martedì, Novembre 12

India: quando la diaspora fa la differenza I 13 milioni di indiani residenti all’estero con diritto di voto sono l’elemento che caratterizza le elezioni indiane; per la gran parte sono pro-Modi, ma l’opposizione cresce

0

Gli indiani votano, lo faranno fino al 19 maggio -la lunga maratona delle elezioni generali, strutturata in sette fasi,  era iniziata lo scorso 11 aprile- e i partiti e i candidati proseguono la campagna elettorale. Lo sfida è tra Bahratiya Janata Party (Bjp) del premier Narendra Modi, in lizza per un secondo mandato, e l’Indian National Congress (Inc) di Rahul Gandhi . Il premier Modi è molto probabile ottenga nuovamente la maggioranza, resta da vedere con quale margine.  Uno dei fattori che ha giocato a suo favore è la diaspora.

Gli indiani nel mondo sono oltre 30 milioni, di questi 13 milioni possono votare, ma soltanto se tornano in patria, non è previsto, infatti, alcun voto postale o comunque da fuori del territorio nazionale indiano. E molti, effettivamente, hanno fatto ritorno per poter esprimere il loro voto, anche a costo di grandi sacrifici economici, ma soprattutto per partecipare alla campagna elettorale e lavorare a fare propaganda per i diversi partiti in corsa.

Che tornino o meno la diaspora indiana nel mondo ha un ruolo molto importante sul risultato elettorale. Secondo molti osservatori, la diaspora è in maggioranza schierata con Modi, soprattutto negli USA e in Gran Bretagna, altri sostengono che non vi è l’adesione massiccia per l’uno o l’altro schieramento. Sia come sia, la diaspora ha una importante voce in capitolo nel voto indiano. Anzi, il ruolo pesante della diaspora è una delle caratteristiche che distinguono le elezioni in India.

Questo ruolo della diaspora nel voto gli studiosi lo fanno risalire al 1975, quando l’allora Primo Ministro Indira Gandhi dichiarò lo stato di emergenza  -sospensione delle libertà, coprifuoco, carcere per gli oppositori politici. In quella situazione, gli attivisti dell’opposizione mobilitarono la diaspora indiana perché, nei diversi Paesi di residenza, gli indiani facessero azioni di pressione su Indira perché ritrasse lo stato di emergenza.
Si strutturò una vera e propria rete internazionale dei nazionalisti indù.  L’analisi di questi fatti è stata di recente presentata in una ricerca dell’Università di Cambridge. «Diversi politici chiave dell’Hindutva negli ultimi decenni sono stati  coinvolti nell’attivismo transnazionale, tra cui Subramanian Swamy e Narendra Modi», spiegano i ricercatori che hanno firmato la ricerca, Edward Anderson e Patrick Clibbens. Per i  nazionalisti indù questa attività è entrata nella loro ‘narrazione’ politico-culturale.
Anche il partito della premier Gandhi organizzò una sua rete all’estero, con vere e proprie campagne pro-emergenza. Nel corso degli anni, queste due reti contrapposte, si sono trasformate in reti di supporto all’una e all’altra forza politica -meglio organizzata e più forte quella dei nazionalisti. E questa strutturazione ha portato a considerare  gli indiani d’oltremare come una vera e propria risorsa politica e geopolitica vitale, sostengono i ricercatori.

Una delle comunità indiane più numerose e influenti politicamente è quella degli Stati Uniti, la quale conta 4 milioni di individui. Una comunità che dopo l’elezione, nel 2014, di Modi si è particolarmente galvanizzata. 22.000 sostenitori si riunirono, allora, a Madison Square Garden, a New York, per celebrare la sua vittoria, una manifestazione costata oltre un milione e mezzo di dollari.
Altro fiume di denaro è stato versato negli anni successivi per sostenere manifestazioni politiche e candidati chiamati a difendere gli interessi indiani in USA.  Si sostiene che la comunità indiana abbia investito circa 10 milioni di dollari nella campagna elettorale 2016 a favore di Hillary Clinton, e poi in occasione dell’ultima tornata elettorale statunitense per l’elezione del Congresso, che vede ora una buona rappresentanza di americani di origine indiana.
Per altro, gli indiani sono il gruppo etnico più ricco e istruito tra le minoranze USA  con un reddito medio quasi il doppio di quello di una famiglia americana media, impiegati in ruoli di vertice, soprattutto nei settori dell’ingegneria, della scienza e dell’arte, per il 51% indù, e per il 65% tendenti a votare per i Democratici.

