sabato, Ottobre 24

Indonesia e il medio reddito field_506ffb1d3dbe2

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reddito medio Indonesia

Bangkok – Sui media nazionali si discute del fatto che attualmente l’Indonesia corre il rischio di finire nella cosiddetta “trappola del reddito medio”: si tratta di quella trappola che si riscontra quando una economia in crescita ristagna ad un livello di reddito medio e fallisce nel mantenere il suo tasso di crescita verso l’alto e rischia di non passare così, nel novero delle Nazioni con livelli di “reddito elevato”. Il concetto della “trappola del reddito medio” si basa su una constatazione di tipo empirico. Uno studio della Banca Mondiale nel 2011 ha riscontrato che su 101 Nazioni con un cosiddetto reddito medio nel 1960, solo 13 sono successivamente diventate Nazioni con livelli di reddito più elevati nel 2008. Le Nazioni dell’America Latina e del Medio Oriente ne sono esempio più lampante. Molte delle economie di queste due regioni avevano raggiunto livelli di reddito medio diffuso nella propria popolazione già negli Anni Sessanta e tutto sommato son rimaste agli stessi livelli di quei tempi. Per quel che riguarda l’Indonesia, lo stesso studio indica che essa inizialmente è riuscita ad inserirsi nelle Nazioni a medio reddito nel 1996 ma poi ha ceduto a causa della grande crisi economica intervenuta tra il 1997 ed il 1998. L’Indonesia ha impiegato circa sei anni per tornare nel gruppo delle Nazioni a medio reddito quando ha raggiunto uno standard di 3.420 $ pro capite annui. La soglia per essere annoverati tra le Nazioni a medio reddito è di 1.036 $ e la soglia per essere inseriti nel Gruppo delle Nazioni a reddito elevato è di 12.616 $ annui pro capite.

Attenti osservatori delle cose riguardanti l’Indonesia e della sua economia sembrerebbero essere d’accordo nel ritenere che la rete di infrastrutture è la chiave di volta nel sorreggere la Nazione e proteggerla da eventuali ricadute, facendo in modo che permanga perlomeno nel Gruppo delle Nazioni a medio reddito. Un recente studio condotto dal Fondo Monetario Internazionale, infatti, ha rilevato che il rischio più alto, in termini di crescita rallentata o bloccata e d’esposizione alla cosiddetta trappola del reddito medio, risiede nelle infrastrutture dei trasporti.

C’è un modo di dire cinese che così recita: “Se vuoi essere ricco, devi prima costruire strade”. Ed in Indonesia, affermano i critici locali, non si deve andare troppo lontano per verificare che effettivamente la rete delle infrastrutture nazionali è in misere condizioni. Ingorghi stradali, cadute nelle forniture di energia elettrica, accessi alla rete web lenti sono tutti fattori evidenti nel rendere farraginosa l’economia indonesiana o nell’impedire del tutto gli aneliti di crescita economica così come nel dare risposte alle richieste della popolazione. E tutto questo impedisce da lungo tempo all’economia locale di raggiungere il suo più pieno potenziale.

Non mancano, però, anche i risvolti positivi in termini di potenzialità nello sviluppo e per questi motivi gli investimenti nel potenziamento delle infrastrutture sono diventati tema tra i principali dell’agenzia politica e di governo in Indonesia già da alcuni anni. Alla sommità delle infrastrutture da introdurre o potenziare, però, l’Indonesia deve porre anche altri tre settori strategici.

Innanzitutto il sistema finanziario. L’Indonesia, affermano gli studiosi locali, deve prima sviluppare un mercato finanziario che metta in grado i fondi di essere allocati nel modo più efficiente. Questo comprende anche anche altri elementi come sistemi di sicurezza del mercato ai fini del suo più corretto funzionamento, un sistema di pagamenti più snello e libero da vincoli eccessivi ed una cornice generale che assicuri legalità ed una regolamentazione giuridico-legale chiara ed effettiva. Così come accade in tante altre economie a sviluppo avanzato, il sistema finanziario indonesiano è dominato dalle istituzioni bancarie e questo confluisce nel cosiddetto “collo di bottiglia dei fondi”. Le risorse principali delle banche correlate ai fondi sono i depositi a breve termine mentre l’uso più produttivo dei fondi è generalmente nella forma di fondi a lungo termine e in progetti a medio rischio. Gli investitori a lungo termine, come i fondi pensione e i marchi assicurativi devono ancora essere attivamente coinvolti nei mercati del debito nazionale ancor oggi alquanto sottosviluppati. Infatti, se comparato con quelli delle altre economie d’Asia il mercato del debito indonesiano risulta essere acor oggi a livelli di sviluppo appena abbozzato. La capitalizzazione del mercato azionario indonesiano che raggiunge il 40 per cento del PIL nazionale, è stimato certo più in basso rispetto ad altre controparti della regione come la Thailandia (69 per cento), le Filippine (96 per cento) e la Malaysia (144 per cento).

Il secondo settore delle infrastrutture che in Indonesia necessita di interventi è quello delle istituzioni. La sua rilevanza potrebbe non apparire evidente ad un primo sguardo, come potrebbe accadere nel caso delle vittime della strada o nell’impiantare nuove centrali di energia, qualcuno potrebbe anche immaginare si tratti di cose che possono essere posposte o tralasciate del tutto. Ma commetterebbe un errore di non poco conto, affermano gli esperti di cose indonesiane.

Numerosi studi hanno mostrato che sono i problemi istituzionali, più ancora che le restrizioni nelle risorse disponibili, ad essere tra le prime ragioni per i fallimenti nello sviluppo delle economie, compresa quella dell’Indonesia. Le agenzie di investitori e donatori spesso finiscono col ritrovarsi impelagate in una rete di regolamentazioni scarne o povere, un coordinamento scarsamente efficace e conseguentemente si riscontrano disfasìe nelle istituzioni pubbliche nel fornire servizi e nel distribuire i fondi via via acquisiti da varia fonte.

Infine, vi è la questione non secondaria degli investimenti in capitale umano. Una fetta di popolazione istruita e addestrata è un fattore fondamentale della crescita di una Nazione. Vi è una grande produzione teorica che dimostra come alti livelli di investimenti nell’apparato dell’istruzione sono strettamente connessi con indici di prosperità economica altrettanto alti. Una forza lavoro sulla quale si investe solo in quanto è competitiva al ribasso per i livelli dei suoi costi nell’area Sud Est asiatica, non è sinonimo di sviluppo, perché l’economia indonesiana continuerebbe ad avvitari così’ nella trappola del medio reddito. Il sistema scolastico indonesiano è il quarto per grandezza al Mondo ma un recente Programma per la Verifica Internazionale degli Studenti PISA riporta che su 65 Nazioni annoverate, l’Indonesia si posiziona come fanalino di coda.

 

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