domenica, Giugno 16

India, Modi perde terreno Le recenti elezioni assembleari hanno decretato una netta sconfitta del partito di Modi e la risalita dell’INC guidato da Rahul Gandhi, ne parliamo con la ricercatrice IAI Stefania Benaglia

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Nella giornata di ieri, la Commissione Elettorale dell’India, presieduta da Sunil Arora, ha reso noti i risultati definitivi delle elezioni indette, tra il 12 novembre ed il 7 dicembre, per rinnovare la Vidhan Sabha (o Assemblea Legislativa) di cinque dei 29 Stati che costituiscono la Repubblica Indiana.

I dati registrati al termine degli scrutini sono stati sorprendenti: il BJP (Bharatiya Janana Party, Partito del Popolo Indiano), il partito nazionalista indù  al Governo dal 2014, guidato dal Primo Ministro Narendra Modi, non è risultato vincitore in nessuno dei cinque Stati (Chhattisgargh, Madhya Pradesh, Mizoram, Rajasthan, Telengana) in cui sono state svolte le elezioni assembleari statali.

Ma se il BJP ha perso, il vero vincitore di questo turno elettorale è stato l’INC (Indian National Congress), il partito di ispirazione socialdemocratica il cui capo politico è Rahul Gandhi.

Per i conservatori indiani, però, non sono tanto le sconfitte in Mizoram e Telengana a fare rumore – dove i partiti regionali,  rispettivamente il MNF (Mizo National Front) con il 65% dei consensi e il TRS (Telengana Rashtra Samithi) con il 73,9%, hanno conseguito un’ampia vittoria, in linea col passato – ma quelle fragorose conseguite nelle grandi regioni centrali del Chhattisgargh e del Madhya Pradesh e in quella nord-occidentale del Rajasthan.

Negli Stati del Chhattisgargh e del Madhya Pradesh, infatti, il BJP è riuscito a governare per 15 anni, portando a termine tre mandati consecutivamente, mentre in Rajasthan, nelle elezioni assembleari del 2013, aveva scalzato l’INC ottenendo il 45,2% dei voti.

Secondo gli ultimi esiti elettorali, però, la situazione si è completamente ribaltata: in Chhattisgargh, l’INC ha raggiunto il 75,6% dei consensi, mentre il BJP si è fermato al 16,7%; in Rajasthan, INC al Governo con il 49,5% e il BJP all’opposizione con il 36,5%; più equilibrata, invece, la disputa elettorale in Madhya Pradesh, dove il partito del Congresso Nazionale Indiano ha vinto col 49,6%, tallonato fino all’ultimo dalla fazione conservatrice che si è attestata al 47,4%.

Un verdetto inequivocabile, dunque, che segna la più grande disfatta di Modi da quando è stato eletto premier. Lo stesso Primo Ministro, preso atto della votazione, ha reso pubblico il suo pensiero su Twitter, riconoscendo la sconfitta, «accettiamo il mandato dei popoli con umiltà», non mancando di far notare l’operato del proprio partito negli anni passati, «ringrazio la popolazione del Chhattisgarh, del Madhya Pradesh e del Rajasthan per averci dato l’opportunità di servire questi Stati. I governi del BJP in questi Stati hanno lavorato instancabilmente per il benessere della gente».

Più che una sconfitta di Modi, la leggerei come una vittoria del Congresso”, ci spiega Stefania Benaglia, esperta di questioni indiane e ricercatore associato presso lo IAI (Istituto Affari Internazionali), che abbiamo contattato per analizzare più approfonditamente i risultati di queste elezioni assembleari, “il Congresso, guidato da Rahul Gandhi, figlio di Sonia Gandhi e ultimo esponente della dinastia Nehru-Gandhi, ha dimostrato di avere ancora linfa vitale e di poter essere quindi un valido contendente per le elezioni generali di primavera 2019”.

Rahul Gandhi, infatti, raccogliendo il testimone della madre Sonia, nel dicembre 2017 è stato eletto presidente dellINC – partito uscito a pezzi dalle parlamentari del 2014 dopo aver governato quasi ininterrottamente il Paese dall’indipendenza fino a quel momento – e sta cercando di stringere alleanze anche con partiti regionali, in modo da presentarsi alle prossime elezioni parlamentari, previste tra l’aprile ed il maggio 2019, con un’ampia coalizione e poter sfidare seriamente il BJP.

Dopo la vittoria elettorale, è esplosa la festa dei sostenitori del partito davanti la sede centrale dell’INC a New Delhi. «Offriremo agli Stati una visione e un Governo di cui essere orgogliosi», ha dichiarato Ghandi a margine dei risultati, che poi non ha risparmiato una frecciatina al principale avversario politico «c’è la sensazione tra la gente che le promesse fatte dal Primo Ministro non siano state soddisfatte».

Quanto emerso dalle urne sembrerebbe far segnare una rottura tra Modi ed il popolo indiano, che nel maggio 2014, tra speranze e promesse, lo aveva eretto alla guida del Paese. “Più in generale poi, la vittoria del 2014 è stata straordinaria, di quelle che succedono molto raramente”, puntualizza l’analista dello IAI.

Sanjay Jha, portavoce del partito dell’INC, ha affermato ai microfoni di ‘Al Jazeera’, che l’angoscia degli agricoltori, la mancanza di lavoro che affligge i giovani e le crescenti disuguaglianze nella società, sono stati i temi che hanno segnato queste elezioni. Jha ha dichiarato successivamente che gli attacchi ai Dalit (precedentemente chiamati gli Intoccabili, l’ultima e più oppressa casta indiana) e alle altre minoranze, avvenute sotto i Governi a guida BJP, hanno allontanato gli elettori dal partito di destra.

Narendra Modi ha fatto della crescita economica il punto cruciale del suo programma politico e sta provando ad attrarre investimenti attraverso molte iniziative imprenditoriali. Fiore all’occhiello della sua agenda è il progetto ‘Make in India’, lanciato nel settembre 2014,  per promuovere gli investimenti e l’innovazione in 25 settori.

I proclami, però, non hanno portato agli esiti sperati. Modi, infatti, è stato criticato per non aver incluso i giovani nel mercato del lavoro e non aver conseguito condizioni migliori per gli agricoltori. “Ci si aspettava che quindi Modi, forte di una tale maggioranza, facesse quelle riforme necessarie, e altrimenti difficili da portare avanti in un contesto politico in cui il Governo si compone di più forze politiche”, chiarisce la Benaglia, che ammette come molte di queste riforme però, tanto necessarie, non sono state compiute.

Da qui nasce il malcontento della popolazione che si è tradotto nella recente sconfitta politica. “Il rancore elettorale è per lo più legato a questioni economiche”, dice la Benaglia, che poi specifica in particolare gli agricoltori, fortemente in crisi negli ultimi anni, hanno punito un partito che ‘parla ma non fa’. Oltre 50.000 contadini, provenienti da tutto il Paese, l’1 dicembre scorso, si sono riversati tra le strade di New Delhi per chiedere l’eliminazione dei debiti agricoli e maggiori profitti per i loro prodotti. “L’anno scorso l’India ha perso 9 milioni di posti di lavoro, continua la ricercatrice, “per soddisfare la crescente richiesta di occupazione, data dalla spinta dei giovani che ogni mese entrano nel mondo del lavoro, l’India dovrebbe essere in grado di creare 500.000 posti di lavoro al mese. Al momento, l’economia indiana non è assolutamente in grado di soddisfare questa pressione, che quindi crea grossa insoddisfazione”.

Ma sembra che il BJP stia già correndo ai ripari dopo questa brutta sconfitta. Secondo l’agenzia stampa britannica ‘Reuters’, il Governo di Modi dovrebbe annunciare una rinuncia al rimborso del prestito dal valore di miliardi di dollari per corteggiare gli agricoltori. Sempre ‘Reuters’, è riuscita ad intercettare, Gopal Krishna Agarwal, portavoce del BJP, che ha dichiarato come la sconfitta in Madhya Pradesh, nota per aver moltiplicato la produzione agricola sotto i tre mandati dei conservatori, ha rafforzato la sua consapevolezza sulle azioni che deve compiere il partito. «Finora l’attenzione si è concentrata sui consumatori, come l’importazione di cipolle quando i prezzi sono aumentati», ha detto Agarwal, «ora dobbiamo guardare i produttori, non solo i consumatori».

Se da una parte queste elezioni mostrano una battuta d’arresto per Modi e il BJP, dall’altra confermano la grande tenuta democratica di una Paese enorme come lIndia, coacervo di una miriade di sfumature culturali. Anche questo è uno dei motivi per cui, seppur clamorosa, non si può parlare di sconfitta inaspettata o sorprendente, come conferma la Benaglia, “le elezioni in India sono difficilmente prevedibili. L’elettorato fluttua liberamente, espressione della forza della democrazia indiana, dove le elezioni non possono mai essere previste con certezza”.

Con le elezioni parlamentari alle porte, è impossibile non pensare che questo turno elettorale abbia fatto in qualche modo da barometro per testare gli umori e fare delle previsioni in vista del prossimo anno. “Uno dei dati più importanti da ritenere da queste elezioni, è che, con la vittoria del Congresso, si riapre la corsa per le prossime elezioni generali”, dice la Benaglia, che vede ancora favorito il partito di Modi, “il partito da battere resta il BJP, ma con la vittoria in Rajastan, Madya Pradesh e in Chattisgarh, il Congresso ha dimostrato di essere un valido contendente”.

C’è da capire se, dopo questa sconfitta, il Primo Ministro cambierà qualcosa nel suo programma elettorale o continuerà per la sua strada. “Modi continua la sua campagna fortemente centrata sulla sua persona e basata sull’immagine di un leader diligente, incorruttibile e soprattutto non appartenente alla classe privilegiata”, spiega l’analista. L’obiettivo di Modi, infatti, è “fomentare lo spirito nazionalista e innalzare il ruolo globale dell’India”, e per tali ragioni, secondo la Benaglia, “la campagna elettorale si focalizzerà anche sulle questioni religiose, con la speranza di consolidare la maggioranza Hindu”.

Copiose sono state le critiche verso il BJP, da parte di attivisti e opposizione, che hanno accusato il partito di Modi di condurre una campagna divisiva e permettere che la violenza dei gruppi di estrema destra si propagasse nel Paese, specialmente contro i musulmani. D’altra parte, il BJP, accusa l’INC di essere dominato e sorretto da una dinastia, quella Nehru-Gandhi, che, oltre all’ultimo esponente, ha già espresso altri 5 presidenti del Congresso.

La campagna di Modi e del BJP in generale, precisa la ricercatrice, si basa sull’assunto che l’esperienza percepita, ovvero la realtà che ti viene narrata attraverso i social media, è in grado di sopraffare l’esperienza vissuta. Il principio è lo stesso che da noi, dove si narra però una realtà molto più negativa della reale esperienza vissuta, ma nel caso indiano il senso è l’opposto”, prosegue la Benaglia, che poi spiega come agisce il partito di Modi, il BJP è infatti molto attivo a convincere gli elettori che, da quando è al potere, tutto è migliorato. Si crea quindi una illusione di benessere, che però non viene confermato dai fatti, che il BJP ricollega direttamente al proprio operato.

Sebbene la partita sia ancora lunga ed incerta – con gli analisti tendenti a dare qualche chance in più alla fazione politica rappresentata da Modi – si giocherà su due modi completamente diversi di intendere la società e su come proiettarla nel futuro. “L’anno prossimo più di 875 milioni di elettori si recheranno alle urne” dice la ricercatrice IAI, che conclude così, “quello che ne uscirà sarà fondamentale, specialmente per la minoranza di 170 milioni di musulmani, in un contesto dove il BJP polarizza fortemente la società. Il Congresso, al contrario, proietta l’immagine di un’India che non si focalizza sulle differenze. Si gioca una partita identitaria importante, destinata ad avere forti ripercussioni socio-culturali su tutta la società”.

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