Modi è diventato una parte della narrativa vincente della diaspora indù, sostiene Ashok Swain, professore all’Università di Uppsala, in Svezia, studioso delle comunità della diaspora. La tradizionale base elettorale del BJP si fonde bene con l’attuale composizione demografica della diaspora indiana, chi vota per il BJP, negli USA, sono indù di classe media, benestanti. E’ naturale che la diaspora in patria si allinei all’ideologia nazionalista di destra, ciò a causa del loro «background professionale nelle tecnologie dell’informazione e nelle scienze informatiche, con quasi nessuna formazione nelle discipline umanistiche», sostiene Sangay Mishra, assistente professore di scienze politiche presso la Drew University.
Il BJP avrebbe spinto perché la diaspora potesse esercitasse tutta la sua influenza nella politica indiana (anche attraverso una legge che permette ai partiti di ricevere più facilmente finanziamenti dall’estero) e non solo in fase di campagna elettorale.  Tra le iniziative assunte in questa direzione, vi è la promessa di Modi di una legge elettorale che preveda il voto per procura, che è stata promossa dal Bjp, approvata nella camera bassa del Parlamento indiano, ma che resta bloccata nella camera alta, dove il partito non ha una maggioranza.

Per questa tornata elettorale, il BJP ha istituito il portale NRI4NaMo.org, una sorta di sportello per raccogliere le offerte degli indiani all’estero di mobilitarsi come volontari della campagna elettorale, tornando in patria per fare campagna per i candidati preferiti del BJP.  Il portale avrebbe ricevuto oltre 6.000 domande di volontariato dalla diaspora indiana.

La Gran Bretagna è l’altro Paese nel quale Modi ha grande seguito, si parla di 10.000 attivisti, 2000 dei quali sarebbero tornati in patria per votare e fare propaganda. Qui si sono impegnati in particolare i giovani dei movimenti indiani studenteschi. Molto lavoro di propaganda e informazione di servizio sul terreno, e molti ritorni in patria per lavorare nella propaganda e ovviamente votare. Secondo la National Indian Students Union (NISU), gli studenti indiani e i giovani professionisti  considerano questa elezione fondamentale per la democrazia. Le loro richieste si appuntano sulla possibilità di ottenere la doppia cittadinanza, avere una rappresentanza nel Parlamento indiano e il diritto di voto in loco con meccanismi  (voto elettronico, voto per delega, ecc…) che non costringano a tornare in patria per potervi partecipare. Altresì hanno interesse a partecipare al dibattito sulle tematiche di politica interna indiana. In Gran Bretagna è molto sentito il problema del dover tornare in patria per votare, si rileva che un numero ristretto di soggetti se lo può permettere. Negli ultimi 20 anni, sottolineano gli osservatori inglesi, il Governo indiano e i gruppi politici di destra indiani hanno fatto molto in termini di corteggiamento della diaspora indiana nel Regno Unito, in particolare della diaspora indù.

L’Indian National Congress, invece, ha lavorato per ampliare la sua rete presso la diaspora di base nei Paesi del Golfo  -dove ha la sua roccaforte. Secondo gli osservatori, la prestanza di questo partito presso le comunità all’estero è sicuramente molto meno forte e meno organizzata. E questa situazione è stata di fatto una scelta del partito, che fin dal Governo di Jawaharlal Nehru, quando venne decisa quella che è stata definita come la politica di ‘dissociazione attivadella diaspora dalla politica indiana, disimpegno dovuto alla considerazione circa il radicamento delle comunità nei Paesi ospiti, e dunque la loro vicinanza agli interessi di questi Paesi. La situazione si modificò un po’ nella fase politica guidata da Rajiv Gandhi, negli anni ’90, ma anche allora il partito del Congresso continuava essere freddo sul coinvolgimento della diaspora nella politica indiana.

