2015 ovvero fino a 796.500 ettari e 735.000 ettari rispettivamente. Nonostante tutto questo, lo scorso anno la Ministra Siti Nurbaya ha chiesto una moratoria permanente per definire nuove licenze a fini di utilizzo della terra designata previamente come foresta primaria e torbiere.

L’Indonesia, quindi, diventa esemplificativa dello stato delle cose circa l’impoverimento delle risorse boschive in buona parte d’Asia e non solo nell’area ASEAN. In questo caso fa specie per la estensione delle aree indonesiane ma il fenomeno spesso viene inteso, nel Continente Asiatico più in generale, come una visione pragmatica circa lo stato delle cose: tutto o quasi è concesso a fini di commercializzazione dell’olio di palma, così richiesto a livello mondiale nonostante recenti campagne contro il suo utilizzo e soprattutto l’estrazione, ritenuta una delle cause principali del disboscamento di vaste aree del Pianeta. Ma anche e soprattutto a fini di commercio e sfruttamento delle risorse derivanti dalle aree verdi. Quindi se la sottrazione di aree verdi boschive e forestali significa più terre per coltivare le palme per estrarre olio o per coltivazioni più in generale e –in derivazione- più olio di palma da esportare per lucrare quanto più possibile, il Governo indonesiano sembra affermare che è il calice amaro da bere se si vuole mantenere competitività e primati nelle esportazioni a livello mondiale. E la difesa dell’Ambiente e delle sue risorse vanno a farsi benedire sull’altare del tornaconto nella forma di capitali che giungono in Indonesia un po’ da tutto il Mondo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore