lunedì, Settembre 23

Indecente campagna elettorale sulla pelle di 47 migranti A Davos il Presidente Conte ha teorizzato un’Europa delle piccole patrie, lo Stato-Populismo; per andare avanti, tornare indietro

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Una storia da ‘scherzi a parte’, come diversamente la si può definire? Eppure circola da qualche giorno, e non solo nei social network, che notoriamente sono da prendere con le proverbiali molle; del resto, data la caratura dei protagonisti, la cosa diventa credibilissima. Ci si riferisce alla nomina di Lino Banfi quale rappresentante italiano all’Unesco; una nomina che non cessa di sollevare battute e risate, e crea non pochi imbarazzi all’interno della maggioranza Lega-Cinque Stelle. Nomina che sarebbe il risultato di un clamoroso equivoco. Banfi da tempo collabora con l’Unicef; secondo quanto sostiene la leader di ‘Fratelli d’Italia’ Giorgia Meloni, Luigi Di Maio avrebbe fatto confusione, e mandato Banfi nel postosbagliato’. Incredibile? Ma incredibile è anche sostenere che il generale Augusto Pinochet invece di essere stato il dittatore del Cile abbia oppresso il Venezuela; incredibile che il Ministro Danilo Toninelli abbia dato per realizzato il traforo del Brennero; incredibile che Alessandro Di Battista abbia scritto che «Napoleone combatteva ad Auschwitz»; incredibile che, sempre di Maio, abbia denunciato l’ex parlamentare Luca Boneschi tra i beneficiari di un vitalizio di tremila euro (e Boneschi era deceduto un anno prima); incredibile che il parlamentare grillino Paolo Bernini, nel 2013, abbia potuto sostenere: «In America hanno già iniziato a mettere i microchip all’interno del corpo umano, per registrare, per mettere i soldi, e quindi è un controllo di tutta la popolazione. Sono preoccupato perché le persone non sanno a cosa vanno incontro»; incredibile che il senatore grillino Elio Lannutti, nella foga di pubblicizzare un libro sulle banche, abbia scritto un tweet con questo incipit: «Il Gruppo dei Savi di Sion e Mayer Amschel Rothschild, l’abile fondatore della famosa dinastia che ancora oggi controlla il Sistema Bancario Internazionale, portò alla creazione di un manifesto: I Protocolli dei Savi di Sion». Si è poi difeso dicendo che non è antisemita; e minaccia querela a chiunque continua a parlare del suo tweet. Si potrebbe proseguire a lungo con questa ‘antologia’ che provoca amarissime risate; deprime, avvilisce sapere che di questa grana è fatta la classe politica che ci (s)governa…

Parimenti incredibile che non si denunci come indecente la campagna elettorale in corso sulla pelle di 47 migranti, da giorni a bordo della Sea Watch al largo di Siracusa. Indecente che sia loro impedito di poter sbarcare: indecente che non si riesca a realizzare accordi internazionali con gli altri paesi dell’Unione Europea per condividere l’accoglienza ai migranti; indecente che si sia cercato di impedire a parlamentari della Repubblica di imbarcarsi su un gommone e salire sulla Sea Watch per verificare le condizioni di equipaggio e passeggeri; indecente che si violino in modo clamoroso le norme internazionali e lalegge del mare’ che impongono di aiutare chiunque ne abbia bisogno.

Qualcosa, tuttavia, accade. Lo segnala Alessandra Ghisleri, la sondaggista principe, i cui rilevamenti corrispondono effettivamente al ‘sentire’ dell’opinione pubblica, e non compiacenti strumenti di propaganda come spesso sono le indagini demoscopiche.

Ghisleri ha studiato gli umori dell’elettorato moderato e centrista. Emerge una crescita costante di Forza Italia, indubbiamente dovuta all’annuncio della discesa in campo di Silvio Berlusconi: che nonostante tutto, detiene ancora un personale, spendibile, credito. Forza Italia viene oggi accreditata di un buon 10 per cento. Per la prima volta, al contrario, per la Lega di Matteo Salvini si segnala una battuta d’arresto. I consensi sono ancora alti, presto per dire che al pari dell’altro Matteo (Renzi), è cominciata la parabola discendente. Ma qualche scricchiolio sintomatico lo si avverte. L’inarrestabile marcia verso il 33-35 per cento del Carroccio, viene ora messa in discussione. Ghisleri accredita al partito di Salvini il 30 per cento. Un test è quello del prossimo 10 febbraio, quando si voterà per il rinnovo del consiglio regionale in Abruzzo. Berlusconi e Forza Italia si presentano con il Carroccio di Salvini: è possibile che la coalizione di centro-destra si affermi. Ma al di là di questo saranno interessanti le percentuali.