La ferrea organizzazione della rete della diaspora del BJP risiede nella sua storia come partito di opposizione, iniziata, come abbiamo visto, nel 1975, le sue organizzazioni nazionaliste militanti, la Vishwa Hindu Parishad e la Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), si sono infiltrate nella diaspora dagli anni ’70. Modi, che ha ridato fiato alle trombe nazionaliste,  sta raccogliendo i frutti. Il BJP ha storicamente rappresentato l’idea di uno Stato forte, una governance pulita, una Nazione di livello mondiale e negli ultimi decenni una tigre emergente. E’ questa retorica che piace, ‘fa sognare’ gli indiani all’estero. I residenti all’estero con passaporto indiano che sono pro-Modi,  sono per la maggioranza indù di casta superiore che lavorano nel mondo degli affari, appartengono alla classe medio-alta. Quindi il sostengano a Modi è ovvio, considerati i suoi programmi economici.

Secondo alcuni analisti politici come Ashok Swain, il sostegno della diaspora indù a Modi ha portato le altre componenti della diaspora indiana – kashmiri, sikh, dalit, cristiani e musulmani – a diventare più attivi nell’esprimere le loro diverse posizioni politiche. Per esempio, la diaspora Sikh si sta polarizzando tra le fazioni filo-khaliste (una patria sikh indipendente) e anti-Khalistan, e la diaspora del Kashmir si sta unendo contro le politiche di Modi nel Kashmir. In Gran Bretagna in particolare la diaspora ha organizzato proteste contro la politica di Modi nei confronti delle minoranze. Gli anti-Modi stanno acquistando voce e spazi.
Chandni Chawla, presidente della SOAS India Society’s, ha dichiarato: «L’ideologia del BJP e del Rashtriya Swayamsevak Sangh non è limitata ai confini dell’India; hanno fatto una considerevole mobilitazione nel Regno Unito ed è importante avere un’opposizione nella diaspora. La reputazione internazionale significa molto per Modi. Quindi la voce della diaspora diventa molto importante perché modella l’opinione pubblica nei Paesi che visita».  

Il voto a distanza -per procura o secondo altre formule- faciliterebbe la partecipazione diretta della diaspora alla democrazia indiana, rafforzando il suo potere sia in patria che nei Paesi di residenza,  e, come ovvia conseguenza, approfondendo le fratture della comunità all’estero. Anche i partiti locali stanno già corteggiando la diaspora, in attesa del voto a distanza, il che conferma il ruolo ancora più importante che la diaspora potrebbe avere in futuro non più per un solo partito, ma per tutti i partiti indiani.

Oggi quello della diaspora è un ruolo moltiplicatore’, come lo definisce  Amogh Sharma, del dipartimento di sviluppo internazionale dell’Università di Oxford, gli indiani all’estero raccolgono fondi per i partiti politici -fatto molto importante per tutti i partiti-, forniscono servizi e informazioni elettorali alla comunità, soprattutto lavorano nella propaganda, sia nei Paesi di residenza che in India –si trasformano in testimonial, e sono mediamente testimonial molto influenti, considerando che la gran parte di loro ritornano in patria forti di un successo, economico e non solo, ottenuto nel Paese di residenza-, il voto in loco farebbe la differenza nella capacità di incidere politicamente sul Parlamento e sul Governo.
L’‘immenso potere di influenza’ che la diaspora può avere sulla politica indiana è sottolineato da molti osservatori, che per un verso sono certi del ruolo che la diaspora ha nel voto 2019 ma molto di più si attendono per il futuro.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore