giovedì, Gennaio 23

India: ecco le nuove opportunità al femminile L'India delle donne: imprese sociali ed e-commerce per combattere la povertà

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Ha origine nel 1995 l’Associazione delle donne autonome (SEWA), ovvero, un sindacato tutto al femminile con sede ad Ahmedabad, in India. Lo scopo? La promozione dei diritti delle lavoratrici autonome a basso reddito ed indipendenti ed il miglioramento delle loro condizioni di lavoro e di sostentamento.

La SEWA fu fondata nel 1972, come ramo della Textile Labour Association (TLA), un sindacato creato da Gandhi nel 1918. La sua crescita è stata rapidissima, in corrispondenza del grande cambiamento economico e sociale dell’India. L’associazione oggi conta oltre 2 milioni di donne partecipanti e questi numeri la rendono l’organizzazione di lavoratrici informali più vasta al mondo, nonché la più grande organizzazione no-profit in India.

Questa riunisce le donne che svolgono lavoro ‘autonomo’, cioè, quelle che, non essendo stipendiate formalmente, hanno un reddito minore ed uno stile di vita precario che si traduce in un accesso limitato alla protezione sociale, nella negazione dei diritti base dei lavoratori e nella usuale mancanza di organizzazione e rappresentanza. La SEWA è un’impresa sociale in cui le donne sono assolute protagoniste, proprietarie e membri interni. Soltanto con un’occupazione piena, la donna assicura per la sua famiglia i beni di prima necessità, quali, cibo, assistenza sanitaria, assistenza all’infanzia ed una casa in cui vivere e far crescere i propri figli. Da qui, la necessità di unirsi in un apposito organo capace di fornire, innanzitutto, tutela.

Di queste lavoratrici, molte svolgono occupazioni domestiche o occasionali, altre sono venditrici ambulanti ed altre ancora raccolgono rifiuti. Nell’India urbana, le donne che raccolgono rifiuti sono più degli uomini. Nel 2008, con la crisi mondiale, l’industria del riciclaggio dei rifiuti in India ha subito un forte crollo ed i prezzi dei rottami sono diminuiti di circa la metà. Da quando, poi, le città, tra cui Ahmedabad, hanno deciso di privatizzare la raccolta differenziata porta a porta, le cose sono peggiorate e le entrate di chi era occupato nel campo dei rifiuti sono calate drasticamente. L’associazione SEWA ha deciso, così, di creare un’apposita unità, quella di Gitanjali, per la creazione di prodotti realizzati con i rifiuti riciclati; uno splendido esempio di come un’impresa possa assumere valore sociale e funzionare bene.

L’India ha la più alta percentuale di lavoratori informali nelle economie dell’Asia, l’84% dell’occupazione totale non agricola. Nel quadro di un Paese in via di sviluppo come questo, stanno mostrando di avere un grosso potenziale proprio le imprese sociali, specie quelle collettive. Il lavoro collettivo ed il focus sul lavoratore sono una soluzione alternativa potente per migliorare le opzioni occupazionali per le donne, specie se queste lavorano informalmente ed a bassa retribuzione. E’ così che questo tipo di entità, insieme alle cooperative di donne che si danno aiuto reciproco, sono diventate popolari in India già negli anni50, ma non tutte sono riuscite a trasformare gli obiettivi sociali in iniziative imprenditoriali sostenibili, almeno non subito. Ne sono state esempio la Shri Mahila Griha Udyog Lijjat Papad (Lijjat), un’impresa sociale in cui le donne produttrici di Papad, uno snack salato, sono organizzate come cooperative a scopo di lucro e la stessa SEWA con il progetto Gitanjali.

Uno dei vantaggi di un modello collettivo per donne in condizioni di povertà o di semi povertà, specialmente in ambienti conservatori, è sicuramente la maggiore fiducia in se stesse che le donne ottengono contribuendo al loro ‘empowerment’, oltre che la sensazione di avere maggiore voce, maggiore forza e più potere contrattuale con le autorità e con i datori di lavoro. Uno studio interno alla stessa SEWA del 2015, ha dimostrato che ambienti e garanzie simili sollevano le aspirazioni lavorative delle donne determinando anche un reddito aziendale più alto.

Qualche giorno fa, Arun Kumar Grover, docente alla Panjab University, in occasione della firma di un ‘Memorandum of Understanding’ (MoU) per rafforzare lo sviluppo sociale ed economico delle donne nello stato, ha affermato che il lavoro della SEWA «inizia con i bisogni e le capacità delle donne stesse e si sforza di soddisfare i bisogni che sono stati identificati nei 45 anni di esistenza».

E proprio con questo fine anche Amazon India ha fatto la sua mossa: ha annunciato, infatti, il lancio di ‘Amazon Saheli’, un nuovo programma pionieristico volto a potenziare e consentire alle donne imprenditrici in tutto il Paese di vendere i loro prodotti sul mercato web. Amazon, che tra l’altro è la piattaforma online più visitata in India, ha affermato di voler trasformare il modo in cui il Paese vende e lo vuole fare in collaborazione con organizzazioni importanti che lavorano per incoraggiare l’imprenditorialità femminile. Le tantissime donne imprenditrici associate alle queste organizzazioni partner, tra cui spicca la SEWA, saranno ora in grado di offrire i loro prodotti sulla piattaforma attraverso un negozio apposito, ‘The Saheli Store‘.

Prodotti unici, creati dalle stesse donne: articoli di artigianato, abbigliamento, borse e prodotti per la casa. I vantaggi saranno moltissimi: una logistica di livello mondiale e servizi di adempimento per aiutare le loro attività a crescere. Inoltre, le imprenditrici potranno beneficiare di una serie di ‘plus’ come le tasse di affiliazione sovvenzionate, l’imaging gratuito, la catalogazione, la gestione degli account ed un supporto tecnico dopo il lancio del prodotto. Gopal Pillai, direttore dei servizi di vendita di Amazon India ha dichiarato: «L’e-commerce è un fattore importante per le piccole imprese che offrono enormi opportunità alle donne imprenditrici di beneficiare dell’economia digitale. Siamo lieti di unirci ad organizzazioni partner come SEWA ed ‘Impulse for Social Cause’ che hanno svolto un lavoro straordinario per aiutare le imprenditrici emarginate».

A proposito dell’iniziativa, Reema Nanavati a capo di SEWA, ha dichiarato: «Noi di SEWA crediamo nell’imprenditorialità delle giovani donne tramite l’e-commerce. Con un costo minimo, l’e-commerce ti consente di raggiungere nuovi mercati a livello nazionale e internazionale! Costruisce sicurezza economica, conferisce dignità e rispetto di sé alle giovani imprenditrici. SEWA è felice di collaborare con Amazon – che condivide la stessa visione -, non solo per fornire alle donne imprenditrici l’accesso a milioni di nuovi clienti e diventare economicamente sicure, ma per generare anche opportunità di lavoro per molte altre giovani donne».

E così tante vite stanno cambiando: venditrici di villaggio o raccoglitrici di rifiuti, oggi possono sfamare le proprie famiglie con nuove opportunità. Riciclo di oggetti altrimenti spazzatura e neo imprenditrici online «Questa è la libertà dalla povertà, dalla fame; una vita di dignità».

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