Ci sono poi i problemi, tanti; e tutti irrisolti. Al vertice di Davos il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fornito un assaggio di quella che considera la ‘ricetta’ del suo Governo: «C’è una parola chiave attorno alla quale abbiamo costruito la nostra visione politica e la nostra attività quotidiana: questa parola è POPOLO». Già in passato, sempre Conte aveva tracciato una sorta di equivalenza tra ‘popolo’ e ‘populismo’. A Davos la conferma: «Per anni gli italiani hanno fatto propri i principi economici fondamentali predicati dal cosiddetto ordine liberal-democratico». Vale a dire: integrazione nel mercato globale, libera circolazione di persone e capitali, disciplina di bilancio. Acqua passata? Fa una certa impressione che lo si dica, lo si teorizzi.
Ancora Conte: gli italiani «hanno creduto che l’euro sarebbe stato in grado di risolvere tutti i loro problemi cronici» (alta inflazione, moneta debole, debito pubblico, ndr). «La realtà si è rivelata molto diversa». Colpa dell’euro, secondo questo ragionamento, se gli italiani hanno dovuto stringere la cinghia, e il debito pubblico è aumentato. In quanto ai principi liberal-democratici ne hanno beneficiato ‘pochi e non molti’. Ecco perché alle ultime elezioni sono state sconfitte «le vecchie élite», e premiati coloro che «suggeriscono strade alternative».
Analisi rozza, intrisa da una superficialità che sconcerta. Ma ancora più sconcertante che sia stata esposta in un consesso come quello di Davos.

Come si può ignorare che l’Italia era oppressa da un colossale debito pubblico quando di euro neppure si parlava? E come si può negare che la bassa produttività del Paese è da imputare a cause ‘interne’, che riguardano il Paese stesso (incertezza del diritto; burocrazia paralizzante; tasse da usura…). Con i numeri, con le cifre, non si può scherzare: la produttività del ‘bel Paese’ tra il 1995 e il 2017 ha oscillato intorno allo 0,4 per cento l’anno (cioè un quarto di quella della Francia e Germania). A Davos lo sanno bene. Sanno bene in tutta Europa lo stato dell’amministrazione pubblica, del sistema giudiziario; del sistema educativo. E’ per questo che le parole del Presidente Conte sono state accolte, a Davos, con un misto di divertimento, preoccupazione, incredulità.

E’ evidente che, Lega da una parte, Movimento 5 Stelle dall’altra, man mano che ci si avvicina alle elezioni, mettono a frutto la lezionedi Umberto Eco, quella di creare unnemico’, al quale addossare la colpa di ogni problema, di ogni fallimento. I nemici indicati, sono Francia, Germania, Unione Europea, immigrati. Non si sa cosa fare per contenere l’evasione fiscale? Colpa di Macron, Merkel, Junker. Il Meridione non cresce? Colpa dell’UE; non si riesce a varare riforme degne di questo nome e si ripiega su reddito di cittadinanza e ‘quota cento’? E’ sempre e comunque colpa e responsabilitàdegli altri’.

Non basta. Il Presidente Conte sillaba: i governi precedenti «hanno accettato una ritirata dello Stato dal suo ruolo di produttore diretto di beni e servizi…Temendo i fallimenti dello Stato, hanno chiesto al popolo di tollerare i fallimenti del mercato». Per questo si è dovuto sopportare «una società peggiore…le due principali misure contenute nella nostra Legge di Bilancio, il Reddito di cittadinanza e la cosiddetta Quota l00, sono le nostre risposte immediate alle urgenze» del Paese. Proprio così. Per andare avanti, tornare indietro. Lo Stato che produce beni e servizi; che nazionalizza imprese e banche in difficoltà. Ecco l’essenza del sovranismo’.

Anche all’asilo sanno che il nazionalismo economico costituisce un ostacolo alla crescita, tutela le debolezze strutturali del Paese dalle sfide competitive; e alla fine, a pagare sono sempre, inevitabilmente i più deboli: chi non può andarsene; mentre quelli che un tempo venivano chiamati ‘poteri forti’ (e più propriamente andrebbero definiti ‘reali’, dal momento che è un controsenso un potere ‘debole’), da sempre ‘emigrano’ dove possono agire e operare meglio.

Insomma, a Davos, il Presidente Conte si è fatto alfiere di una vetusta concezione assistenzialista della società; ha indicato nel mercato il nemico, e teorizzato lo statalismo protettivo e protettore. Un ‘nuovo’ più ‘vecchio’ del ‘vecchio’.

A Davos il Presidente Conte ha teorizzato un’Europa delle piccole patrie. La grande patria europea, gli Stati Uniti d’Europa prefigurati da Luigi Einaudi, Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ignazio Silone, Nicola Chiaromonte… L’unione europea per cui hanno lavorato Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, Maurice Schumann, e Winston Churchill…Ecco, di quella Europa a Davos, non si è parlato; e purtroppo non ne parlano neppure coloro che alle derive populiste e sovraniste dicono di volersi opporre. Questa, la situazione; questi i fatti.

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